Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 64
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.3
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.8
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0102
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0102
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
04

RECENSIONI

di Cimabue; uno invece è fiammingo, ed è della
metà del secolo xv, e, secondo il Waagen, « è cer-
tamente un disegno molto fino della scuola dei Yan
Eyck »; l'altro è di un artista veronese che visse
intorno al 1430, e che non poteva ancora seguire
la nuova maniera del Pisanello.

Il disegno ascritto a Giotto appartiene a un
maestro fiorentino della fine del secolo xiv. Segue
nell'inventario un artista nominato Roderic Gubbio,
e che è certamente il miniatore Oderisi da Gubbio,
menzionato da Dante nel canto XI del Purgatorio.
Questo pover' uomo è stato calunniato non solo nel
suo vero nome, ma anche nella sua fama d'artista?
giacché, per colmare la misura, gli vien perfino
attribuito un disegno tedesco dell'epoca e della
maniera di Jan Yan Achen, e che forse è della
stessa mano che ha eseguito il disegno rappresen-
tante Artemisia che dirige la costruzione del Mau-
soleo, il quale porta erroneamente il nome di Bai"
dassarre Peruzzi.

In generale i più antichi maestri italiani devono
rassegnarsi ad essere scambiati spesso con i loro
colleghi del Settentrione; per esempio, subito ap-
presso troviamo attribuito a Taddeo Gaddi un di-
segno rappresentante la Morti' di Maria, che invece
ò di un mediocre artista fiammingo, e fu eseguito
fra il 141)0 e il 1500. Uno schizzo con le figure
di San Sebastiano e di San Tommaso (VAquino è
ascritto all'Orcagna; il Ywckhoff invece dimostra
che è uno studio originale di Andrea Previtali per
un suo quadro esistente nella galleria Lochis di
Bergamo.

Una Santa Conversazione non appartiene affatto
a Francesco Traini, come vuole l'inventario del-
l'Albertina; ma invece è probabilmente di uno sco-
laro del Mitelli, cioè di Francesco Quaini da Bolo-
gna (1G01-1680), il cui nome fu scambiato da qualche
antico collezionista che lo scrisse sul detto disegno.
Un simile errore si riscontra nel disegno n. 28, che
è ascritto a Lippo Dalmasio: esso porta la scritta
Lipo del Maso, nome col quale era inteso certamente
frate Filippo di Tommaso Lippi, e che più tardi
fu male interpretato da qualche collezionista. In
questo caso però 1' errore non conta molto, giacche
il disegno non appartiene uè all'uno nò all'altro,
ma ò d'origine fiamminga e del tempo di Pietro
Brueghel il vecchio.

Il disegno attribuito a Jacopo della Quercia è
un' antica copia del noto bronzo di Antonio Pol-
laiolo nella basilica di San Pietro in Roma: il Gesù
giovanetto nel tempio, detto di Masolino, è uno studio

di un quadro di questo pittore che trovasi a Berlino.
Invece possiamo ritenere come originale il disegno
che porta il nome di frate Angelico da Fiesole, e
lo stesso dicasi di quello fra i cinque disegni ascritti
a Paolo LTccello, che rappresenta un cavaliere con
la lancia in resta in atto di galoppare verso sini-
stra, con sopra quattro studi di testa d'aquila, e
sul rovescio due scimie, un leopardo che aggredisce
un cervo e una volpe che strozza un agnello.

Tanto per avere rappresentati i nomi di tutti
gli artisti, i dotti dell'Albertina ascrissero a Laz-
zaro, avolo del Yasari, un disegno rappresentante
due uomini in costume orientale. Però non furono
felici nella scelta, giacche appunto questo schizzo
è uno studio originale di Andremo del Castagno,
al quale, viceversa, è attribuito un disegno che
non gli appartiene affatto.

Dei due disegni che portano il nome di Piero
della Francesca, uno è di mano dello Spagna, e
dei due attribuiti a Masaccio uno è originale del
Francia. Un preteso Spinelli, rappresentante Maria
coi Bambino, appartiene probabilmente a un artista
francese del secolo xviii. Viceversa, due disegni di
Giuliano da San Gallo sono veramente autentici.
Invece in quelli attribuiti al Perugino non c' è
molto di genuino; alcuni sono semplicemente della
sua bottega, altri non hanno affatto relazione con
lui; così, per esempio, uno che è di origine senese
e che si avvicina alla maniera del Beccafumi ; un
altro è invece del Pinturicchio, ed è precisamente
quella Santa Conversazioìie che, come osservò per
primo il Morelli, fu adoperata da Raffaello per il
suo quadro della galleria di Berlino. Del Pinturic-
chio è inoltre il disegno di quell'Assunzione di
Maria ch'egli dipinse a fresco nella parete sull'al-
tare della cappella Sistina, dove oggi vedesi il
Giudizio di Michelangelo.

Esatta è l'attribuzione a Domenico Ghirlandaio
di uno schizzo originale per l'affresco del coro di
Santa Maria Novella, rappresentante TJ apparizione
deli\ingeio a Zaccaria nei tempio. Dei cinque disegni
detti di Lorenzo di Credi, due soli sono autentici,
e fra gli altri tre si trova di nuovo un disegno te-
desco del secolo xvi.

Fra gli schizzi attribuiti al Perugino ne ab-
biamo trovati due che sono del Pinturicchio ; non
siamo però così fortunati se ricerchiamo quanto
si trova nella collezione sotto il nome di quest'ul-
timo, giacché dei due disegni uno è veneziano della
fine del secolo xvi, ed il secondo, rappresentante
un mendicante seduto su d'una scala, è uno studio
loading ...