Archivio storico dell'arte — 7.1894

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PIETRO GIANU1ZZI

dei Lombardi in Venezia. Quando si rammenta che
il lavoro a Sebenico precedette di nove anni <|uello
di Leon Battista Alberti a Rimini e di quarantanni
la chiesa de' Miracoli di Pietro Lombardo a Vene-
zi;!, mentre il Rinascimento non si stabilì in Fran-
cia, in [Inghilterra ed in Germania che 60 o cento
anni dopo, si dovrà ammettere che Giorgio Orsini
ha titolo ad un posto cospicuo fra i promotori della
glande rivoluzione del secolo xv. ,, TI Melani poi af-
fermò che Pietro Lombai'do, nel 1441, (?) quando Gior-
gio era in Sebenico, lavorava quale esecutore nella
chiesa dei Miracoli e Martino circa il 1456 in San
Zaccaria e poi nella scuola di San Marco architet-
tata nel 1485; laonde Giorgio fu anteriore ad essi.

Ma, sebbene l'asserto dei due illustri professionisti
qui or ora citati innalzi sopra tutti gli architetti vis-
suti al tempo di Giorgio la costui valentia della quale

10 mi professo ammiratore convintissimo ; tuttavia
non mi sento sicuro di adottare intieramente il loro
parere, nò di pienamente respingerlo col seguire il
contrario. Ed invero, a decidermi per l'uno o per
l'altro, non mi basterebbe certo l'aver esaminato il
duomo di Sebenico, come soltanto ho potuto fare
sin ora, non dico già su buone fotografie, ma uni-
camente su piccole e poco dettagliate incisioni xilo-
grafiche. Quindi, a giustificare il mio ritegno, esporrò
(piali siano i riflessi che m'inducono a mantenerlo.
Ed eccoli :

1° Che nulla di simile alla parte, superiore, sia
interna come esterna, di quel duomo, è dato di ve-
dere uè sulle porte del medesimo, nò sulla facciata
della Loggia dei Mercanti, nò sulla porta di San Fran-
cesco d'Ancona. Sia pure che delle due prime non
si sappia precisamente in qual tempo si eseguisse

11 lavoro; delle due seconde però ò ormai noto che
furono intraprese dallo stesso Giorgio dieci anni
dopo di aver dato il disegno del detto duomo e di
averne incominciata la fabbrica e terminaronsi dopo
circa altri otto anni dacché la mandava innanzi.
Niente ancora di somigliante alla mentovata parte
è sulla porta di Sant'Agostino allogatagli nella stessa
Ancona nove anni più tardi di queste e lasciata in-
completa dopo avervi egli speso altri parecchi anni
<li lavoro; poiché, (pianto di stile del Rinascimento
si vede in quest'ultima porta non è di suo scarpello
nò di suo disegno.

'2° Che se Giorgio ideò nel 1441 anche il lavoro
dell'accennata parte, cioè nove, anzi dodici anni, se
se non tredici, prima che Leon Battista Albert i desse
il modello dell'esteriore del tempio malatestiano di
Rimini; (piando la prese a murare, erano scorsi più
di trentanni dalla sua prima chiamata a Sebenico
e circa venti da quel modello dell'Alberti; nò la murò
più oltre dell'altezza di pochi palmi: cosicché, al
tempo della sua morte, era, per così dire, appena
spiccata sovra i tetti delle navi minori, e però fa-

cilmente e senza grave spesa, poteva distruggersi
e rifarsi con altro disegno dal suo successore, o,
fors'anche conservarsi, perchè raccordabile ancora
con un nuovo progetto.

3° Che se il disegno, col (piale venne compita,
fu realmente di Giorgio, non potò certo esser quello
dato da lui nell'anno 1441, ma un altro, fatto dopo
che egli ebbe veduto il modello ed anche in buona
parte l'esecuzione dell'esteriore della suddetta mole
malatestiana. Tra le tante e così svariate opere, sia
d'intaglio come di scultura statuaria, che si ammi-
rano nell'interno di quella istessa mole, qualcuna
par certo attribuibile a Giorgio : e chissà che il prin-
cipe riminese, per acquistarne i marmi dal Mona-
stero di Sant'Apollinare in Classe fuori di Ravenna,
non si servisse di lui? Come si vedrà più oltre,
Giorgio nel 15513, per un affare suo proprio si fece
rappresentare in Ancona appunto da Pietro da Ve-
nezia abbate del Monastero medesimo.

4° Che, se Pietro Lombardo nel 1441 avesse la-
vorato quale semplice esecutore nella chiesa de' Mi-
racoli (fatto per certo non ammissibile, perchè nato
l'uno come comunemente si crede, nel 1438, e co-
minciata l'altra nel 1481) nel 1459 avrebbe potuto, e.
dopo il 1470, dovuto essere per sicuro riuscito capo
ed architetto, se non di quella, almen di altre fab-
briche improntate dello stile che da lui e da Mar-
tino mal riputato suo fratello e, peggio ancora, suo
padre, ritiensi essere stato denominato lombardesco.
E così pure, se è vero che il Martino chiamato anche
esso Lombardo come semplice esecutore lavorasse
circa il 1456 nella chiesa di San Zaccaria di Venezia
(ciò che potrebbe essere per quelli ancora i quali lo
fanno nato nel 1440), nel 1470 avrebbe dovuto anche
egli possedere il titolo e la scienza di architetto ed a-
verne dato saggio. Se poi Mauro, più generalmente co-
nosciuto sotto il nome di Moro o Moretto (il quale, non
ostante si cognominasse De Ca&ussis e fosse nativo di
Lentina in Val Brembana e si dicesse Cittadino di Ber-
gamo, pur fu appellato Lombardo ed erroneamente
creduto parente di Pietro, mentre in verità fu figliuolo
di un maestro Martino taiapiera) avesse ideato, come
han detto i più recenti commentatori del Vasari, ma

10 non credo, la ora distrutta chiesa di San Michele
di Murano che fu incominciata nel 1466 e finita
nel 1478, e se il Martino taiapiera suo padre fosse
stato tutt'uno decantato Martino Lombardo, cosa
ancor ben lontana dal provarsi, sarebbe più che
sicuro avere il medesimo Martino preceduto di ben
non pochi anni l'ampliamento del duomo di Treviso,
fatto, per quanto dicesi, da Pietro suddetto nel 1474.

5. Che Giorgio nell'anno 1470, dopo aver veduto

11 tempio malatestiano rivestito dall'architettura del-
l'Alberti, fu in Roma, dove certo ammirò ed ebbe
pine assai probabilmente campo di studiare gli an-
tichi superbi avanzi architettonici dell'arte classica.
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