Archivio storico dell'arte — 6.1893

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STUDI E MEMORIE RIGUARDANTI L'ARTE ITALIANA

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sulla relazione delle diverse arti fra loro — così di quelle figurative come della poesia e della
musica — giovandosi principalmente dei detti, degli argomenti, delle sentenze, dei giudizi
che il maestro stesso ci lasciò raccolti nel cosidetto Paragone, vale a dire in quella parte
del Trattato della Pittura che tratta della gara di quest'ultima colla natura, colla scultura,
La poesia e la musica. Per l'indole stessa del suo soggetto il discorso del Brun si sottrae
all'esser compendiato in questo luogo; raccomandiamo, invece, la sua lettura a chiunque
piglia interesse all'arte. Un tema molto più ristretto prende a discutere Th. v. Frimmel
nel suo articolo intitolato: Das Auge Lionardos da Vinci (L'occhio di L. da V.) Da in-
dicazioni attinte agli scritti del sommo artista egli prova essere stato miope. Queste in-
dicazioni sono le seguenti: Parecchie volte Leonardo accenna all'apparirgli più grandi gli
oggetti visti colla pupilla dilatata che con quella contratta; dice egli di vedere le stelle
più piccole osservandole per una apertura angusta, p. e. un foro praticato colla punta di
un ago in un foglio di carta, che quando le guarda coli'occhio solo; e similmente nota di
poter discernere a grande distanza due fiamme vicine una all'altra, se le osserva per un'aper-
tura stretta, mentre esse gli si confondono in una sola viste coli'occhio aperto. Ora, questi
fenomeni, come dimostra il nostro autore, sono appunto quelli che si verificano nelle per-
sone di vista corta. E non gli pare strano, se uno degli uomini più geniali, degli artisti
più universali dovette accomodarsi allo stesso difetto a cui sono sottoposti milioni di mor-
tali di ben minore levatura. L'indole del grande maestro lo traeva a investigare tutto da
vicino. Certo egli ha molto letto, ha disegnato molte cose di piccole misure, e ha scritto
moltissimo e con piccolissimi caratteri. Così egli pure, come tanti altri, per mezzo dell'abi-
tudine contrasse una specie di miopia che era conforme al modo stesso della sua occupazione
ordinaria, ma che, piuttosto che essergli d'impedimento, lo aiutava nei suoi lavori, nelle sue
investigazioni.

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Il Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen des a. li. Kaiserhauses (Annuario delle
raccolte imperiali austriache) edito a Vienna, nel suo voi. XIII contiene le seguenti con-
tribuzioni spettanti all'arte italiana. Il dott. Federico Kenner, conservatore dell'imp. Ga-
binetto numismatico in una memoria intitolata: Leone Leonis Medaillen fiir den Kaiser-
lichen Hof tratta minutamente delle medaglie del Leoni eseguite per la famiglia impe-
riale. Non solo le descrive, una per una, servendosi dei modelli, che se ne custodiscono nel
gabinetto imperiale, ma egli rischiara pure la storia di ciascuna di esse investigando per
qual occasione, in che tempo, in quale luogo ciascuna fosse lavorata. Così egli da una parte
riesce a provare che la medaglia di Maria regina d'Ungheria e sorella di Carlo Y attribuita
dall' Armand (t. I, p. ICS, 26 e t. III, p. 09, r) e dal Plon (pag. 262, tav. XXXI, 7) al Leoni
non può essere opera sua, e che questi, invece, molto probabilmente non eseguì nessuna
medaglia raffigurante la regina. D'altra parte riesce a restituire al maestro con argomenti
validissimi parecchie medaglie che fin ora furono poste fra le opere di maestri anonimi. E
sono due medaglie di Ferdinando I (Armand t. II, p. 236, 1), due di suo figlio Massimiliano
(I. c, pag. 237, 2), ed una di Filippina Welser, moglie dell'arciduca Ferdinando del Tirolo
(1. e, pag. 238, 13 e t. Ili, pag. 68, k). Chiude l'autore la sua interessante memoria con una
analisi particolareggiata dello stile e del fare tecnico del Leoni e coll'enumerare i suoi al-
lievi e seguaci fra i quali erano di certo ammaestrati da lui suo figlio Pompeo e Giacomo
Trezzo (1520-1589), molto probabilmente anche Annibale Fontana (1540-1587), mentre, quanto
a parecchi altri medaglisti che fiorivano circa il 1550, come il Signoretti e il Ruspagiari
di Reggio, il Bombarda di Cremona, e A. Abbondio il giovane (1538-1591), appare chia-
ramente l'influenza ch'ebbe sul loro fare la maniera del Leoni. E questa influenza il no-
stro autore è propenso a vederla fino nelle medaglie di Aless. Vittoria (1525-1608), e in
quelle dell'Anonimo che ha segnato le sue opere colle iniziali F. Y.
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