Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

tribuire a quell'originale pittore; ci piace piuttosto supporre che sia stato prodotto a
Firenze da un qualche pittore di Vercelli.

Parecchi quadri in questa seconda sala vengono ascritti a Luca Signorelli, ma non
lo arieggiano neppure di lontano... La Madonna (n. 92) è copia, alquanto debole, dell' ori-
ginale che si trova nella galleria di Liverpool, e le due interessanti tavole 91 e 97, appar-
tengono alla scuola umbra.

Al maestro di Signorelli, Piero della Francesca, che per ordine di tempo avremmo
dovuto menzionare prima, sono attribuite due opere. Incantevole e di alto valore è il ri-
tratto muliebre n. 116, della collezione Ashburnham. La somiglianza che corre fra cotesto
ritratto ed uno della Galleria Poldi a Milano, è così sensibile da attestare in modo incontra-
stabile la loro origine comune, benché gì' intelligenti non sieno disposti a riconoscere in
quest'ultimo il fare di Piero. La scrivente dovendo confessare d'esser poco pratica della
maniera di questo pittore, non oserebbe dunque affermare che siano opere sue o no, po-
tendo bensì asseverare, che sì l'uno che l'altro derivano dallo stesso autore, qual che si sia.
Fatto sta, che dai più distinti conoscitori di Londra il ritratto di Lord Ashburnham non
è ritenuto per opera di Piero della Francesca.

La Madonna col Bambino e quattro angeli (n. 106), proveniente dalla collezione di
Christ Church ad Oxford, è molto danneggiata, e viene ascritta dalla critica moderna allo
scolare di Piero, Bartolomeo Corradini detto Fra Carnevale, del quale si vede una
tavola col San Michele nella Galleria di Londra. 1

Fra i Cinquecentisti fiorentini, Fra Bartolommeo è rappresentato di gran lunga meglio
di tutti gli altri. Prima da annoverare sarebbe la tavola grande colla Natività, e poi il
quadretto collo stesso soggetto, opera della sua gioventù, di meravigliosa grazia e finezza,
entrambi appartenenti alla ricca collezione del signor Mond. Il dottor Richter nel suo
interessante articolo nella Zeitschrift di Lùtzow, accenna che il primo ebbe origine nel-
l'epoca che il Frate teneva relazione personale con Raffaello a Firenze. Ma ben lungi dal
credere che il pittore fiorentino fosse stato influenzato dal sommo degli artisti, ritiene
invece che il caso fosse inverso ; e ben a ragione, da che altre opere di pittura e di disegno
del giovane Urbinate rimangono, a provare quanto egli fosse stato impressionato dal
Frate fiorentino, in seguito alla dimora tenuta in Firenze prima di recarsi a Roma. Rispetto
poi a codesto quadro è ancora da osservare che nel bel disegno di una testa guardante
in giù, che trovavasi al primo piano di questa stessa mostra (n. 1527), si potrebbe forse
ravvisare lo studio originale per la Madonna: almeno corre una grande somiglianza fra le
due. Un terzo quadro attribuitogli (n. 229) spetta alla scuola umbra, mentre che il n. 233
è opera di Domenico Puligo, e il n. 217 di Perino del Vaga.

Di parecchi quadri esibiti sotto il nome di Andrea del Sarto, sola una per lo meno
lo arieggia. E questa la Madonna col Bambino e il San Giovannino (n. 214), opera senza
dubbio della bottega, eseguita bensì sopra una nota composizione del maestro. Sorpren-
dente per lo meno è l'attribuzione del n. 232, proprietà di un distinto pittore moderno.
Fra Andrea del Sarto e l'autore di cotesta ammanierata Madonna, corrono almeno 40 anni
di progressiva decadenza. Nel ritratto di una signora coi simboli della Maddalena (n. 266),
abbiamo di nuovo un lavoro di Domenico Puligo che fu uno de' più assidui fra i garzoni
di Andrea del Sarto. Il n. 261 è ascritto a Mariotto Albertinelli, ma nel parer nostro è
lavoro debole e scevro del suo carattere. Una buona pittura che porta, se non sbagliamo,
tutta l'impronta della sua individualità, si trova in una chiesa della città di Nottingham:

1 Stando a quanto il cav. A. Venturi ha esposto
in un suo recente articolo di questo stesso perio-
dico "bisognerebbe farsi d'ora in poi un' idea ben
diversa di Fra Carnevale. Se non che rimarrebbe

tuttavia da vedere se le prove ch'egli ha creduto di
addurre a sostegno del suo assunto sieno tali da po-
tersi contrapporre senza esitazione a quanto viene in-
dicato in jnoposito dalla tradizione reiteratamente.
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