Archivio storico dell'arte — 6.1893

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L86 0. FRIZZÓRI

un contadino. Il chirurgo, il paziente, gli assistenti, tutto trattato con un umorismo dei più
godibili. Il soggetto poi, secondo la spiegazione data dal professore Justi, simboleggia la cura
della pazzia, in relazione alla allusione contenuta in un antico proverbio olandese, ch'è
espresso mediante un distico circondante il dipinto con bellissimi caratteri gotici. 1

Il Bosch, come è facile argomentare, fece impressione co'suoi soggetti fantastici e fu
non solo imitato, ma spesso anche copiato da altri. Fra altro, in una sua tavola conservata
nella camera particolare di Filippo IV all'Escurial, mi sovviene aver veduto rappresentati
i sette peccati mortali, fra i (piali riconobbi in quello attinente air Ira la composizione me-
desima piena di vivace umorismo die vedesi fra noi in un quadretto della, Galleria Morelli
in Bergamo, rappresentante una l'issa fra, due contadini. Il proprietario soleva aggiudicare
(pici quadretto a Pietro Brueghel, ma pare sia da ritenersi in realtà come prodotto della
scuola, copiato evidentemente dall'originale concetto del Boscb.

Fra gli artisti settentrionali che vennero in [spagna e vi stamparono orme sensibili del
loro stile va noverato a mezzo il Cinquecento il valente Antonis Moor, noto anche col nome
italianizzato di Antonio Moro. Non fanno difetto fra noi in Italia i suoi ritratti: agli Uffizi
in Firenze la sua propria effigie (fìg. la); nelle Gallerie private di Genova parecchie sembianze
di nobili personaggi, posti sotto l'egida di maggiori illustrazioni, cioè dei nomi di Holbein,
di Tintoretto e fìnanco di 'Tiziano.

.Messosi a servizio di Carlo Ve di Filippo II, il Moro divenne in certo modo, mediante
l'operato suo, il fondatore della pittura del ritratto in [spagna. Modellatore sempre assai
accurato, egli sa rendere il colorito delle carni con una chiarezza ed un effetto di traspa-
renza singolari; gli accessori sono condotti con distinzione; gli accordi e i passaggi delle
tinte con finezza aristocratica. Nudamene egli non saprebbe reggersi al confronto dei sommi
autori, perchè nelle sue figure domina una certa nota di monotonia, una rigidezza, che dal
più al meno non si smentisce inai.

Comunque sia, il Prado possiede una dozzina di capi di lui, importanti anche per rispetto
al loro significato storico. Basterebbe rammentare il ritratto della regina Maria d'Inghilterra,
detta la Sanguinaria, la seconda moglie di Filippo II, dov'è mirabilmente rappresentata la
natura sua dura, bacchettona e maligna.

Quale scolaro del Moro vuoisi considerare lo spagnuolo Sanchez Cucilo. Di lui avvi un
buon ritratto del principe Don Carlos, Tiglio di Filippo [I, giovinetto dall'espressione mite,
non tale certamente da far pensare che avesse potuto ispirare (Mille sue passioni i poeti dram-
matici. En fi arte ile pintar retratos, osserva il Catalogo, esaltando i meriti dell'artista,
rivalizò con Tiziano, con Holbein, con .Vitro y con ci mistno Rafael.

Terzo di questa serie in fine nomineremo Juan Pantoja de la Cruz, inferiore tuttavia
ai due precedenti. Così pure ci sia lecito non soffermarci su Luis de Morales, detto il Divino
Morales, il (piale, se non m'inganno, gode in Ispagna di una fama usurpata, laddove di
veramente divino nelle sue opere non sapremmo riscontrare altro se non i soggetti religiosi,
ai (piali egli soleva applicarsi di preferenza. Le sue figure, del resto, hanno un non so che
di allampanato e di melenso, il colorito un chiaro-scuro freddo e come di porcellana, che
ci respinge in complesso più di quello che ci possa attirare. S'egli inline avesse ad essere
considerato come tipo del gusto iberico nel secolo XVI, non ne renderebbe di certo la mi-
gliore testimonianza.

1 Nel Catalogo della Pinacoteca il quadro è posto possa essere errore nell'ammetterlo per opera dello spi-
fra gli anonimi sotto il n. Iseo, ma prediamo non vi ritoso Bosch. È una tavola alta in. 0.49, larga 0.35.
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