Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IG-LNO BENVENUTO SUPINO

la quale de' essere al paraghone della taula che à fatta per l'altare di santa Maria e san
Clemente, e promette darla fatta a tempo che da oggi a uno anno possi esser missa al
luogho e a spese dell'Opera, e debite avere per dipintura, quando sarà in duomo, ducati 120
di lire 7 ». 1 Sarà dunque bene notare subito, che la tavola di San Giorgio non era la prima,
come vorrebbe il Vasari, ma la quarta a cui lavorava il Sogliani, e che, se si fosse trattato
di seguitare un lavoro già cominciato da altro artista, sarebbe stato assolutamente inutile
che l'Operaio gli avesse data la dichiarazione dei santi, che dovevano esser dipinti nel quadro:
sichondo la nota li abbiamo data; e che, se il lavoro fosse stato effettivamente lasciato in
tronco da Perin del Vaga, doveva per lo meno esservi a chiaroscuro o a semplice contorno
segnato il concetto svolto dall'artista e le figure che vi avrebbero dovuto andare. Nò l'Operaio
avrebbe pagato lo stesso prezzo degli altri, anzi, stando alla stima che si trova nella filza
dell'Archivio del Capitolo, uno scudo di più, questo quadro, il cui lavoro si limitava solo a
finire l'opera da altri incominciata. Ma a porre anche maggiormente in dubbio il racconto,
che a Pierino fosse affidata la tavola della cappella di San Giorgio, citeremo quest'altro
documento, dal (piale si apprende che il dì 15 aprile 1537, a maestro Nicolò De Labrugia
pittore, l'Operaio fece buono lire 70 «per sua faticha di quello à dipinto una tavola
da altare, che aveva andare alla chappella di San Giov. e San Giorgio, la quale non ci
parve la dovesse finire: e perche non perdesse la faticha sua, li facciamo buono ditta
somma».2 Dunque, proprio nel tempo in cui Pierino aveva lasciato Pisa, l'ordinazione della
tavola per questa cappella era stata già data ad altri che non il Sogliani; non ci pare
allora esatta la notizia che il Sogliani prendesse a terminare la tavola cominciata da Pie-
rino: può essere bensì che, dovendosi fare il quadro per l'altare, si fosse pensato prima
di affidare il lavoro a Pierino, e poi per l'assenza di lui e per la infelice riuscita dell'altro
artista, venisse dato definitivamente L'incarico al Sogliani, che fece il quadro, come attual-
mente si vede. E a così concludere, olire che ci convince il documento da noi trovato, e
che parla solo di pittura murale non d'altro, ci persuadono, e non dubitiamo abbiano a
persuadere anche gli altri, le notizie e le ragioni che qui siamo andati enumerando.

YI.

E, giacche siamo venuti a parlare del Sogliani, diremo, che dimostrato come il quadro
della cappella di San Giovanni e San Giorgio, sino ad ora attribuito in molta parte a Pie-
rino, sia da ritenersi assolutamente del Sogliani, ci pare non inutile ricercare, se lo stesso
ragionamento non sia, più che opportuno, necessario per l'altro quadro, posto a uno dei
pilastri della cupola, in cui è rappresentata la Madonna in piedi col Bambino, attribuito
dagli storici a Pierino del Vaga. Anzi il Da Morrona aggiunge, che un pittore di merito
gli attestò mentre visse di aver visto il bozzetto originale del detto maestro, e che questo
dalla nobile famiglia De-Angelis passò in altre mani, e finalmente in oltramontani paesi.3
Nonostante il dissidio avuto con l'Operaio, avrebbe potuto benissimo Pierino dipingere una
Madonna per il Duomo, sebbene nessun documento ce lo faccia anche lontanamente sup-
porre, o potrebbe anche questa Madonna essere stata portata nel Duomo da qualche altra
chiesa della città, sebbene anche di questo fatto non si abbia alcuna notizia: confessiamo
però, giacche conviene dire subito che noi la crediamo opera del Sogliani, che in aiuto a
questa nostra asserzione e documenti e notizie ci mancano.

1 Archivio dell' Opera. Debitori e Creditori, B,
pag. 98.

2 Arch. dell' Opera. Deb. e Cred., B, azzurro, pag. 74.

3 Morrona, Pisa illustrata, voi. I, pag. 308.
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