Archivio storico dell'arte — 6.1893

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G. FRIZZORI

raccolta di Carlo II re di Spagna, e che fu tolto in seguito dal palazzo reale per essere
incorporato alla grande Pinacoteca.

Yi e in questo ritratto un miscuglio di qualità, ad un tempo attraenti e ripulsive, vera-
mente singolare. Dal fare largo, grandioso e sciolto dei pittori per eccellenza dei quali ci
siamo occupati fin qui conviene, in primo luogo, fare astrazione intieramente. Per lo stesso
motivo gii ò pur questo uno di quei quadri che figurerebbero meglio in mezzo ai suoi simili
che non nello splendido salone dedicato, per la massima parte, all'arte più matura. Veduto
iu vicinanza delle tele di Tiziano, di Rubens, di Yan Dyck, di Yelazquez, il Durerò non può
parere che duro e stentato nella esecuzione. L'acconciatura stessa, nella quale egli ci si
presenta, rivela una vanità quasi puerile, per non diro donnesca. La chioma abbondante e
inanellata che gli scende sulle spalle è quella stéssa die ricompare vieppiù leonina nel celebre
suo ritratto, posteriore di parecchi anni, nella Pinacoteca di Monaco. E simile è il lucicore
esagerato della cute, quasi l'osse tersa di sudore. Eppure vi è del nerbo in questa figura;
è l'osservatore penetrante del vero che vi trasparisce, e che in questa stessa sua immagine
ricavata dallo specchio si è compiaciuto di rendere ogni particolare con una nitidezza che
ci richiama le qualità dell'autore delle preziose serie di stampe costituenti alla loro volta
il titolo precipuo della sua gloria d'artista. Fortunato pertanto il Prado di possedere anche
questo ritratto !

In luogo più remoto e nascosto stanno appese altre due tavole tenute per opere dello
stesso Durerò. Contendono le due figure (piasi grandi al vero, di Adamo e di Eva. Il catalogo
le dice firmate entrambe dall'autore, e adduce l'autorità dello storico Yan Mander che le
cita come dipinte nei 1507. La critica moderna tuttavia glieli toglie, riconoscendovi soltanto
l'opera di un suo seguace più o meno immediato. L'opinione di coloro che vi ravvisano la
mano di Hans Baldung Grùn, altro valente pittore germanico, ch'ebbe certamente qualche
famigliarità col Durerò, panni la più attendibile. Figurano come già facenti parte della
raccolta del re Filippo IX.

Si rannoda principalmente al nome de] (plinto Filippo, il nipote del gran re francese, come
ebbi ad accennare da principio, il gruppo ragguardevole di opere della Scuola francese,
opportunamente riunito in apposita sala.

Ma io non mi nascondo, che, come non saprò sfuggire alla taccia di avere sorvolato
troppo ad altri pittori importanti e bene rappresentati al Prado, così non avrò tenuto equa
bilancia, contentandomi qui di rammentare fugacemente i più eminenti campioni dell'arte
francese che tengono il campo in detta sala. Per cominciare col più italiano d'infra essi,
coli'immortale paesista Claudio di Lorena, dirò che vi si enumerano ben 10 sue tele, non
tutte però egualmente pregevoli e ben conservate.

Yieppiù numerose quelle del Poussin, tanto stimato in Francia, ma nel quale noi so-
gliamo ravvisare piuttosto un nobile interprete della natura dell'arte italiana, che non un
ingegno originale.

A questi aggiungeremo il focoso Giacomo Courtois, detto il Borgognone, che ci porge
alcune sue battaglie e scaramuccie.

Più intimamente francesi, infine, il Mignard, il Largillière, il Youet, il Rigami, il Yernet,
l'amabile madame Yigóe Le Brun e lo spiritosissimo Watteau.

Il nostro programma poi, ch'era quello d'illustrare soltanto i capolavori, valga pure a
difenderci contro 1' ommissione di molti altri Fiamminghi, di tutti i Bolognesi del Seicento,
di parecchi Napoletani fra i quali primeggia Luca Giordano (valente, a dir vero, ne'suoi
grandiosi affreschi all'Escoriai più che ne'suoi quadri); infine, di molti altri Spagnuoli
antichi e moderni, ai quali pure non si vorranno contendere i loro meriti a seconda delle
intenzioni e dei tempi.

Gustavo Frizzori.
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