Archivio storico dell'arte — 6.1893

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NUOVI STUDI INTORNO A MICIIELOZZO

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Al disopra del cornicione spiccano in mezza figura sul timpano, ridipinto in rosso
nel 1875 e chiuso da un arco rotondo, la Madonna col Bambino in braccio, San Giovanni
Battista e il santo titolare della chiesa, Sant'Agostino. Lavorati come sono in terra cotta,
ben conservati, ad eccezione di alcuni piccoli restauri, come, per esempio, al braccio
di San Giovanni, essi ci offrono ottima occasione di conoscere Michelozzo come artista lavo-
rante in terra cotta, e ce lo mostrano degno di ogni considerazione nella storia di questo
genere d'arte.

La Madonna è in analogia ne' suoi tratti principali con la Madonna in trono in uno dei
rilievi del monumento Aragazzi; però mostra manifestamente un progresso e maggior libertà
in confronto di quella, ed è una manifestazione dell'epoca propria del nostro artista. Porta
il manto passato sul capo come un velo, come si vede quasi sempre nelle Madonne rob-
biane, e la ricca chioma ondulata precisamente come nel monumento succitato ; però la
fronte non è cinta da alcuna fascia; solo un paio di ricci sciolti scendono ad arco, quasi
in forma di tenaglia — cosa molto caratteristica per Michelozzo — proprio dalla sommità
del capo sulla fronte, che scende dritto fino al naso, inarcandosi leggermente sulle soprac-
ciglia. Gli occhi grandi e dolci, le labbra finamente tagliate, alquanto strette, con espres-
sione di malinconia, e appuntate in modo caratteristico, il mento, sporgente anch'esso, com-
piono internamente lo stupendo ovale del volto di romana grandiosità. A' lati del collo
pieno e dolcemente piegato alcuni riccioli dei capelli ricadono dalla nuca sull'estremità
dell'abito orlato di striscie traversali e stretto alla vita subito dopo il petto. E manto ricade
dalla spalla sul gomito, formando un grand'arco, e lascia libero l'avambraccio destro; mentre
il braccio sinistro, su cui è seduto il Bambino, sostiene anche il lembo del manto da questa
parte, e lo trattiene sotto le pieghe dell'altra metà. Ambedue le mani sorreggono il Bam-
bino: la sinistra al seno, l'altra al gomito destro, che s'appoggia al seno della madre. Questo
movimento strettamente combinato delle braccia, come pure il modo di piegare la mano,
ricordano gli angeli o le Virtù del duomo, e le mani lunghe e sottili con le dita pieghe-
voli s'accordano con quelle della figura giacente di Bartolomeo Aragazzi. Il Bambino però
è la riproduzione di quei genietti giacenti che adornano il capitello di bronzo nel pergamo
di Prato, ed anche nell'esecuzione dei capelli e delle parti del volto somiglia moltissimo a
quel lavoro. Il Bambino è ignudo come gli amorini suddetti; solo la schiena e le spalle
sono coperte dal manto della madre, e la vita è cinta da un panno; egli appoggia la ma-
nina sinistra, passandola sotto l'altro braccio, sul petto della madre, e come espressione
delle idee di godimento prodotte da quel contatto mette in bocca l'indice della mano de-
stra; in tale posizione egli sta sereno e sicuro sul suo trono prediletto, dal quale guarda
benignamente lo spettatore.

Anche per il Giovanni Battista, che sta a destra della Madonna, non manca la prova
che esso sia opera di Michelozzo, poiché, come la Madonna deriva dalla Vergine in trono
nel rilievo della tomba Aragazzi, così questo santo patrono di Firenze deriva da un altro
lavoro anteriore, che Michelozzo aveva eseguito per la Santissima Annunziata. Nella vita
del nostro maestro il Vasari nomina, parlando appunto della chiesa dell'Annunziata, « nel
mezzo un San Giovanni cosa bellissima». Nel secondo cortile del chiostro si trova ancora
presentemente una statua in terra cotta più grande del naturale, 1 che appartiene a Miche-
lozzo, sebbene non s'accordi, nò per la misura, nò per il carattere, col lavoro d'oreficeria
dell'altare d'argento del battistero (ora nel Museo dell'Opera), con cui si volle mettere in
relazione. Di questa statua abbiamo già citato più volte come termine di paragone le pieghe
impacciate del manto; in questo caso però è di speciale importanza la testa, che non è
così finamente lavorata, ma che nel tipo e nell'espressione corrisponde perfettamente alla
mezza figura della chiesa di Sant'Agostino. I cambiamenti o le variazioni che si osservano
in quest'ultima si spiegano bene con le circostanze speciali nelle quali essa doveva produrre

1 Fotografia Alinari, n. 2042.
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