Archivio storico dell'arte — 6.1893

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RECENSIONI

rotti, due artisti che spesso sono scambiati col
grande Fiorentino. Inoltre si noti che nemmeno lui
sfuggì alla sorte di essere scambiato con artisti
fiamminghi; e infatti lo studio che porta il nu-
mero 155 non è suo, ma di un maestro fiammingo
del secolo xvn, e quello col numero 131, riprodu-
cente un gruppo del Giudizio, è pure fiammingo.
Invece il numero 170, in cui è rappresentato un ca-
valiere armato di moschetto che galoppa verso de-
stra, è lavoro spagnuolo del secolo xvn.

I disegni originali di Michelangelo sono i se-
guenti :

N. 136. Cristo morto, visto di faccia, sorretto da
cinque figure; sul rovescio lo schizzo delle gambe
nude d'un uomo in atto di camminare verso destra.

N. 137. Cristo morto, visto di faccia, appoggiato
al sarcofago e sorretto dalla Madre, che è vista di
dietro.

N. 150. Tre uomini con larghe maniche, rivolti
a sinistra; sul rovescio un uomo visto didietro, in-
ginocchiato verso destra, con un berretto tondo in
testa. Sono studi giovanili di Michelangelo da un
maestro anteriore; e precisamente quello della parte
anteriore del foglio è eseguito su di un affresco rap-
presentante l'esposizione del cadavere di un santo;
la figura disegnata sul rovescio è presa da un San
Cosma o Damiano di qualche Sunto Conversazione.
Il Portheim espresse l'opinione che il modello da
cui fu presa possa essere di Domenico Ghirlandaio.

N. 152. Schizzo per la statua della Madonna esi-
stente nell'antica sacristia di San Lorenzo a Fi-
renze.

N. 157. Studi per la Battaglia di Cascina.

N. 167. Studi sul braccio destro di un uomo.

N. 169. Disegno di una donna nuda accocco-
lata, vista di dietro, e appoggiata ad un sostegno
coperto da un panno.

Per l'argomento che tratta, merita di essere no-
minato lo studio d' un artista del secolo xvr ascritto
a Michelangelo, nel quale si osserva sul davanti un
monumento sepolcrale che, probabilmente, ripro-
duce lo schizzo originale di Michelangelo per la
tomba di Lorenzo de' Medici.

Una fra le più preziose raccolte di disegni del-
l'Albertina è però quella di Raffaello. Se anche
dei Hi che portano il suo nome solo pochi gli si
possono, dopo accurato esame, riconoscere, questi
pochi però hanno tal pregio da far rivaleggiare
l'Albertina con la collezione del Louvre, col museo
Wicar di Lilla, con la collezione degli Uffizi e
con quelle di Oxford e del castello di Windsor.

Appartengono al periodo del fiore dell'Urbinate
e passarono in eredità all'Albertina dalle prime
collezioni, da quelle, cioè, del Crozat, del Ma-
nette, di Giuliano da Parma e del principe di
Ligne ; alcuni anzi dovrebbero riportarci diretta-
mente a Timoteo Viti, il quale li avrebbe acquistati
dal suo grande compatriota. Nel darne la descri-
zione non conserveremo un ordine troppo severo.

1 primi dieci fogli che troviamo nel cartone de-
dicato a Raffaello, sono, secondo il Wickhoff, copie
delle Logge eseguite in Roma da giovani artisti,
parte per oggetto di studio, parte per essere ven-
dute ai collezionisti ; la stessa origine hanno poi
anche gli altri fogli che il Wickhoff separa dai rima-
nenti come copie dalle stanze, dagli arazzi, dalla
Farnesina, ecc. Il n. 267, che rappresenta il gruppo
dei così detti Pitagorici nella Scuoia d'Atene, è,
come dimostra il Wickhoff, uno di questi studi ese-
guito dal Franciabigio, e quello col numero 273 è
lo studio di un artista tedesco di Norimberga, dai
cantori della tribuna di sinistra nell'affresco della
incoronazione di Cario Magno. Sappiamo inoltre che
Raffaello invogliò ben presto i falsificatori, e sem-
bra che perfino Andrea del Sarto non abbia sde-
gnato all'occasione, come fecero i Carracci, d'in-
grossare in tal modo la sua borsa, giacché un foglio
coi due cavalieri dello Spasimo di Sicilia è indub-
biamente di sua mano, solo che i due cavalieri
i sono rappresentati nei costumi dell'epoca, come per
far credere che si trattasse di uno studio prepa-
ratorio.

Finora si era attribuita a Raffaello una Disputa
che dovrebb'essere il suo primo schizzo per il qua-
dro dello stesso nome. Il Wickhoff però lo contesta
a ragione e lo ascrive al Bagnacavallo insieme col
disegno di un Concistoro papale, in cui si vede un
imperatore inginocchiato davanti al papa. Infatti
sappiamo che il Bagnacavallo rifece, introducen-
dovi dei cambiamenti, alcune composizioni raffael-
lesche, e a lui accenna anche lo stile dei due di-
segni citati.

Due fogli appartengono a Giulio Romano: l'uno
rappresenta una testa di Venere fra le mani di
Adone, ed è un pezzo del cartone dell'affresco di
Giulio Romano già nella villa Mills a Roma, ora a
Pietroburgo ; dell'altro, uno schizzo con Pegaso e
sei cavalli, è difficile determinare a quale pittura
si riferisca. Due disegni di paesaggi sono della
mano di frate Bartolomeo ; un altro di Andrea del
Sarto, rappresentante un convento situato in posi-
zione romantica sopra una rupe, mi sembra rife-
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