Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE

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tragga quelle conclusioni che più gli piacciono ; noi, chiusa la parentesi, torniamo a par-
lare dell'importantissima tavola.

Come fondo al quadro, è un arco sostenuto da pilastri con arabeschi su campo d'oro.
Nel centro, in basso, un piedestallo con la stessa ornamentazione, sostenente la croce. Sem-
plice l'architettura, vera la prospettiva dell'arco veduto di fronte; belle le teste dei santi
e di maniera alquanto più nobili e larghe che non in altre dello stesso pennello; ricchi i
panneggiamenti; le figure ben atteggiate; più chiaro il tono delle carni e meno rossastre
del solito ; vigoroso nel disegno, forte nel colore, armonioso nel tutt' insieme. Ecco il lavoro
che mostra chiaramente la diretta e sana influenza del Melozzo.

Un'altra tavola, certo assai meno bella di quella, dipinse lo stesso maestro, per la
famiglia Denti, esprimente i Santi Giacomo e Antonio, ai lati del trono. La Vergine, dietro
le spalle, ha una tenda rossa; caratteristica questa, come dicemmo, assai spiccata nella
maniera del nostro pittore, comune del resto in quel tempo al Francia, al Costa e ad altri
maestri di altre, scuole. Sul piedistallo del trono è un polizzino con la scritta affatto scan-
cellata, le cui traccie sono appena visibili per qualche punto rimasto, o breve linea im-
percettibilmente marcata, senz' ordine o indizio qualsiasi da potervi intravedere un nome,
checché altri vogliali dire. Yi si scorgono le diverse graduazioni di colore, secondo le
diverse repliche dei restauratori che in più volte tentarono di alternare il nome del Pai-
mezzano con quello forse di un certo Marco Valerio Morolini. Quel che è certo si è che
tali sconcezze appartengono tutte alla prima metà di questo secolo. Sotto il cartello, se
ne scoprì un altro col nome dell'ordinatore: Albericus Dentus dotauit — hoc altare iuspa-
tronatus — famig. de dentis.

Nella base del trono, sopra i due cartellini, è lo stemma della forlivese famiglia Denti;
oggi ne rimane solo la targa, poiché il resto fu vandalicamente raschiato.

Anche in questo lavoro nelle teste dei santi si nota una maggior larghezza di con-
torno, maggior facilità di colorire, che non in altre tavole. Il tipo della Vergine, bellis-
simo, è identico a quello di altre sue Madonne, quale quella in San Mercuriale, in mezzo
ai due santi, quella del trittico in San Biagio, ecc. Altri però giudicarono tale lavoro come
opera di qualche scolaro del Palmezzano, a lui inferiore, inspirantesi sui lavori del maestro.
Basta dare un' occhiata ai bruttissimi ornati, in campo rosso, sulla base del trono, dicono
costoro, per avvedersi dell'errore nel quale si cadrebbe giudicandola fattura dell'accurato
e diligente Palmezzano. Ma a togliere ogni valore a tale obbiezione basterà invece ricor-
dare semplicemente questo, che, cioè, la tavola subì anch'essa, non sappiamo in quale anno,
il martirio del restauro, e più particolarmente nella base del trono. Non sappiamo chi sia
stato il volgare pittore che glielo inflisse, il quale, non solo ridipinse il cartellino, falsi-
ficandone il nome dell' autore, ma coperse di una tinta cenerognola anche il polizzino nel
quale era il nome della famiglia che ordinò la pittura. E una prova chiara e sicura del
fatto che narriamo l'abbiamo appunto dallo scoprimento recentissimo di tale polizzino e
dello stemma di detta famiglia Denti ; da cui apprendiamo altresì, oltre l'indicazione del-
l'ordinatore, come lo stemma debba essere stato, appunto allora, raschiato e sì sconcia-
mente ridotto, forse per togliere, non sappiamo a qual fine, qualsiasi traccia e della casa
che ordinò il quadro e dell' artista che lo dipinse. 1

Concludendo, diciamo ch'essa è opera, se non tra le migliori, appartenente certo al Pai-
mezzano ; chè, per meglio convincersi, devesi confrontare, oltre la figura della Madonna, la
quale, come si disse, è identica ad alcune altre di questo maestro, alla figura del Sant'Ali -

1 Quanto agli ornati in campo rosso, non sono
affatto inferiori a nessun' altra ornamentazione di
questo pittore. Si confrontino con quelli della Comu-
nione o del Sant'Antonio, e si vedrà se non son quelli
che scapitano con questi. Basta avere gli occhi per
vedere che essi hanno le identiche forme e sono di
Archivio storico dell'Arte - Anno VII, Fase. IV.

una stessa mano. E se quelli della tavola Denti fos-
sero in campo d'oro, non stentiamo a dichiarare che
vincerebbero anzi in bellezza quanti se ne ammirano
in altre tavole del medesimo pittore nel Museo for-
livese.

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