Archivio storico dell'arte — 7.1894

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Tra i pittori che si servirono de' disegni del Botticelli, il più valente die incontriamo
nella New Gallery, è Fautore del tondo n. 108, colla Natività. Nella stessa categoria deve
ossele annoverato il gran tondo n. 180, e la tavola n. 184. Quel garzone ch'ebbe a pro-
durre il secondo nominato aveva forse davanti agli occhi una delle più deliziose opere del
maestro, cioè la tela della Natività, ora nella Galleria Nazionale di Londra, la Madonna
ed il Bambino del tondo essendo una specie di rozza traduzione in grande di quella. Ma
quale differenza fra la noiosa Madonna addormentata della New Gallery, e quell'altra
piena d'estro poetico e di vita ! In altri particolari poi non corre più somiglianza fra le
due pitture. La composizione del n. 134 l'incontriamo spesse volte nella bottega del Botti-
celli, da mano più o meno debole ; non siamo in grado di dire se esiste ancora l'originale,
ma non possiamo accettare quale opera sua nò l'esemplare di Dresda, nè quello di Fran-
coforte.

Le figure femminili rappresentanti le quattro stagioni, erano forse in origine di un
garzone della bottega botticelliana e prese da una composizione del maestro ; davanti a
tali pitture, il senatore Morelli soleva esprimersi con una sola parola: " fuit ; „ e difatti,
tavole cosi interamente rimodernate quali sono quelle, non debbono essere esposte alla
critica moderna, e molto meno sotto l'appellazione del più efficace pittore del Quattrocento.
Sarebbe però interessante sapere che cosa verrebbe fuori, se queste tavole fossero sotto-
poste ad una pulitura completa.

Passiamo adesso alla considerazione di una pittura che attirava l'attenzione e l'ammi-
razione di molti intelligenti, cioè il n. 180, il Banchetto di Nastagio degli Onesti. Notizie
di codesto soggetto dipinto dal Botticelli le troviamo nel Vasari, dove nella vita del pittore,
abbiamo la descrizione seguente: " Nella via de' Servi in casa Giovanni Vespucci, oggi di
Piero Salviati... fece, di figure piccole, la novella del Boccaccio di Nastagio degli Onesti,
in quattro quadri di pittura molto vaga e bella. „

Fino all'anno 1868 vi erano difatti in casa Pucci quattro tavole col soggetto accen-
nato dal Vasari, e l'egregio commentatore dell'Aretino ci dà un'accurata descrizione di
quella rappresentante le nozze di Nastagio degli Onesti colla figlia di Paolo Traversaro.
Vi si vedeva l'arme Pucci inquartata con quella de' Bini, una squadra d'oro in campo di
azzurro, con sopra due rose bianche, e sotto cinque monti dello stesso colore, le tavole
essendo state dipinte per celebrare le nozze di Giovanni Bini con Lucrezia di Francesco
di Giovanni Pucci, nell'anno 1487. " Inoltre vi era l'arme medicea e l'anello col diamante,
impresa della famiglia stessa, la quale si vedeva sostenere tre lauri nella faccia dei primi
tre pilastri dell'atrio. „

La descrizione di chi lo vide in casa Pucci, corrisponde in ogni particolare colla ta-
vola, che dalla collezione Leyland passò qualche anno fa in quella del signor Donaldson
ed è precisamente la tavola che si vedeva nella New Gallery. Ma certo codesta non
può essere l'originale descritta dal Vasari, bensì una debole copia di mano scolaresca.
Ci manca affatto lo spirito, la vita del maestro : tutto vi è narrato in maniera noiosa
e casalinga; le teste sono povere e stentate di esecuzione, vuote e deboli di espressione.
Bellissima invece è la prospettiva ed ogni dettaglio decorativo è fatto colla finezza di un
orefice. Come opera d'arte resta sempre di poco valore, ma d'altra parte risveglia in noi
un interesse non comune, da prima per la ragione che ci conserva in maniera più o meno
verace la composizione originale di casa Pucci ora sparita, e poi per la presentazione,
senza dubbio fedele, che ci dà di una festa fiorentina di quell'epoca. Non è inoltre scevro
d' interesse il fatto, che tra gli ospiti al banchetto si distinguono alcuni ritratti di perso-
naggi insigni, e fra loro salta all'occhio quello di Giuliano de' Medici, copiato certamente
da quel ritratto di Botticelli, cogli occhi abbassati, che si vede adesso nella Galleria Morelli
a Bergamo ifig. (re. ha composizione di codesto ritratto faceva sospettare all'illustre posses-
sore, che fosse fatto da un'etligie in cera; cioè che dopo la morte dello sfortunato principe
nel H7<S fosse chiamato Orsino, per sua professione detto u Ceraiuolo, „ per formare il

Archivio storico dell'Arie - Anno VII, Fase. III. 8
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