Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GUSTAVO FRIZZONI

Dopo di questa, va notata la più piccola fra le copie antiche recentemente acquistate
per la Pinacoteca, una tavola legittimata dalla iscrizione: Cesar de Magnis fedi. Il lom-
bardo Cesare Magno, che fu spesso confuso erroneamente con Cesare da Sesto, e che
si è riesciti a conoscere meglio solo in questi ultimi tempi, dev'essersi applicato altre
volte a riprodurre composizioni del grande maestro toscano, potendosi ora stabilire con
sufficiente certezza che non proviene d'altra mano che dalla sua una tavola della Pina-
coteca di Napoli, gratuitamente attribuita fin qui a Niccolò dell'Abate, nella quale vedesi
ripresa la nota composizione della Madonna delle Roccie di Leonardo. Ma di questa e
di cose altre attinenti al pittore Cesare Magno verrà l'opportunità di discorrere in altra
occasione.

TI soggetto sul quale vuoisi qui richiamare l'attenzione del lettore si è quello degli
otto fogli appartenenti a S. A. R. la Granduchessa di Weimar, che contengono dieci studi
di teste degli Apostoli corrispondenti a quelli del celebrato Cenacolo.

Essendo stata conferita recentemente alla nota casa Braun di Dornach in Alsazia, la
concessione di riprodurre col solito sistema di fotografìa al carbone inalterabile in grande
formato eguale all'originale i preziosi disegni, la nobile proprietaria si è resa grandemente
benemerita, agevolando così viemaggiormente gli studi e le osservazioni comparative in-
torno ad un'opera di rinomanza mondiale.

La suddetta pubblicazione poi viene corredata da una dotta illustrazione esplicativa,
elaborata dall' egregio signor dottore Carlo Ruland, Direttore del Museo granducale di
Weimar, che fornisce ragguagli interessantissimi intorno all'argomento. Non possiamo fare
a meno quindi di tenerne conto in questo luogo e di riportarci ai medesimi per quanto
riguarda l'origine e la qualità dei fogli medesimi.

Il dottor Ruland, dopo di avere accennato ai molteplici studi per l'insieme e pei par-
ticolari del Cenacolo che si trovano in diverse raccolte, specie in quelle di Windsor, di
Venezia, dell'Ambrosiana, nei quali si vede tuttora seguito da Lionardo l'antico motivo,
abbandonato in seguito, di collocare Giuda, isolato, dalla parte opposta del tavolo, rispetto
al Redentore e agli altri apostoli, passa di poi a rammentare un'osservazione del Lomazzo,
nel suo Trattato dell'arte della pittura, pubblicato nel 1585 (libro III, cap. 5), dove, venendo
egli a parlare dei diversi modi di dipingere, accenna pure a quello detto a pastello, e sog-
giunge : " il che si fa in carta, e fu molto usato da Leonardo da Vinci, il quale fece le
teste di Cristo e degli apostoli a questo modo, eccellenti e miracolose, in carta. „ 1 Ora,
poiché gli otto fogli di Weimar, dall' impronta altamente leonardesca, sono realmente ese-
guiti con colori a pastello, riesce per lo meno assai plausibile la congettura che vi si ab-
biano a ravvisare quelli medesimi dal Lomazzo segnalati. Il Ruland mostra di non dubi-
tarne, ed entrando in argomento ne ragiona nel modo seguente :

" Che queste teste eccellenti e miracolose si fossero conservate era cosa nota da una ses-
santina d'anni in qua, ma pochi si peritavano di prestarvi piena fede, e pareva che la
fortuna di possedere degli studi per l'opera più eminente di Leonardo, condotti ad un grado
di compimento così prossimo a quello della esecuzione dell'affresco, fosse troppo grande
per non suscitare dei dubbi. Dal tempo dell'accennata comunicazione del Lomazzo i fogli
rimasero presumibilmente sepolti in qualche palazzo italiano. Non fu se non passato il
quarto lustro del nostro secolo, che fecero la loro ricomparsa fra le cose possedute dall'in-
stancabile ritrattista e raccoglitore sir Thomas Lawrence. Dopo la sua morte (1830), a
mezzo del negoziante di antichità Woodbum, di Londra, pervennero, insieme alla maggior
parte della sua importante raccolta di disegni, in possesso del principe di Orange, di poi

1 Ci piace riferire qui per intero il passo del Lo-
mazzo: " Non tacerò. ,, egli dice, " di un altro certo
modo di colorare, che si dice a pastello, il quale si
fa con punte composte particolarmente in polvere

di colori che di tutti si possono comporre. Il che si
fa in carta, ecc. Ma quanto è difficile questo nuovo
modo, tanto è egli facile a guastarsi. ,,
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