Archivio storico dell'arte — 6.1893

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ALESSANDRO VESME

Souci, à la grande salle de marbré, le plafond qui représente l'Assemblée des dieux pour
recevoir Ganymède, et deux tableaux: le sacrifice d'Iphigénie et l'Ecole d'Athènes. Il a
peint également les plafonds du nouveau Sans-Souci et a fait deux portraits de Frédéric,
en 1764, l'un pour l'impératrice d'Allemagne et l'autre pour le prince de Kauwitz, son
ambassadeur ».

Qualche notizia di più, specialmente per ciò che riguarda i quadri da lui esposti ai
Salons di Parigi, si ha in Auvray, Dìctionnaire des artistes frangais. Ivi è detto: «Il ac-
compagna à Rome son onde Carle Vanloo et son frère Louis Michel... ; recu académicien
le 30 décembre 1797, sur un Saint Sébastien (à Versailles, paroisse Notre-Dame) ; adjoint
à professeur en 1770; adjoint à recteur en 1790 ». L'anno iu cui Carlo Amedeo lasciò la
Francia per andar a servire il re di Prussia fu il 1 703 (Nouvelles archives de l'art fran-
gais, II, 95).

Intorno alle opere ch'egli eseguì alla corte di Federico II, si consulti il libro di Seidel,
Friedrich der Grosse und die franzósische Mederei seiner Zeit.

Ma le opere citate e le altre da me consultate sono inesatte nel dire Carlo Amedeo
nato in Torino, sia nel 1715, sia nel 1718. Egli nacque a Rivoli, a 13 chilometri da To-
rino, il 25 agosto 1719, mentre suo padre vi si intratteneva per i lavori di cui sopra si
è parlato; ed in prova dò qui Tatto battesimale da me trovato nei registri della parroc-
chia di Santa Maria della Stella, la quale aveva giurisdizione sul castello reale: «Anno
millesimo septingentesimo decimo nono... Vanlò Carolus Amedeus Filippus fìlius DD. Joan-
nis Baptistae et Margaritae jugalium Vanlò, natus die 25 augusti, et 3 septembris bapti-
zatus; patrini fuere Carolus Emanuel dux Sabaudi*», [allora principe ereditario, poi re],
«eiusque procuratorio nomine Ill.ua Comes Birac ex Porge» [Birago di Borgaro] « et D. Prin-
cipissa Carignani », [la (piale allora si trovava in Francia], « seu eius procuratorio nomine
[ll.ma Domina Barona Barbara Ciarlota San Muri Contestaren (?) », ecc.

Di questo Van Loo parla anjphe il Denina, La Prusse littéraire, t. Ili, p. 164: «Charles
Amédé Van Loo, un des quafres ou cinque peintres d'une fami Ile de ce nom, a été quel-
ques années premier peintre de Frédéric II après la mort de Pesne. 11 étoit d'une famille
originaire des Pays Ras, mais établie à Nice ou à Aix en Provence. On voit de lui des
plafonds bien peints; mais ils n'atteignent pas la perfection de ceux de Jean Baptiste son
pére et de Charles André son onde. C'est qu'il n'eut pas occasion de peindre L'histoire des
saints dans les couvents (!?) cornine ses ancétres».

Come confessa il Dussieux, non si conosce ranno della morte di Carlo Amedeo, il quale
però viveva ancora nel 1790. Non credo che in Piemonte, e forse in Italia, vi siano sue
pitture; ma sonvene al Louvre. Il Museo Civico di Torino possiede un suo autografo: è
una lettera del 15 dicembre 1779, in cui ringrazia che la sua pensione sia stata portata
a L. 800. La signora Adelaide Guyard, in seconde nozze signora Vincent, nel 1785 pre-
sentò all'Accademia reale di pittura di Parigi, della quale era membro, il ritratto d'Amedeo
Van Loo.

Cesare Van Loo.

Giulio Cesare Dionigi Van Loo, figlio di Carlo Andrea e di Cristina Somis, nacque a
Parigi, sotto la parrocchia di San Sulpizio, addì 20 maggio 1743 e fu pittore di paesaggio,
allievo del padre. Il 30 ottobre 1784 fu ricevuto all'Accademia di Parigi; prese parte a
molti Salons dal 1785 al 1817, e nell'anno XIII ebbe una medaglia d'oro. Sposò, forse in
Italia, Teresa Manajoli. Modesto Paroletti, che l'aveva conosciuta in Piemonte, dice che
questa « valorosa donna, romana d'origine, aveva il dono di spargere fiori e grazie nella
civile conversazione » {Piemontesi illustri). Essa morì a Parigi nel 1817, e in seguito al
decesso di lei si fece una pubblica vendita di diversi oggetti d'arte, il cui catalogo fu stam-
pato, e ristampato poi per estratto in Ch. Blanc, Trésor de la curiosité, II, 317.
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