Archivio storico dell'arte — 6.1893

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ALESSANDRO VESME

Vari Loo, dò qui l'elenco di quelle undici pitture, delle quali spero di non aver male inter-
pretato il significato:

1", Clorinda chiede la libertà di Sofronia ed Olinto (canto II);

2°, Erminia si veste delle armi di Clorinda (e. VI);

3°, Erminia fra i pastori (e, YII);

4°, Tancredi ferisce Clorinda (e, XIT) ;

5°, Tancredi battezza Clorinda (e, XII);

6°, Tancredi piange sulla tomba di Clorinda (c. XII);

7", Armida trova Rinaldo dormiente (c. XIY);

8°, Armida incatena Rinaldo di fiori (c. XIY);

9°, Armida sul lido rimprovera Rinaldo (e. XVI);
10", Erminia e Yafrino presso Tancredi ferito (c. XIX);
11", Rinaldo disarma Armida (c. XX).
Due dei soggetti descritti, cioè VErminia fra i pastori ed il Combattimento fra Tan-
credi e ('/ori/ahi, sono ben noti agli amatori di belle arti per le incisioni che ne fece
Porporati, le quali però, benché pregevoli, non sono dei suoi lavori più riusciti.

Le pitture originali, dipinte ad olio su tela, si trovano ancora nel luogo per il quale
furono eseguite, cioè in quel gabinetto piccolissimo, ma ornato con tanto buon gusto e
tanta eleganza, detto del Pregadio. Non sono quadri propriamente detti, uè vere sopraporte,
e sono incastrate nel ricco tavolato in legno che riveste le pareti. Ve n'ha di due dimen-
sioni diverse, ma tutte e due non grandi. Nei numeri 3-8, 10 e 11 le ligure sono della
stessa altezza che nelle stampe di Porporati, cioè di circa un palmo. Nei numeri 1, 2 e 9
sono un po' maggiori.

Dice il Rovere (Descr. del li. Palazzo, 137): « Erano questi dipinti già alquanto degra-
dati, (piando nel 1847 li ristaurò Antonio Vianelli ». Malgrado tale ristauro vi si scorgono
notevoli segni di deterioramento e l'effetto che producono al presente è per conseguenza
incompleto. Ciò spiega in parte com'essi destassero più viva ammirazione nel secolo xvm
di (pianto possano destarne al dì d'oggi.

Per la rea! villa di Stupinigi, da poco innalzata su disegno dell'illustre Juvara, Van
Loo ebbe a dipingere a fresco la vòlta d'una sala, e questo fu il lavoro più importante e
fórs'anche il primo in data fra quelli da lui eseguiti in Piemonte. Vi rappresentò il riposo
di Diana e delle sue ninfe dopo la caccia, con numerose e leggiadre figure di donne, di
putti e d'animali, pittura che s'ammira ancor oggi ottimamente conservata. Dandré (p. 22)
la rammenta in questi termini: « Suivons-le à Stupinigi ; admirons le plafond, où il repré-
sente Diane au retour de la chasse accompagnée de ses Xymphes; ouvrage qui réunit à
la brillante vivacité de la fresque la vigueur moèlouse de rimile ».

Il cicerone della villa non manca di far notare in questo soffitto un Cupido in attedi
tirare una frecciata, dipinto in modo che da qualunque angolo della sala il visitatore lo
guardi, si vede sempre preso di mira. Simili artifizi, di effetto divertente e singolare, ma
non guari difficili tecnicamente, sono stati dai pittori di quei tempi, specialmente da quelli
educati in Roma, adoperati sino alla sazietà; ma Carlo ue fece qui un'applicazione assai
giudiziosa, come quella che si presta ad un'interpretazione allegorica e morale facilmente
comprensibile.

Della Diana di Stupinigi esistono riproduzioni in fototipia fatte da Charvet-Grassi
(Raccolta di soffitti, tav. XXXY, e Putti c figure decorative, tav. XXI, XXII e XXIII).
Nella leggenda di detta fototipia la pittura è, con errore imperdonabile, attribuita ora a
Claudio Beaumont ed ora al veneto Crosato.

Sbaglia il Lanzi dove asserisce che Carlo dipinse anche nel castello di Rivoli.

Vau Loo in Piemonte non lavorò esclusivamente per la corte. Dandré-Bardon ricorda
di lui « un grand tableau représentant VImmaculée Conception pour l'église de Saint-Phi-
lippe de Néri ». Questa pittura è citata in tutte le antiche guide della città, e lo è ancora
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