Archivio storico dell'arte — 6.1893

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A. SCHMARSOW

minaccioso. Le fiamme danneggiarono fino i più grandi edifici delia città, e propagandosi
al palazzo Rettorale e a quello del Gran Consiglio li rovinarono tanto, che del primo non
rimase salvo che il piano terreno. Allora il Maggior Consiglio della Repubblica decretò tosto
che si dovesse rifarne la parte distrutta dall'incendio, giovandosi a questo scopo del consi-
glio e dell'opera di due famosi artisti di quel tempo: del Michelozzi, cioè, e di Giorgio
( M'sini chiamato Dalmatico, ossia da Sebenico. 1 « Al primo, dunque — dice il prof. Gelcich
si dovette il disegno del nuovo palazzo Rettorale di Ragusa, al grande dalmata la costru-
zione del medesimo, all'infuori del vestibolo; e pare che non poche difficoltà dovesse Giorgio
superare in questo lavoro, appunto per l'obbligo impostogli di utilizzare il vestibolo che
forse non bastava a sopportare la mole che gli doveva essere eretta sopra ».

Con tali cenni si sa almeno dove rintracciare la presenza dell'architetto fiorentino,
benché ci sembri già da principio che la critica dell'I. R. conservatore dei monumenti di
Ragusa sia un po'troppo intenta, alla glorificazione del dalmatino Matajevie, come lo chia-
marono gli Slavi dal nome del padre suo. Quand'egli, dopo aver tentato di separare l'opera
de'due artisti, aggiunge: «Sia realmente così, o meno, fatto è che è dovuto all'architetto
Giorgio Dalmatico l'effetto mirabile della facciata », dobbiamo dire che ci nasce il dubbio
che lo scrittore dalmata confonda nuovamente, in favore del suo compatriota, la linea a
mala, pena accennata che divide i due artisti, e se osserviamo il monumento restiamo con-
vinti che anche il tentativo di ascrivere al fiorentino il disegno, al dalmata Ja costruzione
del nuovo palazzo Rettorale, debba essere rifatto, giacché decisamente vi è incorso un errore.

La storia artistica del palazzo Rettorale di Ragusa è più difficile a ricostruirsi di quanto
si creda, e certamente le notizie delle cronache e i dati dei documenti non bastano senza
l'aiuto delle indagini da farsi sai monumento stesso, che fu tante volte danneggiato da ter-
remoti e da incendi. Ci basti ricordare che il palazzo, incominciato ne'primordi del se-
colo xiv e compiuto nel 1424, fu distrutto da un incendio nell'agosto del 1435 e poi rifatto
dall'architetto Onofrio di Giordano della ('ava de' Tirreni, detto Onosiforo Napoletano, che già
prima aveva mostrato il suo ingegno e la sua maestria nell'esecuzione dell'acquedotto della
città e in quella della fontana a porta l'ile. Il piano terreno dunque, che nell'incendio
del 1462 rimase, come abbiamo detto, in condizione da poter servire di base alla ricostru-
zione, era opera di Onofrio Napoletano e dell'anno 1435, e lo storico dovrebbe prima di
tutto rintracciare (pianto ne rimase inalterato, ossia fu utilizzato nella ricostruzione affidata
a Michelozzo e a Giorgio da Sebenico.

« 1 volti adunque del portico con le colonne - giudica il Gelcich- il cortile e la scala
laterale (die mena, a destra di chi entra nel palazzo, al mezzanino delle Imposte, e quindi
presso a poco la parte storicamente più interessante è l'avanzo del monumento eretto dal-
l'Onosiforo Napoletano Onofrio di Giordano di La Cava. Il portico o vestibolo che nel ceri-
moniale del Senato è indicato col nome di « sotto i volti », è il luogo dove il Rettore col
suo Maggior Consiglio assistevano alle pubbliche feste, alle rassegne e simili. Ha perciò a
destra ed a sinistra dei seggi di pietra calcare » ecc.

A destra si apre nella loggia la Porta (iella carità, e nell'ultima colonna appoggiata
al muro, vicino a questa porta, vedesi un capitello istoriato, conosciuto nell'archeologia dal-
mata sotto il nome di Esculapio « avanzo d'un tempio Epidauritano ». Nell'altorilievo di questo
capitello si vede tra i fogliami un vecchio dalla barba folta, con berretto alto e toga simile
a quella dei senatori alla foggia del Quattrocento, che, a guisa di un san Gerolamo nel
suo studio, sta seduto con aspetto severo dietro un banco d'alchimista con un volume aperto
nella destra, mentre da una parte s'avvicina una coppia di contadini che portano polli e
prosciutti, o per ottenere d'essere introdotti o per mostrarsi grati a quel patriarca della

1 Dello sviluppo civile di Ragusa, considerato ne'suoi Monumenti storici vii artistici. Memorie e studi del
prof. Giuseppe Gelcich. Ragusa, 1S84.
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