Archivio storico dell'arte — 6.1893

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RECENSIONI

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da un affresco esistente nel cortile in Santa An-
nunziata. Anche per i disegni di fra Bartolomeo e
di Timoteo Viti, la proporzione fra genuini e falsi
non è più consolante, poiché di tutti quelli attri-
buiti al primo, tre soltanto sono autentici ; uno è
di Domenico Puligo, uno perfino di Lodovico Ca-
racci, mentre di Timoteo Viti non v'è addirittura
alcun disegno originale. Già il Morelli ha osser-
vato che un disegno giovanile della maniera vene-
ziana di Sebastiano del Piombo, con dieci studi di
teste, va sotto il nome di Baldassarre Peruzzi. Gli
altri attribuiti a quest' ultimo non hanno nulla a
che fare con lui.

E da notarsi inoltre che dei trentadue disegni
che fanno pompa del nome di Andrea del Sarto,
non uno solo è originale ; la maggior parte sono i
copie: uno appartiene a Cristoforo Allori, due al
Cavalier d'Arpino, uno al Pontormo. Viceversa, tro-
veremo due studi originali di Andrea del Sarto
sotto il nome di Raffaello. Ne migliore è la sorte
di Cesare da Sesto, al quale appartiene uno solo
dei cinque disegni che gli si attribuiscono, mentre
gli altri quattro sono del Cavalier d'Arpino.

Sotto il nome del Beccafumi trovasi una Morte
di Maria, che invece è di un maestro barocco te- j
desco del principio del secolo xvm, e sotto quello
del Bandinelli due schizzi tedeschi del secolo xvn.
Scambi con artisti tedeschi e fiamminghi si veri- j
fìcano inoltre col Pontormo, con Polidoro e col
Rosso, fiorentino.

Numerosi sono i disegni originali di Giulio Ro-
mano; quelli che il Wickhoff non riconosce come
suoi si potrebbero restituire a Jacopo Strada, e
probabilmente avrò l'occasione di farlo fre breve.
Bella è la raccolta di disegni originali del Baroccio,
che giungono a ventidue, molti dei quali sono di
una rara perfezione artistica. In generale più ci
avviciniamo ai tempi moderni, e più soddisfacente
è naturalmente il rapporto dei disegni originali
ai falsi. Così, per esempio, sono autentici, in mas-
sima parte, quelli ascritti a Federico Zuccaro, e
lo stesso dicasi del Cavalier d'Arpino, di Andrea
Sacchi, di Stefanino della Bella, di Giovanni da
San Giovanni, del Bartolozzi, del Cipriani, di Luca
Giordano, del Batoni, del Pierleoni, del Ghezzi, di
Giuseppe Passari, del Maratta, dell'Altomonte, di
Ciro Ferri, ecc.

Non possiamo a questo punto passare sotto si-
lenzio un interessante disegno di una Santa Con-
versazione: su di un trono, nel mezzo, è seduta
Maria col Bambino a sinistra che le sta in piedi

Archivio storico dell'Arte - Anno VI, Fase. I.

nel grembo ; di dietro, al disopra del trono, stanno
due angioletti che tengono una corona sul capo
della Vergine, a sinistra della quale vedesi San
Francesco, a destra San Domenico. Ai piedi del
trono sono seduti, su di un cuscino, due putti che
cantano tenendo innanzi un foglio di musica. E
questa un'antica copia del quadro, ora perduto,
di Pierin del Vaga per la chiesa di San Francesco
a Castelletto, descritto dal Soprani. 1 Da ciò pos-
siamo vedere immediatamente il grande pregio di
simili copie che, custodite fra i cartoni delle rac-
colte, spesso ci conservano la composizione di un
maestro più a lunga dei quadri originali che sono
tanto esposti agli accidenti della sorte.

Maggior attenzione meritano i tre grandi mae-
stri Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Se anche
l'Albertina non è troppo ricca di disegni di Leo-
nardo, ne ha però in gran quantità degli altri
due. Una Visitazione ascritta a Leonardo è di un
artista lombardo della seconda metà del secolo xvi ;
la testa Cristo coronato di spine, che il Morelli at-
tribuì al Sodoma, appartiene, secondo il Wiokhoff,
ad Andrea Solario ; il disegno a matita rossa colla
testa di Sant'Anna in grandezza naturale è uno
studio antico del quadro di Leonardo conservato nel
Louvre, rappresentante la Vergine in grembo a
Sant'Anna ; e dallo stesso quadro è copiato lo
studio della testa di Maria, pure in grandezza na-
turale. Degli altri undici fogli contenuti nello
stesso cartone è autentico soltanto quello rappre-
sentante San Pietro in mezza figura. Nella mappa
seguente si trovano altri disegni che gli sono at-
tribuiti affatto arbitrariamente fra i due olandesi.
Invece in un cortone del « Libro dei disegni » del
Vasari, con cornice, eseguito da lui, troviamo sei
teste autentiche di Leonardo; è vero però che
esse ci sono giunte danneggiate, e che di mano
di Leonardo non sono che i tratti di penna, mentre
invece i chiaroscuri sono forse da imputarsi al
Vasari stesso, il che è una prova del modo in cui
anche collezionisti illuminati e perfino degli artisti
usavano trattare gli studi degli antichi maestri.

Per giungere a determinare i disegni autentici
di Michelangelo, bisogna anzitutto scartare tutte le
copie, parte eseguite da artisti per studio, parte
da copisti per commissione di collezionisti, e che
sono abbastanza numerose. Così pure conviene se-
parare gli studi del Bandinelli e quelli del Passa,

1 Soprani-Ratti, Vite dei pittori, ecc., 1768, voi. I
pag. 3S5.

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