Archivio storico dell'arte — 7.1894

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ADOLFO VENTURI

signor Benson a Londra, proveniente dalla raccolta Graham (tav. 6), facesse parte a Fer-
rara della pala d'altare di San Maurelio a San Giorgio fuori le Mirra. Noi possiamo ora
accennare agli altri due tondi, sconosciuti sin qui, che formarono parte della serie, esistenti
in collezioni private in Roma, ove erano ritenuti del Mantegna per quel solito errore di
riassumere nell'opera di questo venerando maestro tutte le produzioni de' suoi contemporanei
dell' Italia settentrionale. L'Adorazione dei Magi è il soggetto del (piarlo tondo, posseduto
dalla contessa di Santa Fiora; la Circoncisione è il soggetto del quinto conservato dalla
marchesa Passeri (tavole 7 e 8j; l'uno e l'altro provengono dalla casa dei Principi Santa-
croce di Roma. Sono della identica dimensione dei tondi della Galleria di Ferrara e del
signor Benson, e con quest'ultimo hanno somiglianze così grandi di tipi e di forme, che
bastano le riproduzioni qui unite per persuadere chiunque della loro strettissima correla-
zione. E tra i due da noi scoperti vi è pure (piasi un' identità nel tipo della Vergine, benché
assuma l'espressione di sorpresa nell' un quadro e di materna pena nell'altro.

Un modello medesimo deve avere dato a Cosmè il tipo di San Giuseppe dei due quadri,
e un altro modello di vecchio con la lunga barba servì di certo per uno dei Re Magi
nell'Adorazione e per il Santo Simeone nella Circoncidono. Questi ed altri riscontri il let-
tore potrà fare da sè, ammirando le scene composte come rovesci di medaglioni, con sem-
plicità severa, con particolari accurati e nuovi, con espressione schietta e viva delle figure.
Tanto noi possiamo aggiungere alle cognizioni che si sono avute di Cosmè Tura sino ad
oggi, per la determinazione sempre maggiore del carattere dell' artista. Nè sarà vano accen-
nare anche al disegno, che già nell'annuario dei Musei prussiani indicammo come appar-
tenente a Cosmè, ora messo alla luce nella Galleria degli Uffìzi, sotto il nome erroneo di
Francesco del Cossa. E una figura di apostolo o di evangelista in atto di leggere, forse
eseguita da Cosmè per tradurla sui pennacchi degli archi della cappella di Belriguardo,
adornata per commissione di Borso d'Este nel 1471. Questo disegno (tav. 9) basta di
per sè ad escludere come della mano del Tura l'altro che gli è attribuito nel catalogo dei
disegni della Galleria medesima.

Mentre in questi ultimi anni 1' attività di Cosmè si è venuta vieppiù determinando,
quella di Francesco del Cossa si è ricostruita totalmente. La parte principale avuta dal
maestro negli affreschi di Schifanoia, intravveduta da Crowe e Cavalcaselle, definita dal-
l' Harck, confermata da documenti, ha rivelato l'artista nel suo aspetto giovanile, prima
della sua andata a Bologna, ed ha lasciato con sicurezza assegnare al maestro il polittico,
di cui Londra, Milano e Roma si dividono le parti. Il catalogo delle opere di Francesco
del Cossa, arricchito dal Morelli, con la indicazione di parecchie opere del suo periodo
bolognese, dovrà scemare delle figure dei dodici apostoli esistenti nella cattedrale di San
Petronio a Bologna, con molti caratteri della forma di Francesco del Cossa, ma senza la sua
sodezza e la sua forza. Francesco del Cossa morì nel 1480 circa, e non potè eseguire quegli
Apostoli, che un seguace, memore delle forme apparenti del maestro, non sorretto dalle ri-
cerche profonde, colorì a tempera ordinariamente ; ed è forse quello stesso discepolo che eseguì
la tela votiva nella cappella Saraceni in San Giovanni in Monte a Bologna 1' anno 1493.

Anche la figura di Ercole Roberti, per la scoperta del suo capolavoro nella Galleria
di Brera in Milano, si è disegnata più largamente, e per la determinazione dell'anno della
sua morte (1496) si è meglio distinta da Ercole Grandi. Di recente il catalogo dell' artista
si è arricchito soltanto di un quadretto della Galleria comunale di Padova, rappresentante
Ercole sulla nave, proveniente dalla collezione Cavalli ; di un disegno acquistato dal signor
Gustavo Frizzoni; di una Madonna col Bambino, e con vasetti di rose ai lati, esistente
presso il signor Vendeghini a Ferrara.

I tre principali maestri della scuola ferrarese del secolo xv hanno ripreso carne ed
ossa per opera della critica d'arte; ma le ricerche si devono continuare indefesse, affine
di poter vedere quei capiscuola nel viaggio della vita artistica. Ove visse, ove lavorò Cosmè
Tura dal 1452 al 1456, a Padova forse coi seguaci dello Squarcione? 0 a Venezia, ai cui
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