Archivio storico dell'arte — 7.1894

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FRANCESCO MALAGUZZI VALERI

protettori della città: in basso, tra fregi a più colori, sono gli stemmi del Comune, del
popolo, del papa e di Francia; lungo i margini superiore, interno ed inferiore girano fo-
gliami convenzionali con testine d'uomini e di uccelli e perline in oro in cerchio nero.
Nel verso della stessa pagina altre figure e mucchi di monete d'oro allusive alle ricchezze
della città. La grandezza delle figure, la profusione dei rabeschi, dei fregi d'oro e l'ot-
timo stato di conservazione rendono tali composizioni preziosissime. Tutti e tre i volumi
hanno la sottoscrizione del miniatore Nicolaus f. (fecit) (V. tav. II).

Il confronto con questi ed altri minii certi di quest'artista permette di assegnargli alcuni
altri codici della stessa collezione. Tali sono: gli Statuti dell'arte della seta del 1372 con un
quadretto raffigurante Gesù Cristo seduto, in atto d'incoronare la Beata Vergine che gli
sta a lato, in trono, in posa dolcissima; sul dinanzi, in piedi, stanno San Pietro e San Gio-
vanni Battista col cartello dal motto Ecce Agnus Dei; in alto due angioli sostengono un
manto rosso che serve di sfondo al quadretto e discende sotto i piedi delle due prime figure
a mo' di tappeto. Il gruppo veramente bello dell'incoronazione, eseguito coi mezzi sem-
plicissimi propri del miniatore, farebbe dubitare se veramente il lavoro debba ascriversi
a Nicolò, che conosce poco la grazia nelle sue composizioni, se la tecnica usata nell' ese-
cuzione delle altre due figure non facesse forse inclinare a ritenerla opera sua (V. tav. I).

Seguono gli Statuti del popolo di Bologna del 1379, con molte rappresentazioni allusive
ai vari argomenti dei capitoli, miniate entro le grandi lettere iniziali : 1' attribuzione loro
a Nicolò ci par sicura; così dicasi degli Statuti degli orefici del 1383 colla Vergine in trono
e San Petronio e Sant'Aio ai lati. Ignorasi invece l'anno cui appartiene la grande minia-
tura a piena pagina, forse in origine degli Statuti o delle matricole della Società degli
speziali del secolo xiv ed ora unita alle matricole di questa Società del secolo xv. Quest'ul-
timo minio raffigura la Vergine (disegnata in grandi proporzioni in confronto alle altre
figure, per esprimerne la gloria e la potenza) che protegge sotto il suo manto i fedeli :
motivo più volte adoperato dai miniatori di quel tempo ; è questa una delle rappresenta-
zioni che serve meglio a dare idea dello stile pittorico del nostro miniatore. Il lavoro è
firmato al solito, Nicolaus f. (V. tav. III). 1

L'esame delle molte opere di Nicolò di Giacomo mostra che la sua maniera fu ristretta
in formule convenzionali dalle quali non seppe liberarsi. Nei suoi quadretti, spesso pieni
di vita e d'interesse, si osserva quasi sempre la stessa disposizione e la stessa tecnica delle
figure, lo stesso modo di disporne le vesti a grandi pieghe parallele che si risolvono in
fondo in molte piegoline a zig-zag, le teste schiacciate con larghe bocche leonine e orec-
chie cavernose, il colorito biaccoso e spesso livido, le dita troppo lunghe e parallele. In
certi gruppi di apostoli e di fedeli che riempiono le grandi iniziali de' suoi corali pone
spesso qualche testa volta in iscorcio o qualche figura in atteggiamento diverso dagli altri,
per rompere la monotonia della linea; ma allora la figura cade nell'esagerato enei grot-
tesco. Non ostante tali difetti (alcuni dei quali sono forse da ascriversi agli scolari la cui
opera appare spesso evidente) Nicolò da Bologna merita speciale attenzione per l'espres-
sione che seppe dare a molti suoi visi, specialmente dei vecchi, pieni di mistica severità,
per la grandiosità di certe sue composizioni e per essere il miniatore che meglio riassume
il lavoro e le caratteristiche dei miniatori bolognesi nel trecento. Anche ai fogliami, che
si svolgono lungo i margini delle pagine, pur conservando forme tradizionali, aggiunse
vivacità e ricchezza, ornandoli di testine fantastiche d'uomini e d'animali.

Dopo parlato del caposcuola, esaminiamo qualche lavoro da attribuirsi agli scolari.
L'Archivio di Stato conserva tra questi gli Statuti della Società dei notai del 1388, in cui
è miniata la figura di un notaio in toga, in atto di scrivere sopra un rotolo di pergamena.
L'esecutore ne è Stefano di Alberto Azzi, ricordatoci appunto per tal lavoro nei libri di

1 Questo codice è pervenuto recentemente dalla libreria antiquaria Hoepli di Milano.
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