Archivio storico dell'arte — 7.1894

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FRANCESCO MAL-AGUZZI VALERI

potente all'arte nuova a Bologna, la cui scuola, poco dopo, col Francia, doveva toccare
il sommo. E naturale quindi che anche i codici miniati bolognesi non presentino l'interesse
di quelli di scuola fiorentina o ferrarese: la varietà nelle composizioni è limitata e l'arte
è sempre in ritardo, riguardo al tempo.

Ma siccome la storia dell'arte, come quella dei fatti, non studia soltanto gli eroi e il
numero delle miniature bolognesi nelle collezioni italiane è rilevante, l'esame delle carat-
teristiche di questa scuola sui codici dell'Archivio di Stato di Bologna non tornerà meno
utile agli studiosi dell'arte.

La collezione di cui teniamo parola è la più adatta a un tale esame, essendo composta
quasi esclusivamente di opere bolognesi: essa ammonta alla cifra di oltre centocinquanta
codici con miniature, nonché un numero rilevante di pergamene sciolte, bolle papali, diplomi
sovrani e dei grandi rotali dello Studio, due per anno, dal 1438 al 1799.

La raccolta s'inizia con molti frammenti dei secoli xi, xn e xm, per la maggior parte
antiche copertine di codici, tra cui sono notevoli parecchie lettere miniate su fondo d'oro
del xm secolo di scuola francese, coi finissimi fregi grotteschi, tanto in voga in quel tempo
in Francia 1 e altre in grandi proporzioni del genere detto longobardo o longobardo-caasinese.

I primi esempi di miniature bolognesi con figure rimontano qui al 1248 cogli Statuti
dell'arte dei falegnami, cui seguono quelli del 1278 con figure allusive all'arte stessa. Dello
stesso secolo meritali menzione le matricole della Società degli spadari del 1285 e gli Statuti
della Società degli orefici del 1299 e altri pochi. 'l L'arte vi è affatto rudimentale e scorretta.
I colori sono dati a campitura, senza lumeggiature, e predominano fin d' ora quei fondi
d' azzurro d'oltremare, che sono una delle caratteristiche dei miniatori bolognesi e che tro-
veremo per quasi tre secoli usati frequentemente. I fogliami di fantasia che ornano i mar-
gini di tanti codici di questo e del susseguente secolo sono pesanti, coi margini fortemente
marcati e con predominio di tre colori : 1' azzurro, il rosso e il rosa. Solo nel trecento avan-
zato incominciamo a trovare in questi fogliami, sempre convenzionali, un po' di forma colle
ombreggiature e i colpi di biacca che animano rozzamente le foglie e più esteso l'uso
dell' oro applicato col bolo armeno e brunito : i fondi ci' oltremare si vanno adornando di
sottili filetti in bianco che girano tutt' attorno ai vani. Progredendo negli anni, i colori si
fanno più vivaci e spesso stridenti, gli svolazzi si allungano e girano intorno ai lati su-
periore, interno ed inferiore delle pagine, i vani si coprono di pallottoline d'oro cerchiate
rozzamente in nero e la cura del miniatore sembra rivolgersi quasi esclusivamente ai fregi
e agli stemmi : nei quali ultimi il sentimento, diremo così, araldico è sempre assai mar-
cato. Le figure sono dure, stecchite, non essendo che la riproduzione delle solite forme
di rito dell' arte così detta bizantina : nè, fra tanta povertà di esecuzione, è dato rintrac-
ciare qualche tentativo di ribellione alle solite forme. Tra i codici di questo tempo della
nostra collezione ricorderemo : gli Statuti dei mercanti del 1329, con una grande miniatura che
rappresenta un mercante in atto di vendere un panno, e gli Statuti dell'arte stessa del 1346
ricco di fregi e stemmi. Notevole il codice degli Statuti dei drappieri del 1346: contiene
un grande minio colla Maddalena in orazione cui appare 1' angelo col vaso degli unguenti

1 Auguste Mounier. Les manuscrits, Paris, Ha-
chette, 1892, Gap. VI.

2 Un esempio notevolissimo di quest'arte nel due-
cento in Bologna è la miniatura delle matricole della
Compagnia dei Battuti del 1260 nelf Archivio presso
l'Amministrazione degli Ospedali. Raffigura la Ver-
gine col Bambino in braccio in atteggiamento dol-
cissimo e Gesù Cristo legato alla colonna che riceve
le battiture. In detta matricola è ricordato un Ro-
dolfo di Zanino, pittore.

Crediamo utile notare che nelle ricerche intorno

a' miniatori della fine del sec. xm e principio del xiv
non ci fu mai dato d'imbatterci nel Franco Bolo-
gnese, ricordato da Dante. Non molti anni sono tro-
vavasi nella Galleria Ercolani in Bologna una tavola
colla Vergine e il Bambino, firmato Franco Boi.
fecit 13L2. Il lavoro mostrava d'essere del trecento,
ma la firma sembrò ai sigg. Cavalcasene e Crowe
ridipinta e alterata (V. Storia della pittura in Italia.
Voi. IV). La tavola però fu mandata in seguito a
Parigi dal proprietario che non ne ebbe altre no-
tizie.
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