Archivio storico dell'arte — 7.1894

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fausti avvenimenti dei principi, i governatori ge-
nerali. Sono in questo mossalo di bellissima per-
gamena gran numero di miniature grandi e pic-
cole, ha basso dell'altare, dipinto in mezzo ad
ornati di classico e squisito stile, è scritto:

ACTAVANTKS DE ACTA VANTI HVS DE FIORENTI A
HOC OI'VS [LLVMINAVIT A. D. MCCCCLXXXV.

La bellissima Bibbia in sette grossi volumi
col commento di Fra Nicolò de Lira, che Giulio II
mandò in dono ad Emanuele di Portogallo, il
quale volle che fosse riposta nel monastero di
Belem da lui fabbricato, dove anche oggi si vede,
avrebbe ad essere quella medesima che Clemente
Sernigi, fiorentino, diede a miniare ad Attavante,
il 23 aprile 1494.

Osserva infine il Milanesi, che nel Museo Na-
zionale ungherese di Buda dei trentacinque codici
donati dal sultano Abdul Aniid II, dieci appar-
tennero senza dubbio a Matteo Corvino, e tra
questi la più parte furono miniati da Attavante.

Gr. F.

G. E. Rahn. I monumenti artistici del medio evo nel
Canton Ticino. Traduzione con aggiunte all'ori-
ginale tedesco, eseguite per cura del dipartimento
della pubblica istruzione da Eligio Pometta. -
Bellinzona, tipo-litografia di C. Salvioni, 1894.

Il prof. Rodolfo Rahn, insegnante da ben cinque
lustri al Politecnico di Zurigo, è noto tanto per
le sue qualità di fedele patriota svizzero, quanto
per la sua erudizione in materia di storia dell'arte.
Con questi requisiti egli si sentì chiamato, alcuni
anni or sono, a pubblicare una Storia delle belle
arti nella Svizzera, in due volumi in lingua tedesca,
accolta in patria colla lusinghiera considerazione
che le competeva. Ed anche per lo innanzi si era
applicato allo studio di soggetti attinenti a detta
Storia, mandando alla luce diverse monografie in
periodici ed anche in volumi speciali, valide testi-
monianze della sua infaticabile attività. Fra questi
ultimi va contato il volume di che abbiamo indi-
cato il titolo. Questo, a volerne ben intendere il
il significato, è piuttosto che una storia una rac-
colta di cognizioni statistiche e di notizie destinate
a servire più tardi per una vera storia dell'arte
antica nel Canton Ticino: la stessa forma del libro
è quello che conviene ad un lavoro analitico e non
sintetico, informativo e non speculativo. E il frutto
di reiterate osservazioni e di pazienti indagini
rivolte, in particolar modo, a discernere il vero

dal falso in mozzo a tutto (inolio olio la le<r «ronda
la tradizione, la storia avevano raccolto sull'argo
mento.

Avendo incominciato le sue ricerche in propo-
sito fino dal 1H70, il prof. Rahn intese dapprima
di gettare semplicemente sui principali monumenti
esistenti nel Ticino un rapido ma sicuro sguardo
che gli potesse bastare per condurre a compimento
la sua Storia surriferita. Più tardi concepì il for-
tunato disegno di redigere un inventario completo
delle antiche reliquie artistiche ticinesi, poiché
quanto più egli estendeva le sue ricerche nel Can-
tone, al piacere di tornare sulle scoperte altrui
s'aggiungeva sempre più sentito quello di fare
nuove scoperte in un paese dove la natura e l'arte
prodigarono tante cose belle e interessanti.

Fra le monumentali primeggiano i castelli di
San Michele di Montebello e di Sasso Corbaro
sovrastanti all'antica Bellinzona, nonché quello di
Locamo colle sue notevoli loggie, i suoi stemmi
ed altri motivi di decorazione, le chiese di Biasca,
di Santa Maria degli Angioli in Lugano, di Ponte-
capriasca, quest'ultime due arricchite dagli affre-
schi del Lumi e dagli scolari di Leonardo da Vinci,
quella di San Nicolao a Cliornico e San Vittore
in Muralto (la cui torre porge una scultura inte-
ressantissima, quivi trasportata dal castello di Lo-
camo fino dal 1527, rappresentante il Santo a
cavallo, in atteggiamento da rammentare il Gatta-
melata di Padova), il bel campanile romanzo della
parrocchia di San Giorgio a Prato, nonché quello
della chiesa di Quinto, entrambi nel distretto di
Le ventina, e via dicendo.

Il libro del Rahn ci trasporta in epoche me-
morabili per l'architettura in ispecie. Risalendo
il corso degli anni noi arriviamo a quel tempo
in cui le terre che compongono il Canton Ticino
seguivano le sorti di Como e di Milano.

Se alle condizioni politiche aggiungiamo l'af-
finità del parlare, la somiglianza del carattere e
dei costumi e le relazioni commerciali coli'Alta
Italia, nessuno si meraviglierà se l'arte antica ti-
cinese sia prettamente italiana. Che se noi, qua e
là, ritroviamo traccie d'arte tedesca, queste sono
dovute all'immigrazione di artisti germanici, che
sempre usarono peregrinare in Italia, ed anche
alla calata degli Svizzeri e alla loro dominazione,
dapprima passeggiera poi definitiva nella parto
più settentrionale del Cantone. Dobbiamo poi alle
più intime relazioni che i distretti meridionali
mantennero colla città di Como, dapprima in virtù
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