Archivio storico dell'arte — 5.1892

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E. RIDOLFI

ò cho il Comune non ebbe un palazzo proprio fino a che disfatta l'Augusta non si portò a ri-
siedere in quello edificato da Castruccio; e le case poi dove abitavano i potestà ed i pretori
furono dal Comune tenute ad affitto fino al secolo xvi.

T pubblici atti si ordinavano dal potestà e dai consoli militari nella canonica di San Michele
fino dal secolo xn, ed a questa si dava il nome di palazzo ; 1 lo che mostra come fosse per
quei tempi sontuosamente edificata, e forse più splendida di ogni altra casa della città. Ma
nella seconda metà del secolo xm si vollero adunare in quella anche i Consigli della Repub-
blica che si convocavano fino allora nella chiesa; nò essendo a ciò la canonica di sufficiente
ampiezza, il Reggimento nel 1277 fece invito al priore e ai canonici di ampliare ed alzare il
palazzo, approntandolo a tal uopo. Ed il priore e il capitolo, assentendo, rivolgevansi ai consoli
della parrocchia ed agli opcrari perchè permettessero loro di costruire una scala, che partendosi
dai gradi della chiesa verso la porta di tramontana formasse al palazzo un accesso più comodo
e bello dalla chiesa stessa. E la concessione fu data con patto che la scala non impedisse l'adito
alla chiesa dalla porticella già detta di tramontana, e che se i Consigli del Comune cessassero
di adunarsi in quel palazzo, dovessero il priore ed i canonici disfare la scala edificata ad ogni
richiesta dei consoli e degli operati. -

Di questo tempo pertanto venne costrutta la grande arcata o cavalcavia aderente alla cro-
ciera della chiesa, il quale, mediante la scala che si apre nella sacrestia, pone ora in comuni-
cazione la chiesa col palazzo del Decano, mentre allora la piccola stanza che ora è sacrestia
era occupata dalla scala alla quale dava accesso una porta (di che sono visibili ancora le tracce)
che aprivasi a lato della porta di tramontana della chiesa. La canonica poi, per l'alzamento e
l'accrescimento datole e forse perchè in quell'occasione se ne rinnovò l'aspetto, prese il nome
di Palazzo nuovo di San Michele;' ma sembra nondimeno che ancor non fosse sufficiente alle adu-
nanze numerosissime cui. era destinato, e il 1297 il Comune di Lucca ne procurava un nuovo
ampliamento con l'acquisto di una casa a quello aderente, pel prezzo di mille fiorini d'oro.

Trovandosi allora troppo angusto lo spazio che rimaneva attorno alla chiesa e al palazzo
pel gran concorso del popolo e dei venditori che ivi convenivano, fu deliberato dal Comune di
farvi grandiosa piazza dai lati di mezzodì e di ponente, atterrando l'ospedale di San Michele
che stava in prossimità del campanile, e comprando, par abbatterle, molte case di cittadini. Esse
furono quelle dei Martini, dei Ricconi, Bulgarini e nepoti, degli Orlandi, degli Agolanti, Sala-
moncelli e consorti, dei fratelli del quondam Giovanni Sanzanime poste nella contrada di San Senzio,
dalla porta di San Frediano. Nò trovando ancor bastevole quell'allargamento, pochi anni appresso,
cioè nel 130(5, vennero comprate altre case pel valore di « mille duecento libbre di denari luc-
chesi di piccioli al corso di piccola moneta », e furono quelle (situate nella medesima contrada
di San Senzio in porta San Pietro) pertinenti a Bartolomeo del quondam Detto Villanuova, a
Taddeo del quondam Donato Villanuova, e a Ciomeo del quondam Simone Yillanuova. Più un
edificio di torre non completo, con casa e anticasa, acquistati da alquanti della casata dei Ro-
sciampeti pel prezzo di libbre mille seicento di denari lucchesi di piccioli. 4 Un terzo aumento

1 Lo prova una carta del 3 aprilo 1201. Pergamena
do1 Servi ad ann. Arch. di Stato in Lucca.

- Lib. decontratti dell'opera di San Michele dal 1258
al VìVÌ, Ardi, della Cancelleria arcivesc. L'accademico
Ciancili non sembra che interpretasse rettamente ristru-
mento di cho si tratta, con attribuire quel lavoro al
Comune di Lucca. Essondo la concessione dei consoli
ed operar! fatta al priore e canonici e ad essi im-
posto le condizioni, ò chiaro che il lavoro fu ese-
guito da essi. Nò il palazzo ampliato o riedificato
si disse del Comune, ma conservò il nome di Canonica
di San Michele, o Palazzo di San Michele. Il Comune
ne pagava al priore e Capitolo l'annuo fitto di L. 1-12,

soldi 4 e denari 6. Nel terreno del palazzo poi erano bot-
teghe e banchi di cambisti (Arch. di Stato in Lucca,
Lib. ili mandatone dell'anno 1336, cominciato in kalen-
das augusti). Anche la dogana del sale si teneva a pi-
gione dall'Opera di San Michele a ragiono di L. 106
e soldi 5 ogni (ì mesi (Lib. mandat. medesimo).

1 Nelle Riformag. del 3 aprile 1294 si legge: « Con-
gregati, ecc..... in palatio novo S. Michaelis in Foro*;

e ai 22 luglio anno detto: « Dittimi in palatio in quo
detinentur Consilia Lue. Coni, quod est Canonice S. Mi'
chaelis in Foro » (Arch. di Stato, Capitoli, n. 1).

1 Arch. di Stato in Lucca, Capitoli, libr. 1.
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