Archivio storico dell'arte — 5.1892

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E. RIDOLFI

non può produrre nessuna maraviglia; poiché, non volendo togliere al culto la chiesa, il lavoro
non potè essere eseguito che nave per nave; e per conseguenza non si sarebbe posto mano al
rialzamento della nave minore suddetta, che dopo compiuto quello della maggiore. Dovuto ces-
sare dal lavorìo, essa rimase nel suo stato primiero.

*

* *

Con tale opera si arrestano i lavori di edificazione della basilica di San Michele in Fero,
non mai ripresi dipoi ; e con questi si chiude il periodo di vera importanza per la storia archi-
tettonica della basilica. I lavori di cui ora toccheremo brevissimamente formano il periodo dei
malintesi restauri ed abbellimenti che incominciarono disgraziatamente nei primi del Cinquecento,
e vennero fino al principio del nostro secolo senza interruzione.

Le chiese che ora si andavano edificando riboccavano di luce, splendevano d'oro, di orna-
menti e di pitture di smaglianti colori, facendo apparire povere e cupe le medioevali con le loro
finestrelle esili, con le brune travature, con le pareti coperte di modesti dipinti. Perduto il sen-
timento religioso che aveva guidato nella costruzione di quegli edifici così atti al raccoglimento
e alla preghiera, non poteva più intendersi la ragione di quel misterioso lume che in essi si era
voluto ; quindi l'aborrimento di quella semplicità e di quella modesta luce all'antica, e l'affannarsi
di ridurre alla moderna più che fosse possibile i vetusti edifici, e il plauso a quegli imbastar-
dimenti. « Questa chiesa (dice Giuseppe Civitali nelle sue istorie) è stata adornata di assai volte
e di altari, e di altre cose redutte alla moderna per consiglio et maestria di Francesco Marti,
orefice eccellente, et non meno giuditioso in opere d'architettura ».

Ci duole di trovar direttore, e forse istigatore dei guasti della nostra basilica, quel Fran-
cesco Marti, amico a Matteo Civitali, orefice davvero eccellente ed anche buon architetto in ciò
che del proprio operò, come il palazzo Cenami in Lucca ; ma i lavori che si compirono in questo
secolo e nel seguente nella basilica di San Michele sono purtroppo quelli stessi che si compie-
rono in quasi tutte le antiche chiese e conseguenza dei principi d'arte che invalsero.

Quanto danaro speso a guastare, che sarebbe stato sufficiente a compiere il grandioso la-
voro lasciato a mezzo nel cadere del secolo xiv e dare perfezione all' edifizio seguitandone il
concetto !

Già si è veduto come quello fosse rimasto; e certo non doveva far bell'effetto all'interno
quella nave di tramontana tanto più bassa di quella di mezzodì. 11 priorato di San Michele era
stato ottenuto in commenda da Silvestro della nobil famiglia lucchese dei Gigli, vescovo vigor-
niense, e il nuovo commendatario, mentre procuravasi splendida residenza nel palazzo che veniva
conceduto ai Cenami di fabbricarsi, con l'opera del Marti, su case e botteghe pertinenti alla
chiesa di San Michele, volgeva l'animo ad abbellire questa; del che dette incarico al Marti
stesso.

Costruire la vòlta sulle tre navi della chiesa, nascondendo gli alzamenti apportati alla nave
di mezzodì ed alla media, e restituire così all'interno la simmetria, oltre al togliere la vista della
intravatura elio allora appariva cosa di somma rozzezza ; chiudere le antiche finestrelle delle navi
minori e della crociera, ed aprire dei grandi finestroni rettangolari, sbranandone i muri per illu-

mento di questa nave, cominciato nel secolo xiv, ma
esser bensì un lavoro di tempi molto posteriori, e che
venendo a piombare sul muro sottoposto non lasciava
luogo alla costruzione della galleria, simile a quella
della nave di mezzodì che avrebbe dovuto decorare

puro questo fianco. È dunque da ritenere senza dub-
biezza, che quella costruzione fosse eseguita nel se-
colo xvi, solo per procurare alla chiesa un magazzino,
e forse quando si fecero le volte.
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