Archivio storico dell'arte — 7.1894

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PIKTRO (ilAXCIZZI

Ttem dionisio de giouanni supradicto promette al colloquio supradicto che per tucto d mese
de decembre proximo da venir lo (lieto magistro giorgio acceptara le cose predicte et verrà et
promectera observar facto quanto de sopra se contiene sotto pena de cento ducati et ita eie. (?)
postea arra el supradicto magistro giorgio nel termine debito personalmente rimilo Accepto la
supra scripta conventione et promise observar tucte le cose predicte.

2.

6 decembre 1458.

Archivio Notarile di Ancona— Atti a rogito di Angelo di Domenico da Monsanvito notaio anconitano;
protocollo n. 1, anno 1458, c. 254.

Compromesso col quale Giorgio da Sebenico, da una parte, e dall' altra Angelo di
Giacomo e Nicolò di Leonardo Bonarelli di Ancona, sindaci ed operai della fabbrica del-

medesimamente il tutto intagliato in ricchissimi
marmi. Continuò l'assiduo fabbricare in questa opera
nove anni susseguenti. „ Il Ferretti in quest'ultimo
comma non trovossi d'accordo col Bernabei il quale
scrisse : Fo comcnsata come di sopra è (lieto et finita
nel 1459. Ma di tale disaccordo nessuno si accorge-
rebbe, se non si sapesse che la facciata medesima
fu allogata a Giorgio non prima del 22 ottobre 1451,
e non già, come i due Cronisti asserirono, nel 1450 :
sicché, ritenuta la vera data del suo principio, col
calcolo del Ferretti si perverrebbe al 1460 e non
al 1459, che, dal documento più oltre segnato sotto
il n. XII, vedrassi essere l'anno certo della sua fine.

Tralascio di riprodurre le parole che il Ferretti,
in piena armonia col Bernabei, adoperò nel tessere
il racconto pel quale è noto come, appena compiuta
la ridetta facciata, un Antonio toscano, ma da lungo
tempo domiciliato in Ancona e però divenutone cit-
tadino, con fini colori e stelle messe a oro prendesse
ad ornare il soffitto di quella Loggia, e, di lì.a non
molto, per volontà del pubblico dovesse smettere da
tale lavoro, e come contemporaneamente al lavoro
medesimo, essendo un certo Ippolito da quella ca-
duto nel mare con gravissimo pericolo di annegarvi,
a scanso di simil pericolo, da quel lato ove è aperta,
un parapetto a colonnette si costruisse. " A po di
qualche anno (così seguitò lo stesso Ferretti dopo
l'accennato racconto) fu alzato il tetto della mede-
sima loggia e, nel luogo ov'era prima il tetto, fu
i'abricato il solaro con una soffitta nobile e ricchissa
con fregi et ornam" dorati et altri Magisteri che
dilettavano in sommo li riguardanti. E Antonio
Busio (cosi pure il Bernabei: e non Bosio, come
hanno scritto parecchi e perfino la moderna Guida
di Ancona) fu l'Architetto a comporre il solaro (che
il Bernabei non descrisse, ma disse fatto, in quel modo
al presente si vede, cioè come si vedeva vivente esso
Cronista, nel 1489 uel quasi Et in quel tempo erano
Regolatorj Francesco Armentitij Antonio di Stefano

Aquila Francesco di Giovannj Angeli alias Nichia) et
il tetto non senza molto artificio et industria per
la largeza della pasina (sic per passino) del luoco
nel cui bel essere e maniera s'era conseruata la da
loggia fino a nostri tempi moderni quando nel
l'anno 1557 (s'è visto invece con certezza che fu nel
1556, mentre la moderna Guida d'Ancona, pure erro-
neamente, dice nel 1554) douendosi quiui rapresentare
una comedia in tempo di Carneuale, come è costume
in Ancona doue si recita così bene et acconcia-
mente da giovani Ancon1. con ottima pronuntia
lontana da odiosi accenti e con bella gratia senza
affettatione come in qualunque altra Città d'Italia
si faccia per usare i termini alla moderna, mentre
dunque s' apparecchiava quivi per una commedia,
d'imjirouiso in tempo di notte ò per inavertenza et
negligenza, ò per malignità et invidia vi si accese
un uoracissimo incendio in maniera che in breue
abbrugiando tutta quella fabrica con molta matte-
ria (sic) combustibile che v'era lassando a fatica le
nude mura, e quelle ancora in buona parte conta-
minate e distrutti gli marmi della facciata dianzi
si ridusse un tragico spettacolo co no piccolo danno
del publico et co estremo dispiacere de particulari,
il che nodimeno cagionò che in breue dal generoso
publico fu indotto M. Pelegrino Tibaldi huomo fa-
moso in iscoltura et in pittura et con sontuosa spesa
e magnific.za fece di nuovo fabricare quel loco co
un soffitto di stucco co molte statue ed ornamenti di
purgatissa pittura opera in maniera lodata e celebrata
che no comparisce in Ancona personaggio ueruno
che ammirandola e commendandola non dichi no
uedersi in tutta Italia un così bel seggio e tanto
ben custodito come questo ueramente degno di
somma lode. „

Nel principio del corrente secolo, secondo avverte il
Leoni, furono ristretti i tre larghi gradini che serviva no
come di base alla maestosa facciata di questa loggia,
per rendere più comoda la strada che le sta dinnanzi.
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