Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

Ma da tutto ciò all'affermazione recisa che dalla morte del maestro cadesse ogni giorno
più nell'avvilimento e nella povertà dell'arte, troppo ci corre. E che tale asserzione quindi
sia da giudicarsi inesatta od esagerata ce lo provano evidentemente i non pochi bei la-
vori suoi eseguiti parecchi anni dopo la morte del maestro. Giovi qui fare un cenno delle
tavole che stanno a mostrare il contrario (piali quelle del San Michele (1497), del Sant'An-
tonio (1498-99), quella di Matetica (1501), quella della Comunione (1506), quella a Monaco (1513),
quella a Rontana (1514), quella a Brisighella (15*20), le Sacre Famiglie de' marchesi Allu-
cini e Paolucci, e il Gesù che porta la croce, e l'arcangelo Raffaele col piccolo Tobia, di-
pinti questi ultimi all'età di circa 80 anni con una larghezza, una bravura proprio incre-
dibile in un vecchio.

Epperò trovando più che ardita ingiusta l'affermazione di tale decadenza continua,
senza intervalli, noi volemmo rilevarla, pur riconoscendo invece come nel pittor forlivese si
debba attribuire quella specie di stanchezza che molto di sovente si riscontra ne' lavori
suoi appartenenti al xvi secolo, alla sua natura di lavoratore indefesso e di uomo buono,
condiscendente, il (piale non di rado si abbandona e si lascia vincere dalle premure di
numerosi committenti e accetta commissioni da tutte parti, comincia molto senza forse
molto finire, facendo spreco così delle sue forze migliori. Ed è allora più specialmente che
egli diventa autore di troppe opere le quali si diffondono per tutta Romagna e dalle cui
città e chiese campestri gli provengono sempre nuove ordinazioni ; tanto che oltre che nella
sua Forlì, ove eseguisce affreschi di molto valore, da solo, senza l'aiuto d'alcuno, e vi lascia
un numero infinito di tavole, lo vediamo dipingere per Cesena, per Faenza, per Forlim-
popoli, Castrocaro, Cotignola, Bertinoro, Brisighella, Rontana, Ravenna, ecc.

Dunque non è ardito concludere che anche in questo lungo periodo, noi assistiamo,
non di rado, alla esecuzione di lavori importantissimi; e non ci sarà difficile provare in
seguito, come in talune sue opere condotte nell'età più prossima alla vecchiezza, si noti
ancora, come si disse, in lui tanta vita e tanto vigore giovanile da far meraviglia in un
uomo che aveva passati più di ottant'anni in mezzo ad una operosità eccezionale, parago-
nabile a pochi altri del cinquecento, se si eccettua il grande Tiziano che lavorò fino ai
novantanove.

Varie opere del nostro artista portano la data del 1515. Ciò farebbe supporre ch'ei da
tempo avesse aperto scuola e che alcune delle sue tavole venissero eseguite dagli scolari,
nello studio del maestro. Ma come avvalorare tale supposizione? Egli ebbe i figli Fabrizio
e Panfilo i quali in quel tempo, già adulti, avrebbero potuto aiutare il padre, ma chi ci
ha mai detto ch'essi fossero pittori?

Di artisti a lui contemporanei abbiamo già parlato e vedemmo come gli furono di
gran lunga inferiori: tuttavia volendo pur sospettare che taluno di essi lavorasse insieme
al nobile maestro, perchè mai tra le tante tavole del Palmezzano portanti nella maggior
parte il nome dell'autore, ninna se ne trova che mostri d'essere stata dipinta in collabo-
razione di altri?

Sempre più quindi ci persuadiamo che egli lavorasse da solo e senza aiuto di sorta
e ripetiamo che appunto nel fatto di questa incredibile attività sua, si debba più che in
altro, cercare la cagione vera di quel sensibile abbandono o decadenza di cui più sopra
parlammo.

Presso certo Antonio Figna forlivese, commerciante di quadri antichi, era una Sacra
Famiglia interessantissima per la sua composizione (1515), ove la Vergine seduta a sinistra,
sotto alcuni archi, sosteneva sul ginocchio il piccolo Gesù in atto festoso e sorridente,
mentre San Giovannino gli stava inginocchiato, vicino, in adorazione. Di contro alla Ver-
gine, era San Giuseppe in piedi appoggiamosi al bastone. Dietro la gentile e graziosa figura
del Precursore stava, anch'essa inginocchiata, una santa donna a mani giunte. Quale sfondo
alla scena, il solito cielo azzurro-chiaro ed il caratteristico paese montuoso, con un piccolo
villaggio a destra, lontano. La tavola trovavasi in ottimo stato di conservazione; non
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