Archivio storico dell'arte — 7.1894

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IGINO BENVENUTO SUPINO

nuova nell'atteggiamento la figura di San Giovanni Evangelista, drammatica ({nella della
Maddalena, che abbraccia la croce. Ma a che prolungarsi nella descrizione di un lavoro, di
cui non rimane d'originale che l'idea, e solo qualche frammento? E come non deplorare
davanti a così bella e ordinata composizione, i danni subiti e fatti subire a questa insigne
opera d'arte? Quali tesori, oltre quelli che serba, preziosissimi, potrebbe ancora vantare
la città nostra, se il tempo e gli uomini ce li avessero più gelosamente conservati, o non
si fossero uniti in un accordo stranamente mirabile, per distruggerli e disperderli! Chè,
quasi il tempo non fosse bastato, anche gli uomini si sono aggiunti per toglierci quello
che ancora ci restava di artisticamente prezioso ; un quadro di Zenobio Machiavelli, a detta
degli storici il migliore di lui, fu portato a Parigi, dove pure è rimasto l'altro di Benozzo,
tolto dal Duomo della nostra città, e rappresentante il trionfo di San Tommaso d'Aquino,
per il quale il Vasari ha così vivi elogj !

IV.

" Nel Duomo, egli scrive, dietro alla sedia dell'arcivescovo, in una tavoletta a tempera
dipinse un San Tommaso d'Aquino, con infinito numero di dotti che disputano sopra le
opere sue : e fra gli altri vi è ritratto papa Sisto IV con un numero di cardinali e molti
capi e generali di diversi Ordini: e questa è la più finita e meglio opera che facesse mai
Benozzo. „ 1

Dalla riproduzione, infatti, che noi ne diamo si può giudicare della importanza del
quadro e del suo artistico valore. Il soggetto non era nuovo, e molto meno per Pisa, ove
già nel secolo xiv il Traini aveva dipinto, per la chiesa di Santa Caterina, San Tom-
maso che trionfa sugli eretici, con invenzione, al dire degli storici, molto nuova e bella ; 2
per quel che sia la composizione generale del quadro, quella dell'artista pisano ci pare
più semplice, più armoniosa e per questo meglio riescita, che non questa di Benozzo. Anche in
questa San Tommaso è seduto, coi libri aperti sulle ginocchia e su tutti uno diritto, tenuto
fermo con ambe le mani dal Santo; anche qui ai lati Aristotile e Platone; anche qui il
Cristo in alto, benedicente, fra gli Evangelisti; anche qui Averroe sconfitto: è questa dun-
que una riproduzione, come si vede, più che una ispirazione ; anzi, tranne poche varianti
e certi caratteri propri dell'epoca e dell' artista, una copia assoluta dell' idea e dell' inven-
zione veramente originale e nuova del Traini, con questa differenza però, che il Traini dal-
l'opera sua ha tratto effetto e resultato migliore di Benozzo, il quale ha danneggiato 1' in-
sieme del dipinto con l'aver voluto dividere il quadro in due parti: in quella superiore,
San Tommaso che trionfa sulla filosofìa materialista ; nell'inferiore, l'esposizione delle dot-
trine di lui, o la discussione sopra le sue opere. Anche in questo quadro apparisce chiara
la voglia nell'artista di sovrabbondare nel numero dei personaggi, e la composizione, nella
parte sua più originale, quella cioè in basso, ci pare delle più affollate e delle meno belle :
difetto questo non nuovo nel nostro pittore.

Il Rosini, nella figura del papa, seduto, che il Vasari ci dice esser Sisto IV, vedrebbe
invece papa Giovanni XX, che pronunzia la canonizzazione di San Tommaso ;3 ma pur cor-
reggendo la svista (papa Giovanni XXII fu quegli che nel 1323 pronunziò la canonizzazione
del Santo) rimane più probabile supporre che la chiesa pisana tenesse ad aver l'effigie del
papa allora regnante e ne ordinasse quindi all'artista in quel quadro che andava appunto nel
Duomo, il ritratto. Del resto, il prezioso dipinto, nelle traversìe subite dalle opere d'arte della
Primaziale pisana, per l'incendio, non ebbe a patir danni di sorta, chè lo sappiamo da un vec-
chio inventario dell' Opera, messo al sicuro nella camera del predicatore, e nel 1605 il pittore

1 Vasari, edizione Sansoni, voi. III, pag. 50. nel fasoicolo 1° dell' Archivio storico dell'Arte, anno VII.

2 Vedine la riproduzione, sebbene non molto felice, 3 Bosjni, Storia della Pittura, voi. VII, pag. 257,
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