Archivio storico dell'arte — 6.1893

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adolfo venturi

Romagna stessa (ove mi accadde di ritrovare, e particolarmente nella Pinacoteca dell'Isti-
tuto di BB. AA. a Ravenna, una Madonna dell'Utili non come tale designata), 1 sono co-
stretti a mutar nome con quello di lontani parenti, di condiscepoli e di maestri, e col nome
anche la patria. La miglior sorte die può capitar loro si è di portare il cartellino col nome
di Ignoto! E tale rea sorte non è propria soltanto di artisti di scuole secondarie o terziarie,
ma anche di altri che furono educati dai più grandi maestri, e talora de'maestri stessi.
Tali idee volgevo nella mente, visitando parecchie Gallerie minori italiane, e le richiamo
ora nel!'accingermi ad esporre alcuni risultati delle mie ricerche.

A Venezia, nel Seminario patriarcale di Santa Maria della Salute, trovasi la collezione
che il marchese Federigo Manfredini raccolse principalmente a Firenze, e lasciò a quel luogo
morendo nel settembre del 1829. Sono noti il grazioso dittico di Filippino Lippi (tav. I) e
il Beccafumi da Siena, rappresentante Penelope, con le carni rosate e il manto iridescente,
ancora attribuito senza ragione al Pcruzzi (tav. II), benché il Morelli abbia corretto l'er-
rore. 2 Ma niuno ha ricordato un quadro di Giovanni Antonio Boltrarrio, assegnato sin qui
a, Leonardo da Vinci (tav. Ili), una «Sacra Famiglia » con un angiolo che suona la chitarra,
purtroppo guasta grandemente da restauri. Il nome di Boltrarrio corre alla mente subito di
chi osservi la mancanza di rilievo nel braccio della Vergine coperto da velluto rosso, trin-
ciato cosi eli e lascia trasparire la sottoposta camicia bianca: mancanza di rilievo che si nota
in altri quadri dell1 autore, smagliante coloritore senza profondità. Notisi anche un parti-
colare proprio del Boltraffio; la mano aperta della Vergine, col dito medio specialmente dis-
giunto dall'anulare, le braccia lunghe del Bambino, la mano enorme di esso. La Madonna
ha il tipo della Vergine delle Roccie. Dietro alla tavola sta uno stemma con un elmo soprap-
posto da una figura muliebre, che brandisce con la destra una spada e tiene un libro nella
sinistra: le maniche della donna sono bianche, rosse e verdi, colori che ritornano nella fascia
che gira intorno alle veste di essa. Lo scudo è diviso nella parte superiore da sei bande
ora bianche ora verdi, nella parte inferiore è colorato di rosso. E questo è lo stemma, se-
condo il canonico Giannantonio Moschini canonico della Marciana, della famiglia Sforza
Pallavicini.

Di fiorentino vi è ancora una Madonna col Bambino di Fra Bartolomeo di San Marco, pur-
troppo ritoccata (tav. IV), simile per fattura air anconetta della Galleria Poldi Pezzoli in Mi-
lano, con line' lumeggiature d'oro, con un'orlatura d'oro sul manto calligrafica, ingros-
santesi nella parte in luce. Nei pennacchi dell'arco sotto cui siede la Vergine, si vede 1'ar-
cangelo Gabriele e la Vergine annunciata a monocromato su fondo a tratteggini dorati. È
scevro da restauri il piccolo tratto di paese, con piccole pianticelle nel dinanzi e prati fre-
schi, e un monte azzurro nel fondo e roccie che spiccano sulla tinta rosata del cielo.

Accanto a questo quadro sta una « Deposizione della Croce » del Bacchiacca con cu-
riose gradazioni di rosso, ora pallido, ora vivo, ora violaceo, e di verde ora tendente all'az-
zurro, ora al viola. Le forme delle figure sono alquanto rotondeggianti, i loro occhi infos-
sati ; e tuttavia la composizione non manca di vivacità, specialmente nella rappresentazione
dei cadaveri dei ladroni, portato l'uno sulle spalle da due uomini, l'altro steso a terra e
visto in iscorcio.

Appresso sta un ritratto di una fanciulletta di Alessandro Allori, segnato Lycretle j
minerbettìk | obit a. ni | e. s. 1580. Essa tiene nella destra una serpe, simbolo del male
che la condusse alla tomba in tenera età. Il colore della figurina è freddo, il disegno un

1 A Faenza, nella Galleria, passa pure col nome di
autore ignoto un quadro di G. B. Utili, una lunetta rap-
presentante VAnnunziazione della Vergine, con due an-
gioli assistenti, che sono ispirati a quelli del quadro
del «Battesimo» di Yerrocchio e Leonardo nell'Acca-
demia di BB. AA. di Firenze. Le due figure in tavole

separate dei SS. Gio. e Sebastiano si connettono evi-
dentemente allo stile della lunetta.

2 La tavola fu acquistata dallo spedale di Siena
(V. La chiesa e il seminario di Santa Maria della Sa-
lute in Venezia descritti da Giannantonio Moschini.
Venezia, 1S42).
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