Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DEL PRADO IX MADRID

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mezzo di qualità che meglio si sentono di quel che si possano estrinsecare in parole. Il suo
colore è riservato, avvolto in una specie di vapore, ma non mai sino all'assenza dell'espres-
sivo; egli non accoppia giammai gradazioni aspre e cozzanti fra loro e non ostante il suo
colore è compenetrato del calore della vita; egli ha delle tinte che non si saprebbero defi-
nire precisamente. Che se il colore si può qualificare per adeguato, per nobile, per immate-
riale, tale si è il colore del Murillo. Il suo celeste è inteso dalla stregua di quello del cielo
stesso; come questo non è un vero colore, è un inganno, un'imaginazione. Mentre troppo
spesso un cielo dipinto ci apparisce come una parete liscia con determinata tinta, sulle tele
di lui ci si perde nel]' infinito... Ora gli è appunto questo suo colore colla sua attrattiva inde-
scrivibile che non doveva mancare insieme all'altre qualità, perchè le creazioni del maestro
immortale avessero a confermarsi per quello che sono in realtà ».

E chiude il suo capitolo sul Murillo con un inno di lode a lui e alla Spagna che me-
rita pure di essere qui riportato:

« Gli è incomprensibile perchè sia così scarso il numero dei pittori, e in ispecie dei
pittori tedeschi, che visitano la Spagna. Temono per avventura la vita estranea, la lingua
poco nota. E non ostante c'è da trovarsi tanto bene cogli amabili Spagnuoli, e la loro
lingua è tanto degna di venire appresa, mentre in realtà non è diffìcile; per l'occhio del-
l'artista, poi, quanti tesori non vi sono da osservare!

«I tipi italiani sono stati ormai sfruttati oltre la sazietà ; in Ispagna invece l'origina-
lità si avverte ad ogni piè sospinto e ne sono improntati Parte, la pianta uomo bellissima,
i costumi, le foggie del vestire, la realtà pittoresca, e per isfondo le rovine fantastiche delle
città degli antichi re goti e la magnificenza magica dei palazzi arabi.

«0 giovani pittori, che nei nostri tempi prosaici invano cercate l'ispirazione e vi
gettate in braccio al materialismo, se volete intingere il vostro pennello nel vero ardore
dell'entusiasmo artistico, andate in Ispagna e studiate il Murillo!».1

D'altronde non conviene esagerare negli elogi e riconoscere che il decantato artista ha
pure i suoi lati deboli, dai quali si rileva ch'egli ebbe a pagare il suo tributo al gusto del
tempo, sì da renderlo meno gradito a quanti si compiacciono della fermezza del disegno e
della robustezza degli accordi e delle espressioni. Una particolare mollezza nei modi della
sua esecuzione in genere, certe sdolcinature, certe esagerazioni nell'apparato delle sue mi-
stiche invenzioni lo collocano ad un livello non comparabile di certo a quello dell'arte ita-
liana dell'età aurea. Conviene mettere in disparte pertanto simile paragone, se si vuole
apprezzarne i notevoli pregi, pei quali egli pure inerita di essere considerato come una delle
più schiette e delle più spontanee nature d'artista.

Il Murillo, come si sa, a differenza del Yelazquez, incominciò la sua carriera d'artista
nella città natale di Siviglia in umili condizioni; come quegli poi non ebbe maestri di grande
levatura. Spetta quindi ad entrambi il merito di aver saputo formarsi in gran parte mercè
gl'impulsi del proprio ingegno. Come nell'operato del Yelazquez, così in quello del suo
concittadino più giovane di 19 anni, gli Spagnuoli sogliono distinguere tre maniere distinte
di dipingere ; distinzioni che se non vanno intese in modo troppo categorico, pure si pos-
sono a grandi linee riscontrare esaminando le opere loro nell'ordine cronologico con cui si
seguono. Ya osservato intanto, così per l'uno come per l'altro dei due luminari della pit-
tura spagnuola, che nei loro anni più giovanili essi lavorarono sotto l'impressione della
scuola naturalistica italiana ed in ispecie di quel Giuseppe Ribera, il quale, benché nativo
di Yalencia in Ispagna, può esser tenuto per italiano come pittore.

La prima maniera del Murillo, eh'è quella che corrisponderebbe al tempo del suo
primo sviluppo a Siviglia, è quella del cosidetto stile frio (freddo), il più oscuro cioè e che
rammenta maggiormente il fare del Ribera.

Una evoluzione importante dovette operarsi nel giovine artista durante il suo soggiorno

' Vedi Spanien. ■ Eeiseblàtter von Arthur Stàhl. Leipzig, Verlag von Otto Wigand, 1868, voi. II, p. 22.
Archìvio storieo dell'Arte - Anno VI, Fase. IV. 0
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