Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IGINO BENVENUTO SUPINO

tiva prova da lui fatta, fece pentire l'Operaio dell'incarico affidatogli, e in nota alla stessa
partita si legge: «dipoi si li scrisse non la facesse e chosì Lui fu chontento e si fece così
per lo meglio ».

È pur vero che i lavori del Mecherino paiono fatti senza fatica e con soverchia viva-
cità; ma ci sembrano così vuoti e manierati, dalle pieghe esagerate e cartacee, e così falsi
di colore, che non sappiamo comprendere le lodi del Vasari, ripetute dal Borghini, per tali
pitture, salvo non si concluda che i difetti propri dell'artista erano anche quelli del suo
biografo.

I quattro Evangelisti vengono detti dallo storico aretino figure molto belle: noi quel
clic abbiam detto per i quadri dovremmo ripetere, aggravando, per questi quattro santi, i
quali se attestano una facilità straordinaria, una pratica non comune, una abilità di pen-
nelleggiare grandissima, ci lasciano freddi e indifferenti e ci sembrano più cartoni a chia-
roscuro che vere e proprie pitture, più lavoro di decorazione che studiata opera d'arte.

Vili.

Ma veniamo piuttosto al Sodoma, (die, per mezzo di Gliov. Battista del Cervelliera, ve-
nuto da Volterra a Pisa, fece pei1 L'Operaio del duomo due quadri che furon posti nella
nicchia di dietro all'aitar maggiore: così il Vasari.

Nel Memoriale dell'Operaio del 1540 si legge: «nota chome il Sodoma venne di Siena
a dipingere a risa, da dì 4 di marzo a dì 11 di novembre»,1 e ciò verrebbe a smentire
la notizia datata dal Vasari, che ce lo fa venire da Volterra; comunque sia, in queir epoca
venne a Pisa e si sa «die l'Operaio, come già aveva fatto per il Sogliani, prestò all'artista
molte robe dell'Opera, la maggior parte delle quali furono rese, ma guaste e logore e allora
li si misero a sa confo, o pagholle, come è scritto accanto a ogni oggetto nel libro citato. - Co-
minciò quindi a lavorare al quadro della Pietà, « per quel pregio », scrive l'Operaio, «sarà
giusto, sichondo gl'ordini degl'altri vi sono, e a quel preso, d'àchordo chon lui, che disse
tutto si rimeteva i' noi » 3 e il prezzo fu stabilito in ottanta scudi, come appare dalla se-
guente partita:

« M.° Giovanantonio d'Iacopo Tisoni da Verse, pi toro, de'avere a dì 5 di magio scudi
otanta di lire sete per scudo, (die tanti restammo d'àchordo questo dì, dardi per dipintura
d'un quadro del mexo di saghrestia, che v'è dipinto la Pietà, chon altre nove ligliure al
naturale, chon axuro intramarino e la figura di S. Bartolomeo, titulo de l'altare, auto questo
dì in duomo, chon pato che i colori d'axurro intramarino die vi sono, l'usino di più val-
suta che gl'altri eholori delle taule e quadri che sono in duomo, di scudi dodici si gl'abi a
fare buono da' ditti scudi dodici in suso che fusi stimato valesino più ditti eholori, ma sino
a scudi dodici non si gli à fare buono altro ».4

II quadro fu collocato al posto il 4 di maggio: fu inverniciato in casa dell'Opera e
Michele di Lorenzo Spagnuolo, Jegnaiuolo, dette la cornicetta di cipresso per dorare il quadro
della Pietà in sagrestia; e si dettero lire 12 e soldi 2, il 19 dello stesso mese, a idi di-
pintore genovese per venire a vedere et quadro del chavaliere, porto maestro Stagio. 5

Avrebbe dovuto, quindi, lavorare a una tavola d'altare quadra, di braccia 5 f/2 lunga
e braccia 4 Larga, che lo stesso giorno, 5 maggio 1541, aveva preso a dipingere per il
duomo e per l'altare di San Bartolomeo, Sant'Andrea e altri titoli, e per la quale aveva
già avuto lire 35; la qual tavola doveva avere otto figure e La Madonna col Bambino al
naturale, e doveva stare al paragone delle altre del Sogliani e meglio.0 Ma il lavoro non

1 Arch. dell'Opera. Memoriale n. 3, pag. 46.
- Arch. dell'Opera. Memoriale n. 3, pag. 45.
3 Arch. dell'Opera. Kicordanze, 19, pag. 63*.

i Arch. dell'Opera. Ricordanze, 19, pag. 122.
5 Arch, dell'Opera. Ricordanze, 19, pag. 120*.
<; Arch. dell'Opera. Ricordanze, 19, pag. 122.
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