Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE

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figure, ricordi il Carrari, anche il fare proprio dei maestri ferraresi, dall'espressione severa,
dal disegno vigoroso, dal colorito forte e robusto ; con questo vantaggio però, di una sen-
sibile morbidezza ed agilità nelle forme per cui riesce men rigido e più vero, forse, di
alcun di loro.

Nelle varie ricerche da noi istituite pel nostro lavoro, non ci capitò mai in nessuna
memoria forlivese, edita o manoscritta, che tutte scorremmo con cura, alcuna notizia bio-
grafica di questo pittore. Non si potè quindi stabilire nè l'anno della nascita nè quello
della sua morte.

Varie tavole di scuola veneziana gli furono erroneamente attribuite sino a non molti
anni addietro. Ad esempio quella importantissima che era in San Domenico di Ravenna
(La Mad. col Band), in trono, e in basso, i Santi Nicolò di Bari, Agostino, Pietro e Barto-
lomeo) esistente oggi (n. 176) nella Pinacoteca di Brera, non gli apparteneva affatto. I
signori Crowe e Cavalcaseli, prima, ed il signor Gr. Frizzoni nell'Archivio Storico dell'Arte,
Roma, 1889, anno II, hanno buone ragioni per giudicarla di Nicolò Rondinelli.

Nel catalogo della galleria Costabili di Ferrara (1871, Bologna), si notava un'altra
tavola di Baldassarre Carrari raffigurante Cristo morto sedente sul sepolcro, sorretto dalla
Vergine, con San Giovanni alla destra, e la Maddalena all'altro lato, genuflessa, e San Giu-
seppe d'Arimatea in piedi. Quale sfondo al quadro era un paesaggio. Le figure quasi intere
presentavansi in uno stile largo e di colore bellinesco ; ne' volti una varietà di tipi belli
e nobili. 1

Così circa mezzo secolo fa, dello stesso Carrari era qui, nella casa Albicini, una lunetta
in tavola con Dio-Padre attorniato da serafini e da due puttini ai lati, che suonavano
istrumenti musicali simile, in questo, alla gloria d'angioli attorno all' Incoronazione della
Vergine nel quadro ch'era in San Mercuriale. Sappiamo che anche questa lunetta finì, come
tante altre pitture, nelle mani del pittore Gr. Reggiani, 2 il quale, molto probabilmente,
ebbe a venderla fuori di paese.

Fino al 1821 Imola possedette un'altra buona tavola di questo maestro, la quale tro-
vavasi nell'andito che dal giardino de' frati domenicani di quella città conduceva nel coro
della chiesa, esprimente La Vergine con ai lati San Giovanni e San Gregorio. Nel cartellino
leggevasi: BALDASSAR FOROLIVIENSIS PINGEBAT MDVIII, e più sotto, in un altro
cartello : VINCENTIVS DOMINICI FAC1VNDVM CVRAVIT. Fu' venduta da certi nego-
zianti Ceneri e Cartoni di Bologna nel 1821 a Berlino, ma il Guinardi, restauratore bolo-
gnese, ne cancellò il nome innanzi di spedirlo fuori. 3 In quale galleria sia andato a finire
non sappiamo.

Un'altra sua pala d'altare si trova oggi nella parrocchia di Dentate, presso Milano:
ed un quadretto a piccole figure rappresentante l'Adorazione dei Magi, nella galleria del
signor Benson a Londra. 4

Qui terminano le poche notizie da noi raccolte intorno alla operosità artistica di questo
Baldassarre Carrari il giovane, che meriterebbe di essere meglio conosciuto ed apprezzato
dagli studiosi. 5

Il Palmezzano, benché forse più giovane del Carrari, nulla dovè trarre dalla sua ma-
niera, poiché la diversità di stile che si riscontra nelle opere de' due pittori di tempera-

1 Questa notizia la deduciamo da un fol. mano-
scritto del bolognese G. Giordani.

2 Casali, Guida di Forlì, 1838; p. 72.

3 Da'mss. favoritimi dal conte F. Gruarini; al
quale porgo qui, pubblicamente, i miei più vivi rin-
graziamenti pel favore gentile.

4 Archivio Storico dell'Arte, anno II, p. 71, nota.

5 Parlarono tuttavia di questo maestro, molti

anni addietro, ma con una quantità di inesattezze,
l'Orlandi, il Ticozzi ed altri, ripetendo ciò che prima
di essi aveva scritto il Fabri in una Vecchia Guida
di Ravenna, facendolo pur anco ravennate senza
nemmeno tener conto che il pittore, più volte firma-
tosi ne' propri quadri, si è sempre dichiarato for-
livese.
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