Archivio storico dell'arte — 7.1894

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PIETRO GIANUIZZI

si è addiportato monsignor Antonio Giuseppe Fosco, vescovo sebenicense, nell' eseguire
le altre.

Per comprendere con quanto amore e con quale diligenza abbia questi condotta la
sua difficile impresa, è d'uopo aver letto gli articoli che di quando in quando andò da
prima pubblicando nelle colonne del suo Folium dioecesanum, non che il libro da lui com-
posto sotto il titolo: La cattedrale di Sebenico ed il suo architetto Giorgio Orsini detto Dul-
matico, fatto stampare in 94 pagine, non computatovi l'indice, nel 1893, per i tipi della
sua curili, illustrato da ben ventidue disegni impressi in xilografia e dedicato al Pontefice
Leone XIII in ricordo della cinquantesima ricorrenza dalla ordinazione episcopale della
Santità Sua, che nell'anno testé riferito si celebrava.

Dolorosissima deve essere riuscita la irreparabile perdita dell'egregio prelato, accaduta
intorno alla Pasqua dell'anno tuttora corrente, per l'isola che egli con profonda sapienza
e con pari zelo ed amorevolezza diresse e governò nello spirito, e che, da oltre quattro
secoli, Giorgio scelse a sua patria adottiva. Le meste note che in sì triste contingenza
echeggiarono fra le volte del tempio, sì abilmente eretto da questo e sì veridicamente com-
mendato da quello, dovrebbero a giusta ragione essersi ripercosse nei cuori di quanti Ita-
liani hanno in onore lo scibile. Fatta pur, per chi il voglia, astrazione dalle discipline
dommatiche, morali e filosofiche, in cui il Fosco non potè non essere se non sicuro ed
esimio maestro, quanto egli avesse a caro gli studi di storia, di arte e di critica, ben lumi-
nosamente lo addimostrò cogli scritti sovraccennati intorno alla vita e alle opere del grande
architetto e scultore dalmatico. E quanto profondamente si fosse addentrato in quello della
glottologia, che si versa sulle antiche lingue conosciute per trovar l'origine delle moderne,
e per andar da quelle gradatamente ascendendo, fino, seppur sarà possibile, alla scoperta
della lingua capostipite di tutte le altre, provollo eziandio in non meno splendida guisa.
E questo fece col ricavare dal linguaggio ebraico-fenicio il significato così dei nomi geo-
grafici delle cinque regioni dell'Italia centrale, 1 come dei nomi dei mesi dell'anno assiro-
caldeo-ebraico, troiano-romano-latino e fenicio-slavo, 2 e coli' esporre la sola verace ed
insieme naturalissima spiegazione che, tra gli ormai infiniti e per quanto dotti interpre-
tatori della Divina Commedia, nessuno prima di lui avea mai saputo dare ai famosi versi posti
sulle bocche di Pluto e di Nembrot : Pape, Satan, pape, Satan, aleppe, voci prettamente
ebraiche quando siano scritte come realmente dovrebbesi, cioè : Pah-peh, Satan, Pah-peh,
Satan, halep ; le quali dicono : Della caverna la bocca, o Satana, della caverna la bocca, o Sa-
tana (un vivente), varcò; e Raphèl mai amèch zabi almi, parole ebreo-caldaiche che nella
nostra lingua vanno tradotte : Vivente che per di qui passi, sei mio schiavo legato. 3

La conoscenza che io ho del valore del Fosco, benché si limiti unicamente a quel
che solo di lui qui ho potuto accennare, parmi sia più che bastante per ritenere che l'Italia,
per la sua morte, sia rimasta orbata di uno de' suoi più vasti, potenti ed utili intelletti.

Ma, tornando ora al libro da lui fatto su Giorgio, m' è d' uopo osservare che, per quanto
degno del soggetto di cui vi si è trattato e dello scrittore che lo ha composto, tuttavia
non è riuscito così completo come questi avevalo desiderato. Né, per sua parte, acciò tale
riuscisse, omise di adoprare le più sollecite ed adatte premure. A procurarsi documenti
e notizie dal nostro continente, si rivolse in Ancona, officiandovi parecchi eruditi, fra i

1 Folium Dioecesanum di Sebenico, 1888.

2 Nomi dei Dodici Mesi degli Anni Ebraico, Ro-
mano-Latino e Slavo interpretati colla Lingua Ebraica.
Sebenico, MDCCCLXXXVIII, coi Tipi della Curia
Vescovile. Tale opuscolo contiene il' nome e i titoli
del Fosco e due sue Note estratte dal Folium Dioe-
cesanum del 1° settembre e del 1° ottobre 1888, ove
colla data del 1° giugno, come nota all'opera dello

stesso Prelato allora in stampa sui Fenici e Cananei,
tale lavoro erasi pubblicato per la prima volta.

3 I" Due Versi della Divina Commedia " Pape,
Satan, pape, Satan, aleppe „ e " Rafèl mai amèch zabi
almi, „ interpretati colla lingua Ebraica da Monsi-
gnore Antonio Giuseppe Fosco, Vescovo di Sebenico.
Ivi, MDCCCLXXXIX.
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