Archivio storico dell'arte — 6.1893

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NUOVI STUDI INTORNO A MICHELOZZO

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porte in Orsanmichele, alla porta della Mandorla nel duomo, alla rivestitura delle cupole
sovrastanti le tribune laterali della sua crociera, corrisponde qui perfettamente il pezzo di
mezzo che racchiude e supera la lunetta di Michelozzo fra le quattro nicchie rimaste vuote.
Sulla trabeazione dei pilastri della porta s'innalzano due svelti pinacoli terminanti a punta
e fiancheggianti un frontone che s'imposta sull'arco del timpano ed è forato nel centro
da un medaglione rotondo incorniciato, e che per la sua incorniciatura in più punti schiac-
ciata e simile al «dorso d'asino», per l'ornato a viticci che vi serpeggia intorno invece
del così detto « granchio », è in perfetta analogia coi lavori di Nanni d'Antonio di Banco
nella porta settentrionale e in alcune finestre in Santa Maria del Fiore, e in alcuni taber-
nacoli in Orsanmichele. E con ciò si è caratterizzato a sufficienza il posto che questo piano
della chiesa di Sant'Agostino occupa nella storia dell'architettura, nonché l'epoca in cui fu
eseguito.

Resta ora a sciogliersi una questione, se cioè in questa serie di nicchie, con in mezzo
il frontone gotico degli ultimi tempi, sia da riconoscere L'avanzo di una facciata prima esi-
stente che Michelozzo lasciò tale e quale, quando, eseguendo la decorazione dell'interno
della porta, trasformò anche tutto il piano inferiore che è indubbiamente opera sua; o se
in ambedue i piani inferiori abbiamo innanzi a noi l'opera di un solo e identico artista,
che non può essere che Michelozzo. A giudicare dalla analogia della sagoma e dal nesso
di tutte le singole parti, quest'ultima ipotesi sarebbe di gran lunga la più probabile. Anzi,
se noi imaginiamo tolta la parte aggiunta posteriormente da un cinquecentista col suo
cornicione molto sporgente, la quale sembra imitare il pianterreno, ma, in sostanza, è una
aggiunta priva di senso, possiamo andare ancor più innanzi nel ricostruire l'idea unica
dell'edificio. Come i medaglioni rotondi, con dentro gli stemmi, spiccano con effetto ben
calcolato sulla superficie liscia al di sopra di ciascun paio di nicchie, così anche il rosone,
che ora è tagliato dal secondo cornicione e nascosto nella sua parte inferiore, non appar-
tiene al disegno del terzo piano che in proporzione è troppo basso, ma bensì al piano di
mezzo con il frontone della porta, la cui punta è diretta precisamente verso il rosone, e ci
manifesta la tendenza a terminare in punta nell'edifìcio ideato da Michelozzo. In questo
caso però avremmo in questa facciata un documento notevole così per la storia del prin-
cipio del Rinascimento in Toscana, come per lo sviluppo proprio del nostro artista, un
esempio di una lotta mezzo inconsciente contro le nuove forme di stile e i nuovi concetti
architettonici, lotta che non ci aspetteremmo di vedere, considerando quale chiara idea
l'artista avesse del nuovo stile, e con (pianta sicurezza seguisse il nuovo gusto. Però trat-
tandosi di un contemporaneo di Donatello, die come architetto segue il BriniciIesco, possiamo
ammettere indubbiamente l'esistenza di un periodo in cui air imitazione classica felicemente
riuscita si uniscano ancora le'manifestazioni dello stile gotico di transizione, l'incompati-
bilità delle quali non si potè sentire che più tardi così fortemente come la sentì nel 1508
l'autore del terzo piano e del frontone, e come oggi la sentiamo noi, che giudichiamo sul
fondamento della storia. Qui basti raccomandare agli scrittori della storia del Rinascimento
in Toscana e ai biografi di Michelozzo questo importante documento della sua attività,
perchè lo esaminino più largamente e ne tengano il dovuto conto.

A. SCHMARSOW.
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