Archivio storico dell'arte — 7.1894

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RECENSIONI

ferno nel Camposanto di Pisa e nella cappella Bo-
lognini in San Petronio a Bologna, e le diverse
rappresentazioni del Giudizio universale di Fra
Angelico, di Giovanni di Paolo e di Taddeo Bar-
tolo, non riproducono la concezione generale, o
singole scene della Divina Commedia. Nientedi-
meno l'influenza indiretta, intrinseca di quest'ul-
tima sugli artisti di ogni epoca era enormemente
grande. Tutti quelli appunto che non erano di
comune levatura, si trovavano magicamente attratti
e "commossi dalla sua potenza, ed ai più grandi
essa sempre era una fonte inesauribile di ispira-
zione, di piacere e d'incitamento.

C. De Fabriczy.

Artur Weese, Baldassare Peruzzi's Antheil an dem ma-
lerischen Schmucke der Villa Farnesina, nebst einem
Anhange: " Il taccuino di Baldassare Peruzzi „ in der
Comunalbibliothek zu Siena. Ein Versuch. Leipzig,
K. W. Hiersemann, 1894, in-8, di 90 p.

Con questa Memoria — il primo lavoro lette-
rario di un giovane erudito — si dà principio a
una nuova impresa che sotto il titolo di " Studi e
indagini per la storia dell'arte, „ e sotto la dire-
zione del prof. Augusto Schmarsow dell'università
di Lipsia, intende di trattare in monografie più o
meno distese singole questioni d'importanza sto-
rica o artistica. Il problema che l'autore si propose
non era facile da svolgere, giacché conduce alla
necessità di trattare dell'evoluzione intiera del Pe-
ruzzi come pittore, — compito che, visto il carat-
tere poco determinato del suo talento pittorico e
la facilità con cui egli per conseguenza si lasciò
dominare da influenze d'altri artisti, non riesce
del tutto semplice. Il nostro autore poi — dichia-
riamolo dal bel principio — vi riuscì benissimo,
sicché d'ora innanzi, grazie alle sue indagini, si
potrà giudicare con molto più piena cognizione
di causa sulla personalità del pittore Peruzzi.

Nel primo capitolo, prima di entrar nel suo ar-
gomento, il Weese dà un sunto sull'evoluzione del-
l'ornamentazione dei soffitti a palco e a volta, ca-
ratterizzando l'uso del Quattrocento e dei tempi
precedenti come " decorazione a piano „ (Flachen-
decoration) ; attribuendo a Melozzo da Forlì il me-
rito di aver dato valore indipendente a questa sorte
d'opere coli'introdurvi gli artifici della prospettiva
architettonica e figurativa ; accennando al regresso
operatovi dal Pinturicchio (volte della Loggia del
Belvedere di Innocenzo VILI, dell'appartamento
Borgia, della libreria di Siena, del coro di Santa Ma-

ria del Popolo) che vi adoperò di nuovo la " deco-
razione a piano, „ arricchita — è vero — coli' in-
trodurvi rappresentazioni storiche o mitologiche e
coll'uso delle grottesche; dimostrando il progresso
fatto dal Perugino (Cambio a Perugia) e da Raf-
faello che nelle Stanze del Vaticano conservò, al-
meno in quanto alla struttura, all'ossatura archi-
tettonica, la decorazione ideata da Melozzo ; e col-
locando all'apogeo dell' evoluzione in questione la
volta della Sistina che, del resto, ispirata da prin-
cipi di decorazione affatto diversi, non ebbe nes-
suna influenza sul Peruzzi. Egli, nella volta della
Sala di Gralatea, si accinge alla soluzione del suo
problema da architetto, ripartendo tutto lo spazio,
avuto sempre stretto riguardo al sistema costrut-
tivo della volta, con una inquadratura o incorni-
ciatura architettonica che egli finge essere trafo-
rata, sicché per essa sul fondo ceruleo del cielo si
vedono le scene mitologiche raffigurate nei singoli
riquadri. Tutto questo sistema di decorazione ar-
chitettonica è concepito ed eseguito secondo le re-
gole della prospettiva, ed era dal bel principio
intenzione dell'artefice di produrre per mezzo di
esso una illusione ottica quanto più perfetta ; inten-
zione nella quale egli riuscì pienamente, imperocché
fu proprio questa singolarità della sua opera che su-
scitò l'ammirazione universale dei contemporanei.

Il secondo capitolo è consacrato alle rappresen-
tazioni figurative della volta. Il nostro autore ri-
chiamandosi in quanto al loro soggetto all'erudito
studio che ne ha fatto il prof. Rod. Forster nel
suo opuscolo intitolato : " Farnesina studien, „ si
mette ad analizzarle dal punto di vista artistico e
pittorico, deducendone i segni distintivi per la ma-
niera e lo stile del loro autore, nel quale egli trova
" dapertutto intenzioni ben ponderate, intendimento
fino pei valori dei mezzi artistici, ma anche timi-
dezza nell' affermare la sua individualità ; impres-
sioni efficaci ma non ancora maturate, una lotta
con problemi compresi ma non risoluti. „ Dimostra
essere influenzato, oltre che e principalmente dal
Perugino, anche — e ciò il Weese deduce da un'ana-
lisi accurata e fina degli affreschi del Peruzzi in
Sant' Onofrio e in San Pietro in Montorio — dalle
pitture del Signorelli sulla volta della cappella di
San Brizio nel duomo di Orvieto ; anzi emette pure
l'ipotesi, e l'appoggia con argomenti che non ci
paiono privi di peso, essere stato il Peruzzi nei primi
suoi anni a Siena discepolo di Francesco di Giorgio
Martini, ed avere da questo non solo acquistato
le sue cognizioni nell'architettura (sicché appena
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