Archivio storico dell'arte — 7.1894

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penso vi l'ossero (jiiello Maestà frescate nelle pubbliche vie e nei fcrivii che furono quasi
tutte dipinte in quest'epoca con l'immagine di Sant'Anna e della Verdino, di San Seba-
stiano e di San Rocco: appunto in ricordo del voto solenne fatto dalla nostra Comunità
nel 1527, allorquando infieriva la pestilenza.1

Quasi tutte sono oggi perdute e solo rimane, mutilata dei due santi Laterali appena
ora visibili e fra i quali era certo San Sebastiano, la Maestà del Renale sotto Arcevia
che per prodigi e miracoli fu poscia venerata e fu annessa ad una nuova chiesa muratavi
all'intorno. Ne porgo qui la riproduzione facendo notare che gran parte del fresco fu guasto
da pessimi ritocchi, e solo rimangono nella loro serena festività i due biondi angioletti che
incoronavano la Vergine. Quello di destra specialmente ha molta analogia con l'altro ange-
Letto dipinto nel quadro di Camerino che tiene in una mano la striscia aperta. Qui invece
l'ha in mano il Bambino, e dallo studio della forma speciale delle lettere che vi sono
scritte, mi convinco maggiormente che siano di un medesimo pittore. 2

Per questi saggi adunque avutosi un buon concetto della loro valentia in questa no-
bile arte, furono scelti dal Magistrato di quel tempo per soddisfare ad un voto solenne-
mente emesso in occasione di un pubblico contagio. Non erano neppure rari in quei tempi
questi pubblici voti e si hanno spesso memorie di erezioni di chiese od altro in soddisfa-
zione di essi. Noi infatti sappiamo, e monsignor Ridotti da Tossiniano vescovo di Sinigagiia

1 Disgraziatamente si è perduto il libro delle Ri-
formarne dal 1527 al 1528, che fino al 1760 si conservava
nell'Archivio comunale, per cui non possiamo avere
la solenne deliberazione consiliare di questo voto,
nè altre notizie di questo periodo importante. Però
da vari testamenti conservati nelf Archivio notarile
si sa che in questo periodo furono costrutte alcune
maestà per piccoli lasciti che ad esse si facevano
per dipingervi qualche immagine cui il testatore
portava speciale devozione. Così sappiamo che per
una maestà nel trivio di Montefortino, quae nunc
costruititi-, nel 1527 una pia donna lasciava 20 bolo-
gnini perchè vi si dipingesse la figura di San Hocco;
per una maestà in fundo Pretellarwm, oggi Cupa di
San Rocco, nel 1582 altra persona ingiungeva ai
suoi eredi che vi facessero dipingere San Sebastiano
e San Rocco, ed altri affreschi figuranti questi santi
hanno la data del 1525 e del 1529, come quello nel mo-
nastero di Santa Lucia e nella chiesa parrocchiale di
Rocchetta. Anche le odierne chiesoline di Sant' Anna
presso Palazzo e Nidastore erano in origine vecchie
maestà dipinte in quest'epoca a Sant'Anna e poscia
ridotte a chiese. Di quella di Nidastore si ha ricordo
che fu ridipinta da Ercole Ramazzani d'Arcevia per
decreto del popolo di quel castello fatto li 14 lu-
glio 1560, ove fu proposto " se pariva di fare arifare
et depengere la Madona e santa Anna per essere
guasta ,, e noi crediamo che il primo affresco fu dei
nostri pittori perchè si sa che in quest'epoca Nida-
store fu infestata dalla peste ed il Comune di Rocca-
contrada vi mandò i soliti capitani, uno dei quali,
nel 152!). fu appunto quel Polidoro di Ser Francesco
nominato nei pagamenti fatti a Pergentile e Ve-
nanzo in Arcevia. Presso le mura del castello di
San Pietro sorge oggi una chiesina ove si venera

una immagine miracolosa detta la Madonna di Mon-
tevago. Questo affresco del 500, benché molto sciu-
pato, pure a colpo d'occhio ricorda la maniera di
questi pittori, specialmente raffrontandolo con l'af-
fresco della Madonna del Renale, col quale ha ana-
logie evidentissime. Ne citiamo alcune. 11 Bambino
ritto in piedi sul ginocchio destro della madre pianta
nell'istesso modo, e tiene nella sinistra una rosa e
con la destra benedice il Castello di San Pietro in
mezzo al quale si vede il famoso Pino, che da circa
un secolo non esiste più. La mano sinistra della Ma-
donna posa innanzi al Bambino nello istesso modo
per reggerlo, nascondendo in questa maniera il pol-
lice. La Vergine ha l'istessa larga scollatura sul seno
con una trina nel giro della medesima ed un grosso
filo di perle bianche le sta appeso al collo. La mossa
del volto, l'espressione dolce e mite che trasparisce
da quegli occhi dipinti a mandorla in ambedue gli
affreschi corrispondono.

2 Quantunque assai spropositata, pure mi piace
riportare la iscrizione che leggesi in questa cartella
perchè può servire di raffronto e di indagine con
altre pitture che avessero invocazioni o motti somi-
glianti.

La riproduco tale e quale solo sciogliendo i nessi
delle lettere, e non come si legge nelle tre incisioni in
rame fatte dal Conti di Arcevia, dal Nini di Urbino
e recentemente dal Santamaria di Milano, le (piali
diciture sono inesatte.

OR CHI PENSA MISARO PECCATORE

AL TVO SIGNIORE INSINO (DA BAMBLNO

LA CROCE PORTA PER TIRARTI (A | ORONE

Ogni commento dal lato ortografico sarebbe inu-
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