Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MISCELLANEA

babilmente perchè dal suo commettente non gli
venne somministrato l'argento necessario o il da-
naro per comprarlo, poiché nella sua lettera l'ar-
tefice si difende non essere colpa sua il lungo in-
dugio, anzi lo supplica che gli si permetta di con-
durre la sua opera a termine; il che pare essere
successo nel 1561, perchè in una lettera di que-
st'anno il nostro artefice allude al pagamento do-
vutogli per la fattura di essa. Questa cassetta non
era, come si è creduto, la stessa rammentata più
sopra, e che il Manno aveva fatta in collaborazione
con Giov. da Castel Bolognese, imperocché si sa
esser quest'ultima stata già in corso d'esecuzione
nel 1540 (v. Lettere di Annib. Caro, ediz. Milano,
1807, t. II, p. 345), e consegnata al cardinale sulla
fine del 1547 (v. Liverani, Maestro Giov. Bernardi
da Casielbolognese, Faenza, 1870, pp. 28 e 33).
Nel 1556 il nostro maestro fece pel cardinale due
bacini ed altrettanti boccali d'argento: nel 15(51
aveva ricevuto da lui commissione per una croce
e parecchi candelieri, nei quali forse era ancora
occupato nel 1566; se pure a questo lavoro e non
a qualche altro nuovo si riferiscono le parole di
una lettera del vescovo Aliotti al cardinale, asse-
renti che " M.™ Manno orefice attende et continua
in lavorar l'opera „ (Honchini, loc. cit.). Nel 1567,
finalmente, si tratta di una saliera per la quale si
manda al cardinale un disegno e un modello in
terra, quest'ultimo fatto per ordine di Michelan-
gelo; ma non si sa se l'opera poi avesse esecuzione.
Mentre tutti i lavori finora rammentati, eccettua-
tone lo scrigno farnesiano a Napoli, perirono, o
almeno nessuno di essi si è fin oggi riconosciuto,
possiamo additare due opere del Manno, le quali,
non ricovdate da nessuno degli scrittori sopraccen-
nati che si occuparono del maestro, nondimeno esi-
stono probabilmente anche oggidì. Giacomo Gri-
maldi (1560-1623), il noto archivista della basilica
vaticana, in una sua descrizione del crocifisso d'ar-
gento donato da Carlomagno a quest'ultima, con-
tenuta nei suoi codici autografi sul sudario di
Santa Veronica nell'archivio di San Pietro, nel-
l'Ambrosiana e nella biblioteca Nazionale di Fi-
renze, e tolta in gran parte dall'opuscolo di An-
gelo Rocca, De particula ex pretioso et vivifico Ugno
sanctissimae crucis, Pomae, 1609,p.44seg. (v. Muntz,
Ricerche intorno ai lavori archeologici di Giac. Gri-
maldi, Firenze, 1881, p. 27), di esso crucitìsso scrive
quanto segue: Anno 1550 in usus sacrarli basilicae
conflatus et conversus in calices, in crucem aliaris pul-
cherrìmam inauratam cum duóbus candelabris magnis

argenteis, quae a Manno pisano aurifice egregio opere
fàbrefacta, item in duas Peti-i et Vanii apostolorVtm
statuas ad usum aliaris a domino Manno elaboratàs,
atque in sex alia candelabra minora, ut.notant libri
sacristiae dicti anni, relieto schemate et exemplo d'eli
sa ìì et issi mi cruci fisi in eodem sacrario (ai hauc dietu.
Poiché da quel tempo in cui furono scritte queste
parole in poi il tesoro di San Pietro non subì nes-
suna ulteriore grave alterazione, è da supporre che
le opere ricordate del Manno, cioè le statue dei
santi Pietro e Paolo, due grandi candelieri argentei, è
una croce d'altare d'argento dorato (dal testo latino
non appare chiaro se anche quest'ultima debba an-

, noverarsi fra i lavori suoi) vi siano anch' oggi, e
sarebbe cosa meritevole per chi si trova sul luogo,
di torre l'assunto di verificare dagl'inventari la loro
esistenza, e d'investigare se forse sull'uno o l'altro
dei pezzi non si trovi scritto il nome o la sigla del-
l'artefice. Notiamo, del resto, che l'epiteto di " pi-
sano „ aggiunto di sopra al suo nome conferma
«pianto il Vasari narra del suo soggiorno a Pisa :
senza dubbio gli sarà stato applicato, perchè non
si conosceva a Poma la sua origine fiorentina, ma
invece si sapeva che vi era capitato da Pisa. L'at-
tività molteplice del resto, che colle notizie pre-
cedenti si è potuta verificare, non valse al nostro
artitìce nemmeno un'agiatezza mediocre. Carico di

! famiglia (come dice il Vasari, ed egli stesso, in
una delle sue lettere: " chè ho figliole già grandi
d'età le quali, vedendole, senza parlare mi doman-
dano pure assai „), avendo inoltre dovuto subirò,
qualche sventura o sorte avversa (di cui egli, senza
perù indicarla più precisamente, si lagna colle pa-
role : " poiché così piace a Dio che siamo venuti in
questa miseria „) egli, ogni dove gli si presenta
l'occasione col potente suo protettore, la coglie per
supplicarlo sia di voler concedergli il modesto uffi-
zio di un " gianizero „ alla corte papale, sia di far
nominare uno de' suoi figliuoli per un chiericato
vacante in San Pietro, come dal cardinale gli era
stato promesso, o per invocare con parole che fanno
testimonianza del padre provvido ed amoroso l'au-
torevole sua mediazione per collocare lina figlia in
casa de'pittori Zuccari. Dal 1571 in poi mancano
le sue lettere o notizie; egli dev'esser morto in-
torno a quel tempo, di certo più che sessagenario,
poiché nel 1529 esercitava già il suo mestiere.

C. Dk Fabkiczy.
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