Archivio storico dell'arte — 6.1893

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116 C. DE FABRICZY

di parecchi francesi; vedute di città intiere, come anche di singole parti, o precipui mo-
numenti di città italiane, in ispecie di Roma. Alcuni dei fogli portano la denominazione
del soggetto in lingua olandese e in una scrittura la cui origine sincrona ai disegni me-
desimi non è da mettere in dubbio, giudicando dal suo carattere e dal colore dell'inchio-
stro. Da questa circostanza appare che il loro autore era olandese, il che del resto viene
confermato dalla maniera dei disegni, che differisce affatto da quella de' maestri italiani
del Quattro o Cinquecento. Per altro nessuna cifra, nessun monogramma, nessun' altra se-
gnatura ci permette di far qualche conclusione più precisa riguardo alla persona dell'ar-
tefice. Siccome poi non si può arguire nulla sulla provenienza del nostro libro, non c'è nep-
pure da sperar che si possa ottenere alcuno schiarimento sul punto in questione. Si sa
soltanto die tutto il volume miscellaneo appartenne già alla Biblioteca Reale, ed all'epoca
della fondazione del Gabinetto delle stampe venne assegnato a quest'ultimo.

Quello che dunque solamente può esser fissato, è che nei nostri disegni abbiamo in-
nanzi agli occhi gli avanzi di uno degl'innumerevoli taccuini, eseguiti nel Cinquecento, e
più precisamente nella seconda metà di esso, dalla grande schiera di artisti fiamminghi ed
olandesi, che a quel tempo cercavano la loro prosperità oltre le Alpi. Per l'epoca della
sua origine si possono trarre certi indizi dallo stato di alcuni degli edilizi moderni raffigu-
rativi, indizi che ci permettono di ristringer quell'epoca fra i limiti di pochi anni. I fogli
n. 233 e 248 (v. il Catalogo dei singoli disegni che segue più in giù) furono disegnati a
Milano dopo il 1568, ma prima del 1572; i n. 240 e 392 a Roma dopo il 1564, ma prima
del 1590, ovvero 1588; il n. 242, infine, fu eseguito pure lì dopo il 1568 e prima del 1579.
Fra le due ultime date, dunque, avremo da porre il soggiorno del nostro artista in Italia.

Più di ogni altro degli artefici che abbiamo enumerati sopra discorrendo della terza
categoria di taccuini d'artisti eccettuato il solo Poelemburg col suo Albo negli Uffizi —
il nostro autore si lascia guidare dal punto di visto artistico; anzi questo per lui è il solo
essenziale. Egli nei suoi rilievi non fa nessun conto ne di interessi archeologici, ne di tali
di genere antiquario: sono i riguardi pittorici soli che lo determinano. Per conseguenza sono
anzitutto vedute di paesaggi e di città ch'egli si studia di (issar colla sua matita o penna.
Ed in (piesto genere di rappresentazione egli poi giunge pure ad un alto grado di perfe-
zione. Disegni come i n. 225 e 226, riguardo alla maestrevole riproduzione del carattere
del paesaggio, eseguita coi mezzi tecnici più stretti e semplici, stanno infatti a pari di
quanto abbiamo di migliore in questo genere. Per contrario il nostro artista esclude affatto
la riproduzione di monumenti della scultura e di dettagli architettonici, ed anche nel caso
quando egli sceglie una singola opera d' architettura per oggetto di raffigurazione, o dove
egli di un edilizio del suo tempo in corso di costruzione fa l'oggetto principale di un suo
rilievo o schizzo, sono evidentemente non tanto essi stessi, quanto i loro dintorni di pae-
saggio o di monumenti, ed e piuttosto il momento artistico nella prospettiva che si
estende davanti a' suoi occhi, che pare avergli suggerito la loro riproduzione. Per conse-
guenza i pochi schizzi nei quali occorrono monumenti d'architettura antica o del medio
evo non possono di gran lunga richiamar lo stesso interesse, destato per esempio dai di-
segni dell'Heemskerck, il quale appunto nei suoi rilievi di questa specie fa prova di una
fedeltà coscienziosa e di una conoscenza solida, da far onore anche ad un uomo del me-
stiere. Un tale approfondirsi nei dettagli, una tale esattezza e autenticità nel rappresen-
tare, quale si verifica, per esempio, nei grandi disegni di Heemskerck su San Pietro in
corso di esecuzione (primo taccuino, fol. 8r, 13 r, 15 r, riprodotti nell'opera del Geymuller
su San Pietro, a tav. 52, fig. 1, 2 e 3; secondo taccuino, fol. Ir, 51 r, riprodotti nel Jahrbuch
der K. preuss. Kunstsammlungen, t. XI, p. 120; fol. 52r, riprodotto dal Geymuller, tav. 24;
fol. 54 r, 60 r e 60 v.), era di proposito escluso nei disegni del nostro artista, se non per
altro, per la loro piccola scala. Nientedimeno non si può negare loro neanche un in-
teresse archeologico o per la storia dell'arte, sia perchè mettono innanzi a' nostri occhi
almeno in generale le condizioni di certi monumenti romani a un'epoca che ci sta più
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