Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DEL PRADO IN MADRID

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e tre dal generale Soult a- tempo delle invasioni napoleoniche, ma in seguito dovettero
essere restituiti.

La Galleria del Prado d'altronde è particolarmente ricca di quadri di questa sua ultima
maniera. Fra altri io non saprei mai scordarmi quello di un San Giovannino coll'agnello,
dove sottoscriverei l'impressione riportata dal mentovato viaggiatore tedesco, che dà sfogo
al suo entusiasmo colle seguenti parole: « Quale grazia incomparabile, quale efficacia e pro-
fondità, e nello stesso tempo che fedele divinazione della natura infantile in questa figura
di fanciullo! E così pure quanto meraviglioso non è quell'agnello! Gli è che il Murillo sa
dare rilievo a quanto gli vien dato d'indicare col suo pennello, anche all'accessorio! Nella
composizione domina il pensiero, che qui non vi sia soltanto un fanciullo ed un agnello,
bensì l'affiatamento fra l'uomo e l'animale nella loro fedele convivenza su questa povera
terra, vi sia lo spirito umano e il sentimento dell'animale, lo spiritualismo ed il materia-
lismo nella loro più perfetta signifìcanza ».

Vieppiù rinomato poi fra i quadri di questo genere è quello dei bambini Gesù e San Gio-
vanni, noti col nome di Los ninos de la concita, ossia i Bambini dalla conchiglia, essendovi
rappresentato il primo in atto di dissetare il secondo (forse per un'allegorica allusione) con
una conchiglia ripiena d'acqua (fìg. 8a).

In questa tela, eh'è tenuta fra i capolavori riuniti in quella specie di tribuna eh'è la
sala detta d'Isabella II, risplende tutta la bellezza onde il felice pennello del Sivigliano
sapeva improntare le sue figure infantili. E invero egli per questo rispetto, fatta astrazione
della differenza nel modo di dipingere in ragione della differenza dei tempi, potrebbe essere
chiamato il Correggio della Spagna, dappoiché tutti e due si qualificano per eccellenza come
pittori delle creature infantili, dalle quali sanno ritrarre più che ogni altro artista tutto
quello che hanno di pittoresco nella naturale grazia e vivacità dei lineamenti, delle mo-
venze, della freschezza e morbidezza delle carnagioni.

Dove il Murillo poi potè sbizzarrirsi col riprodurre simili figure nei più aggraziati c
svariati gruppi, si è nei quadri molteplici in cui prese a trattare l'argomento di particolare
predilezione in quei tempi, e che si conosce sotto la denominazione della Concezione di M. V.
Gli è in questo genere di opere che l'autore quasi si personifica e in cui raggiunse il colmo
della sua gloria e della sua rinomanza. Esse sono il vanto oggidì di parecchie fra le più
cospicue gallerie, come quelle pubbliche di Parigi, di Pietroburgo, di Madrid e di Siviglia,
non che di alcune private nella Spagna medesima e in Inghilterra,

Il soggetto accennato è argomento per lui allo svolgimento dei più vaghi motivi di
figure femminili in giovanile età, idealmente librate nell'aria e mollemente circondate da
nubi e da bambini celestiali che ne significano la gloria. Il Prado ne annovera non meno
di tre; una di piccole dimensioni e due grandi, da tutti contemplati con ispeciale ammira-
zione e prese di mira continuamente dai copisti. Fra queste mi piace di dare qui riprodotta,
per quanto è possibile, quella che più d'ogni altra ebbe ad impressionarmi per la squisita
bellezza delle linee, accoppiata ad una delicatezza di tinte sfumate, che Viene si confanno
ad un tema di ordine affatto astratto e di pura immaginazione (fig. 9a).

Un'altra categoria di quadri nei quali il Murillo trovò l'opportunità di esercitarsi fre-
quentemente, si è quella delle immagini dei Santi più venerati dalla Chiesa. Egli li trattò
in diversi modi, vale a dire ora come singole figure, ora circondati dalle favorite glorie di
angeli o nell'ambiente di qualche fatto concernente la loro vita. In molte di queste vedesi
a vero dire rispecchiata ad oltranza la suggestione di un fanatismo che non poteva fare a
meno di condurre l'artista a concetti, i quali peccano ora per un sentimentalismo esa-
gerato, ora per l'apparato farragginoso o pel crudo realismo dal quale non rifugge là dove
introduce dei particolari assolutamente barocchi e di cattivo gusto. Ci basti rammentare in
proposito la sua grande tela rappresentante la Cucina degli angeli della Galleria del Louvre,
dove questi in presenza di un San Diego cappuccino, rapito in estasi celeste, vedonsi affac-
cendati nel modo più materiale e triviale intorno ad ogni sorta di utensili da cucina, coi
quali stanno allestendo una refezione.
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