Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 347
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.37
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.39
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0390
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0390
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE

347

Ma, tornando alla tavola principale, la più ricca pittura del Forlivese, noi dobbiamo
accennare a due altre qualità dell'artista che in essa pittura vi emergono sicure: la per-
fetta conoscenza del nudo e quella del disegno delle pieghe. Che se, ad esempio, nel co-
lorito delle carni il Palmezzano difetta e abusa anche qui dei toni scuri e delle tinte
giallognole, rendendo le carnagioni poco trasparenti, legnose e dure, non così deve dirsi
al contrario dei panneggiamenti, ove egli opera da maestro ; nei partiti, svariatissimi delle
pieghe, ricchi, ben disegnati e ben coloriti, egli riesce sempre di una vivacità e freschezza
di colore invidiabili. E le vesti, malgrado i loro contorni ben scolpiti e decisi, non hanno
qui quella durezza che già riscontrammo in altre sue opere ; ma vi ammiriamo invece
quella flessibilità e quella naturalezza per cui l'artista nei movimenti de' suoi personaggi
lascia trasparire con arte e leggiadria le membra, che sapientemente ricopre. Altra dote
caratteristica del maestro sta nel fatto di saper trarre con la massima facilità ogni mag-
gior vantaggio dalle diverse maniere di scuole diverse, e quando ciò si attagli natural-
mente al suo gusto e al suo talento. E innegabile, tra altro, come la prima impressione
che si prova dinanzi a questa tavola non sia tale da farti dubitare se essa derivi da scuola
tedesca : mentre poi, continuando nella osservazione delle figure, considerate separatamente,
ti togli dall' inganno. E infatti, fatta eccezione del colore delle carni, sempre poco vaghe
nel nostro pittore, chi non direbbe della scuola romana, del Pernii, ad esempio, o di Perin
del Vaga, la leggiadra figura del San Giovanni? Così di quella nobilissima del Gesù più
di un artista ebbe a dire eh' essa ricorda la grazia severa e la correttezza lombarda di
Leonardo. Ma, senza fermarci a confronti troppo pericolosi, noi ci limitiamo a questa do-
manda : quale pittore della Rinascenza, eccettuati i più grandi maestri, sdegnerebbe di
porre il proprio nome sotto questa nobile e dolce figura del Redentore?

* *

Con la Tavola Vili, abbiamo dato la fotografia dell' Annunciazione del Palmezzano,
dipinta per la chiesa dei Servi in Forlì. Per l'attitudine e disposizione delle due figure
questa deriva certamente dall'Annunciazione ordinata al Melozzo per la chiesa del Car-
mine, quella bellissima rappresentata dalla Tavola VII, e che oggi trovasi al posto
d'onore (n. 120) nel Museo forlivese, non molto lungi da questa dell' allievo contrassegnata
dal n. 113. Come si vede, la scena è anche qui rappresentata sotto un portico con pilastri
ornati d'arabeschi, ecc. La Vergine, seduta tutta umile e con la destra al petto, indossa
una veste rosa e il manto oltremare ; l'Arcangelo invecs ha una veste color giglio, sotto
la tunica gialla, e il manto violaceo chiaro, foderato di verde. Ricche e belle sono le pieghe
dei due personaggi : non così invece appariscono le teste, mancanti di espressione, con
poco effetto e di colore languido. Nondimeno, malgrado tali difetti, essa ha pregi e bel-
lezze non comuni, specie per la verità e freschezza del paese, ricordante quello del Sant'An-
tonio per la famiglia Ortoli ; e fa meraviglia che da taluno sia stato giudicato opera sca-
dente di tarda età, mentre altri, come il Cavalcasene, la proclamano singolare bellezza.
Dalla esagerazione di questi disparati giudizi ci è facile pronunciarne un terzo, conten-
tandoci di annoverarla tra le pitture più importanti, dopo la Communione, dall'artista ese-
guite nel primo decennio del secolo xvi. Il cartellino a piò della tavola porta la solita
scritta, senza data. Prima del 1012 trovavasi presso la porta maggiore, internamente, della
chiesa dei Servi (San Pellegrino): ma in quell'anno fu trasferita all'altare della sagrestia,
poiché al suo antico posto venne aperta una finestra, oggi nuovamente murata. La tavola
misura m. 1.65 X 1.18.

Non sappiamo per chi dipingesse, nel 1508, la tavola che sino a pochi anni fa, secondo
il Milanesi, trovavasi nella Galleria Nazionale di Dublino. Figura il solito gruppo della
Vergine col divin Pargoletto, tra i Santi Giovanni Battista e Lucia: ai piedi del trono}
un angelo che suona il liuto; nel cartello si legge la data MCCCCCVIII e il nome del-
loading ...