Archivio storico dell'arte — 7.1894

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ucunro calzini

e mezzo col Menzocchi, l'artista geniale e vigoroso, e con VAgresti, il u fiero disegnatore, „
come lo chiama il Vasari.

Dopo l'Ansuino, per ordine cronologico, dobbiamo qui ricordare il grande Melozzo;
quindi un Giovanni Battista Bosetti, un Bartolomeo da Forli e ancora un Carrari Baldas-
sarre il Giovane, tutti al Palmezzano contemporanei e quasi coetanei, tranne del Melozzo,
nato diciotto anni prima di lui.

Tra questi cinque maestri parrebbe naturalmente si dovesse trovare, non solo l'artista
ispiratore, ma il primo maestro o il compagno dei primi studi del Palmezzano. Jl com-
pagno forse, ma il precettore no certamente. Intanto, per dar prova del nostro asserto,
preghiamo il lettore a volerci seguire, onde vedere come ed ove si svolge l'opera del primo
di essi, e cioè dell'Ansuino.

*

* *

Dopo la valorosa figura del giottesco Carrari, nessun altro artista attrae la nostra
attenzione e la nostra curiosità quanto questo Ansuino, il (piale, benché oggi ignoto in
patria, lasciò pregevoli opere lontano da lei, e meritò di essere menzionato dall'Anonimo
Morelliano. 1 Nessun scrittore locale lo ricorda (purtroppo !), nè qui alcuna opera sua per-
venne fino ai giorni nostri; ma che perciò? Forse basta tutto questo per negare che in
Forli siano mai esistiti lavori suoi? Quante pitture a fresco di altri artisti, abbandonate
a sè stesse, non andarono qui perdute? Ma se noi invece vogliamo tener conto dei note-
voli lavori ch'esso lasciò fuori, dovremo anche ammettere che tale maestro dovesse essere
considerato in patria, se persino si pensò, e non senza ragione, che il Melozzo abbia da lui
appresi i principi rudimentali dell'arte.

In forza però del perfetto silenzio dei cronisti del tempo, non ci fu possibile sapere
da chi questo forte e rude pittore nascesse, nè precisamente in quale anno. Pur tuttavia
l'Anonimo Morelliano può esserci di grande sussidio per conoscerne approssimativamente
l'epoca. L'Anonimo adunque lasciò scritto: " La cappella del Podestà (in Padova) fu dipinta
da Ansuin da Furti, da Fra Filippo e da Niccolò Pizzolo Padoano. „ Dunque, poiché il
Lippi lavorava già nel 1434 nel Sant'Antonio di Padova (e nel 1437 era ancora a Firenze),
e Niccolò Pizzolo non si conosce che dipingesse prima del 1448, così è molto verosimile,
come dice lo Schmarsow, che in detta cappella abbia lavorato primo il Frate Filippo, poi
l'Ansuino ed in ultimo il giovane aiutante di Squarcione, Niccolò Pizzolo ; cosi è da sup-
porre che i nominati maestri abbiano lavorato in guisa che 1' un dall' altro potessero suc-
cessivamente molto imparare.

In tal modo rimarrebbe stabilito che l'Ansuino vi dipingesse verso il 1436 o il 1437.
Ora ci domandiamo : quale età poteva avere il forlivese allora, se gli era stato proposto
di continuare o di lavorare in collaborazione di un artista quale il Lippi? Certo egli do-
veva essere pittore di qualche merito, e per essere tale doveva avere non meno di venti
o trenta anni. Dunque si ha diritto di supporre ch'egli nascesse tra il 1406 ed il 1416,
nel tempo all' incirca in cui nacque il suo maestro e collega Filippo Lippi, che fu nel-
l'anno 1412.

Peccato che quei primi lavori dell'Ansuino in Padova più non esistano ; ma vi restano
ancora altri suoi affreschi condotti circa venti anni dopo, e di cui a suo tempo parleremo.

Vediamo intanto se nel frattempo può questo maestro aver lavorato in patria.

Il cronista Cobelli narra come " adi de mazo (1451) misser Francesco d'Oriolo era
tornato da Venesia con nouelli e lictere chiare conio el magnifico Cecco Hordelaffo signore
de Forliuio e facto e stabelito recomandato de la signoria de Venecia e facto suo soldato.
E per la dieta nouella fo depinto un san Marco dentro del cortile sopra li scale che uanno

1 Notìzia d'opere di disegno di D. I. Mokelli, 2a ed. per cura di G. Frizzoni, Bologna, 1884, p. 64 e 70.
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