Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 254
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.28
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.30
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0295
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0295
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
254

A. SCHMARSOAV

Intorno a questa facciata mancano tradizioni delie quali si possa, in qualche modo, fare
uso. Marcello Benci, nella sua Storia di Montepulciano (Firenze 1841), si limita a vantare
fra le chiese « quella di Sant'Agostino assai magnifica con scalee e facciata tutta di traver-
tino ». Le Memorie della chiesa la ascrivono al secolo XIV, mentre un'iscrizione murata nel-
l'alto indica come anno del compimento il MDYIII. Nella pubblicazione della Società di San
Giorgio, intitolata Architettura del Rinascimento in Toscana, la facciata è riprodotta in
fototipia (fase. XXI, tav. 19) con l'indicazione: «Maniera di Bernardo Rossellino », mentre
nel testo che accompagna le riproduzioni non ne è ancor fatta parola. Seguendo la nostra
superiore argomentazione, dovremmo adunque considerare Michelozzo anche come architetto
di questa facciata. Questo risultato sarebbe tanto più importante e istruttivo per la sua ca-
ratteristica come per il suo sviluppo artistico, in quanto che il lavoro presenta notevoli
particolarità.

Tutta la facciata è spartita in tre piani con sopra un frontone triangolare che ne copre
tutta la larghezza. Agli angoli delle pareti longitudinali sporge un forte pilastro sul quale
s'imposta la trabeazione degli angoli del frontone; e questa particolarità rimane veramente
notevole, anche se si legge nell'iscrizione sottoposta che la facciata fu compiuta nel 1508.

L'ultimo piano somigliante a un attico col rosone nel mezzo, nonché il frontone so-
vrapposto devono aver completato in quell'anno la parte prima cominciata, contro i resti
gotici della (piale quest'architetto del Cinquecento protesta quasi brutalmente con un cor-
nicione che è davvero troppo forte, mentre non sa che riprodurre la disposizione del piano
più basso, però rimpicciolendola e attenuandola. 1

Il piano più basso, dallo zoccolo al cornicione, corrisponde anzitutto perfettamente con
l'idea che ci possiamo fare della maniera particolare di Michelozzo dall'esame di altri suoi
lavori. In sulle cantonate, a destra e a sinistra, sono collocati da ciascuna parte due pilastri
accoppiati, mentre sullo zoccolo rientrante ai due lati della porta, due pilastri staccati ter-
minano la parete e fiancheggiano lo sfondo della porta. Questa serie di pilastri sostiene la
trabeazione dritta che s'imposta tanto sui pilastri agli angoli esterni, quanto sui sostegni
del frontone della porta. I loro fusti sono scanalati e nell'ultimo terzo ripieni di bastoncini ;
i capitelli hanno una forma molto aitine a quella del capitello in bronzo al duomo di Prato,
con volute agli angoli e col solito ornamento della rosetta così alla base, come sulla piat-
taforma in alto. La loro esecuzione, alquanto schiacciata, s'avvicina di molto alla lastra della
tomba di papa Martino V in Laterano, nella quale pure mi sembra di riconoscere, in più
punti, la mano di Michelozzo accanto a quella di Donatello, il (piale era stato chiamato a
collaborarvi da Simone Ghini. La superficie dei muri fra i pilastri è incorniciata in quadri
rettangolari leggermente incavati, ma affatto lisci. Tutto il rivestimento architettonico copre
la parete con proporzioni molto felici, ben riuscite, e, insieme con la lunetta della porta,
produce un effetto armonico di un gusto puramente classico.

Però al di sopra di questo primo piano comincia una strana evoluzione dal puro stile
del Rinascimento verso forme che segnano un ritorno all'arte gotica. Corrispondentemente
ai campi rettangolari del muro del piano inferiore si trovano al di sopra della trabeazione
dritta quattro nicchie ad arco acuto collocate immediatamente sul cornicione, e che erano
evidentemente destinate a ricevere delle statue. Esse richiamano alla memoria il piano supe-
riore del campanile di Firenze, le cui ultime nicchie vuote furono riempite di statue da
Donatello e da' suoi compagni, e rivelano, in pari tempo, che quando si costruì questo se-
condo piano l'architetto del Sant'Agostino lavorò sotto la fresca impressione dell'Orsanmi-
chele con la sua decorazione di statue nelle nicchie delle Arti. Anche da altri indizi egli
appartiene a quel passaggio dal gotico dell'ultimo periodo al Rinascimento classico che si
compì in Firenze nei primi decenni del secolo xv. All'incorniciatura delle nicchie e delle

1 Aiielie le Memorie
« la facciata dal secondo

della chiesa confermano che
cornicione in su fu compita

nel 1509 ». (Notizia del reverendo parroco Don Gio-
vanni Bozzi).
loading ...