Archivio storico dell'arte — 7.1894

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temeva die nuocessero alla religione. ■ Questo
fatto era stato rammentato nel proemio di una edi-
zione di alcuni scritti teologici di Sisto IV stam-
pata nel 1472 da Filippo de Lignamine, fatto messo
a paragone da questi al procedere del papa stesso,
intento appunto nei suoi scritti di serbare incon-
taminata la dottrina cristiana. Così la raffigura-
zione delle scene in discorso era un elogio, è vero
alquanto velato e nascosto, dalla parte di Giulio II
per suo zio al quale egli andava debitore della
propria splendida carriera; ma nello stesso tempo
era anche un indirizzo, un insegnamento pel modo
da seguire nell'adojDerare ed approfittare dei tesori
accumulati nella biblioteca stessa, in quanto che
rammentava agli adventori l'essere di tutti i tesori
dello spirito degni di considerazione soltanto quelli
(die servono all'intendimento e alla difesa della
religione, e il dover essere letti in questo senso
solo i poeti, filosofi e giuristi, e adoperati i loro
principi nello scrivere dei libri nuovi, affinchè a
questi non accada quanto successe a quelle opere
greche nocevoli. Se si accetta questa interpreta-
zione, non si potrà più pretendere di essere messa
la filosofia al pari della teologia, e non si potrà
nemmeno parlare del trionfo dell'umanesimo nella
casa stessa del papa!

Una sola delle contribuzioni che compongono
il volume XIV del Jahrbuch der Kunsthistorischen
Sammlungen des òsterreichischm Kaiserhauses (An-
nuario dei Musei imperiali austriaci) spetta all'arte
italiana, ed è quella del dottor Robert von Schneider,
intitolata: Gian Marco Cavalli im Dietiste Maximi-
lians des Ersten. In essa l'autore ritorna a un soe;-
getto da lui già trattato in un articolo della
Rivista italiana di numismatica, anno III (1890), fa-
scicolo I, dal titolo: Di un medaglista anonimo
mantovano dell'anno 1506, in cui egli, nel noto di-
segno dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia,
raffigurante, oltre la figura di un santo bambino
benedicente, i ritratti di profilo dell'imperatore Mas-
similiano e della sua seconda moglie Bianca Maria
Sforza, ed attribuito da Giovanni Morelli al pit-
tore milanese Ambrogio de Predis (mentre finora
era ritenuto opera di Lionardo da Vinci, il cui
nome si trova segnato, ma in scrittura posteriore,
sul foglio), aveva riconosciuto il prototipo, il mo-
dello per alcuni testoni (moneta d'argento in uso
nel Cinquecento) coniati nel 1506 nella imperiale
zecca di Hall, in Tirolo, da un artefice mantovano,

il cui nome lo Schneider allora non era riuscito a
rivelare. Già il Morelli aveva stabilito essere il
disegno raffigurante l'imperatore sul foglio di Ve-
nezia copiato quasi in ogni suo particolare dal ri-
tratto di esso esistente in una tavola nei Musei
imperiali di Vienna, segnata colla data 1502 e col
nome di Ambrogio de Predis. Anche il ritratto
della imperatrice sullo schizzo di Venezia doveva
esser stato desunto da una pittura in tavola oggi
sconosciuta, ma della quale si conserva nel regio
Gabinetto delle stampe a Berlino una fedele copia
in un grande disegno colorito, su cui si trovano
segnate in scrittura tedesca alcune note riguardo i
colori della pittura originale (riprodotto jielYAn-
nuario prussiano, voi. X, pag. 74). Il copista di
questa, dunque, era un artista tedesco ; l'autore di
essa invece, giudicando dallo stile, un pittore ita-
liano, e, secondo ogni verosimiglianza, lo stesso
Ambrogio de Predis, essendo egli probabilmente
stato il pittore che si trovava nel seguito di Bianca
Maria Sforza quando ella partì per la nuova sua
patria, e eh' ella ricorda in una sua lettera a Lo-
dovico il Moro. I testoni sopraccennati (di cui esiste
pure una contraffazione posteriore di mano molto
meno abile in una medaglia del doppio diametro)
portano sul lato anteriore i ritratti accoppiati in
profilo dell'imperatore e di sua moglie, imitanti,
quello del primo quasi assolutamente, quello della
seconda con qualche lieve cambiamento, gli schizzi
di Venezia, non solo quanto riguarda la somiglianza
ma anche il concetto e il carattere stilistico. Anche
la misura esigua, nella quale sono eseguiti i di-
segni in discorso, si adatta molto meglio alla sup-
posizione di aver essi serviti da modelli per pun-
zoni di monete che per ritratti dipinti a grandezza
naturale. Sul rovescio dei testoni di cui trattiamo,
si vede la Madonna che allatta il divino Pargolo,
in figura intiera, circondata da sette teste di che-
rubini alati. Anche qui si riscontra qualche ana-
logia, almeno nel soggetto, col terzo schizzo del
foglio di Venezia, cioè col santo Bambino benedi-
cente, non recando nulla d'inverosimile la suppo-
sizione che l'artefice nella esecuzione abbia potuto
cambiare il motivo del Pargolo benedicente in
quello poppante. Quanto riguarda l'origine del te-
stone in discorso, si sapeva già da documenti pub-
blicati nei volumi anteriori dell' Annuario austriaco
e della Gazzetta numismatica di Vienna essere stato
lavorato da un incisore di coni che nell'anno 1506
da Mantova fu chiamato a Hall, in Tirolo, luogo
dove fin dal 1478 esisteva la principale zecca del-
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