Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 30
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.5
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.7
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0067
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0067
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
30 LGINO BENVENUTO SEPIXo

che naturalmente s'informa a questi due differenti indirizzi; e queste qualità particolari noi
ritroviamo appunto, e avanti ritrovarono altri, negli affreschi rappresentanti il Trionfo della
Morte e il Giudizio. Ma negli affreschi dei quali parliamo, un altro studio è per noi non
privo d'importanza : quello delle figure di donna, dalla fisonomia sempre eguale, le quali, e per
il tipo, e per la riproduzione di un difetto così comune e così facile a riscontrarsi nella scultura
della Scuola pisana, ci ricordano certe statue femminili di quell'epoca, così originali e caratte-
ristiche per la mala intesa costruzione e impostatura del collo sul torso. Nello stesso pergamo
di Giovanni la statua allegorica di Pisa ha il collo allungato, esageratamente proteso e fuor di
proporzione ; così l'Arcangelo San Michele, come alcune statuette degli Evangelisti, fra uno
specchio e l'altro del pulpito stesso: ed è errore in cui cade principalmente l'artista
quand'è costretto a dare un movimento qualunque alla testa, comunissimo nelle statue
della chiesetta della Spina e in moltissime altre i cui esempj è inutile qui riportare. Ora,
questo difetto tutto proprio, o meglio, questo modo così speciale d'intendere il movimento
del collo sul torso, lo ritroviamo in molte figure dei nostri affreschi, come a mo' d'esempio,
nella donna con la corona in testa, con le mani al seno congiunte, la seconda nella prima
fila in basso, a destra, dell' affresco del Giudizio, come in quella che suona la cetra nel
Trionfo della Morte. Oltre che, i tipi femminili hanno più dello statuario che del vero, e ci
riproducono teste a noi famigliari di sculture pisane, e si rassomigliano tutti per le faccie
larghe e le gote piuttosto piene : che è pure una caratteristica, la quale si riscontra nelle
sculture di quella Scuola e che ne fa un po' insieme il difetto principale. Per queste con-
siderazioni e per le altre già fatte, ci pare non dubbio che questi affreschi debbano tenersi
di Scuola pisana, e da attribuirsi anche a quell' artista che della Scuola pisana fu nel
secolo decimoquarto il più insigne rappresentante.

IV.

Non fu mai Pisa ricca di pittori: ma nell'epoca appunto nella quale gli Orcagna o i
Lorenzetti avrebbero dovuto dipingere nel Camposanto, non v'era forse chi avesse potuto
farlo degnamente, senza costringere i governanti d'allora, come in altre epoche, a chia-
marli di fuori? Ed è egli possibile, che avendo proprio allora un artista d'incontrastata abi-
lità, non si fossero essi serviti dell'opera di lui per decorare le interne pareti dell'insigne
monumento, edificato dalla pietà e dalla magnificenza dei concittadini? Questo, invero, non ci
è parso, nè ci pare assolutamente credibile. " Ma fra tutti i discepoli dell'Orcagna, scrive lo
stesso Vasari, niuno fu più eccellente di Francesco Traini, il quale fece per un signore di
Casa Coscia, che è sotterrato in Pisa, nella cappella di San Domenico della chiesa- di
Santa Caterina, in una tavola in un campo d'oro, un San Domenico ritto, di braccia due
e mezzo, con sei storie della vita sua, che lo mettono in mezzo, molto pronte e vivaci e
molto ben colorite.1 E nella medesima chiesa fece, nella cappella di San Tommaso d' Aquino,
una tavola a tempera, con invenzione capricciosa che è molto lodata, ponendovi dentro
San Tommaso a sedere, ritratto di naturale : dico di naturale, perchè i Prati di quel luogo
fecero venire un'immagine di lui dalla Badia di Fossanuova, dove egli era morto l'anno 1323.
Da basso, intorno al San Tommaso, collocato a sedere in aria con alcuni libri in mano,
illuminanti con i raggi e splendori loro il popolo cristiano, stanno in ginocchioni2 un gran
numero di dottori e onerici di ogni sorte, vescovi, cardinali e papi ; fra i quali è il ritratto
di papa Urbano VI. Sotto i piedi di San Tommaso stanno Sabello, Ario, Averrois ed altri

1 Per le notizie relative a questo quadro : V. Bo-
naini : Memorie inedite intorno alla vita e ai dipinti
di Francesco Traini e ad altre opere di disegno dei se-
coli XI, XIV e XV.

2 Veramente son ritratti in piedi. Per le corre-
zioni a queste notizie vedi le note al Vasari: Edi-
zione Sansoni. Firenze, '78.
loading ...