Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULKEK

della seconda metà del xv secolo, noto per avere coadiuvato Melozzo da Forlì nelle suo
pitture in Vaticano e per aver subito inoltre l'influenza del Pinturicchio.

Fra i fiorentini del Quattrocento incontriamo in copia i nomi dei più celebri pittori.
Non meno di 19 sono le tavole attribuite al Botticelli; di Fra Filippo Lippi vi sono, secondo
il catalogo, 5 esemplari; di Lorenzo di Credi, 9; del Ghirlandaio, 7; di Piero di Cosimo, 3,
e via dicendo. In verità però, sono esposti tanto alla rinfusa i quadri della seconda sala,
che bisogna procedere con particolare prudenza nell' accettare le attribuzioni del catalogo.

Il nome di Fra Filippo Lippi lo troviamo applicato a due tavole di dimensioni grandi,
attribuzione che non ci pare giustificata dall'aspetto loro. L'Incoronazione della Vergine si
accosta, nelle figure principali, alla scuola del frate, mentre che gli angeli ai due lati ci
rammentano la scuola del Botticelli, specialmente nello spiritoso loro disegno e nel colore
lucente dei loro panneggiamenti. Molto meno poi, diremo piuttosto niente, della maniera
di Fra Filippo ha la pala d'altare (n. 113), rappresentante la Madonna in trono col Bam-
bino ; sul davanti sono inginocchiate le sante Chiara e Agata, e ai lati stanno angeli inco-
ronati di fiori. Nella Madonna, ed anche nel Bambino, vi è un certo soffio di Filippino
Lippi : ma studiando le altre figure, e sopratutto le forme, vedremo che sono affatto diverse
da quelle di Filippino, che in ogni sua opera ha un carattere ed una individualità tutta
sua. Non possiamo dunque accettare il giudizio di alcuni distinti conoscitori che la vogliono
opera giovanile di quell' amabile pittore. Del resto, nel suo stato presente il quadro pare
piuttosto opera del ristauratore che di un pittore del Quattro o del Cinquecento.

Chiunque osservi il quadretto n. 165, San Pietro e San Giovanni collo storpiato, si
accorgerà che non vi è neppure un tratto che somigli al fare del frate, benché anche questa
tavola sia esposta sotto il suo nome. Appartiene ad una scuola del tutto diversa da quella
di Firenze, e tanto palese è il carattere del maestro da non lasciarci un momento in dubbio
intorno al vero autore della tavola, eh' è certamente Liberale da Verona. I tipi, il disegno,
specialmente degli occhi, il colorito, ed in primo luogo certo color giallo tanto caratte-
ristico per la scuola di Verona di quel! epoca, il fondo d' architettura grigio, tutto ci rivela
il pittore. Pare incredibile che i signori Crowe e Cavalcasene ne parlino come di opera
fiorentina che si accosta più o meno al fare del Carmelitano, del Benozzo e del Botticelli !

Delle altre due tavole attribuite al frate non vale la pena di discorrere ; passiamo
quindi alla considerazione del suo immediato scolare Francesco Pesellino.. Il Vasari ci loda
la diligenza di questo pittore dicendo che " non mai restava, nè dì, nò notte, di dise-
gnare, „ e ci racconta pure che " fece molti quadretti di figure piccole per Fiorenza . . .
e in casa de' cittadini . . . molti tondi. „ Al dì d'oggi il Pesellino è affatto sconosciuto come
pittore di tondi, e non ne possiamo accennare neppure uno di sua mano ; ma è ben noto invece
per le sue tavolette a piccole figure. Nella New Gallery è degnamente rappresentato in due
interessantissime tavole lunghe e basse, con soggetti allegorici. Nel n. 129 è raffigurato,
in tre storie, il Trionfo della Fama, del Tempo e della Religione. Nobile e di un sapere vera-
mente stupendo è il gruppo che circonda il carro della Fama, disegnato con una franchezza
da far sospettare che il pittore si fosse ispirato nella cappella Brancacci, davanti alle gran-
diose figure di Masaccio. Neil' angolo destro della tavola poi abbiamo il Cristo circondato
da angeli che paiono quasi copiati dal Beato Angelico. Nella seconda tavola, si vedono
parimenti tre storie: il Trionfo dell'Amore, della Castità e della Morte, e qui l'artista si
avvicina più alla maniera di Fra Filippo ; ci pare anche di poter constatare una certa rela-
zione colle belle tavole di Pesellino nel palazzo Torrigiani di Firenze. Il catalogo ci pre-
senta questi due cassoni quali opere di Pier di Cosimo, ma basta una sola occhiata per
vedere che appartengono ad un tempo di molto anteriore a quello di Piero, e tutti gli
studiosi d' arte sono d' accordo nel! attribuirli al Pesellino. Il catalogo invece ritiene come
opere sue due meschine tavole colla storia di Giuseppe, che sono di mano di qualche debole
pittore della scuola umbra, ed inoltre un quadretto di squisita finezza, appartenente a
Captain Holford (n. 107). Codesto piccolo dipinto, che non ha che nove pollici di altezza
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