Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

quenti attribuzioni erronee intorno ad alcuni lavori suoi, i quali fino a non molti anni fa,
passarono per opere di Cima da Conegliano, di Giambellino, di Melozzo, di Francesco
Francia, e fecero persino pensare, a taluno, alla nobile scuola del grande Leonardo.
Bisogna vedere, ad esempio, il frammento di una piccola tavola esistente in Forlì, e di cui
parleremo tra poco, per giudicare a quale altezza sapeva giungere, e con quale verità, nel
colore chiaro, trasparente delle carni. Senza essere molto frequente, non è punto raro il
caso, nel quale noi constatiamo nel viso di alcuni suoi personaggi, specialmente muliebri,
un impasto di colore più vago, e più vero del solito, da doverci chiedere talvolta se quei
dati volti appartengano proprio allo stesso pennello. Ma procediamo con ordine.

Al n. 121 della Pinacoteca di Forlì è una lunetta del nostro pittore e non del Melozzo,
come diceva tempo fa la scritta: vi è figurato VEterno Padre benedicente. Essa apparte-
neva a un quadro già esistente nella chiesa di San Varano, quadro che non si è mai saputo
come di là sparisse. Due candelliere, facenti parte della cornice, le abbiamo riconosciute
del Palmezzano, presso il signor Amadio Giovanni, forlivese, insieme ad un altro pezzo
della scansia, uguale in lunghezza alla base della lunetta, ove, entro tre tondi, sono le
figure: dell'Arcangelo Gabriele, a sinistra di chi guarda; nel centro un Ecce Homo, vera-
mente bello, e a destra l'Annunciazione. L'Arcangelo e la Vergine sono state ritoccate
quasi completamente e hanno perduto molto. Ove sarà andata la tavola centrale? A qual
tempo apparteneva il dipinto? Certo la bella e nobile figura del Dio-Padre, quantunque
molto ristaurata, ci assicura che il lavoro doveva appartenere al miglior periodo dell'artista:
così la semplicità elegante delle candelliere, e più ancora gli arabeschi della lunetta, parreb-
bero confermare il nostro giudizio. Ma c'è qualche cosa di maggior rilievo che ci fa sospet-
tare, non senza qualche fondamento, di poter ricostruire, in parte almeno, il quadro di
San Varano. C'è quel frammento cui accennavamo più sopra e che proviene certamente da
una tavola eseguita per qualche chiesa campestre, poiché esso frammento, confuso tra altri
pezzi di legname vecchio, fu venduto, or sono molti anni, da persone del contado forlivese
e per una piccola somma, al defunto dottor Rossi, medico di San Martino in Strada.
Questa tavoletta che oggi non misura che m. 0.90 X 0.65 figura la Vergine col Bambino
sulle ginocchia, dritto e affatto ignudo, in atto di benedire. Nella sinistra tiene due spiche

v

di grano ; particolare ripetuto nella bella tavola del 1508, descritta dal Crespi. E della più
bella e larga maniera del Palmezzano forse appartiene al principio del xvi secolo ; e per
quel fare libero, elegante nelle forme e nel colore robusto, ricorda la scuola veneta insieme
alla grazia della scuola romana.

Il viso tondeggiante di questa Madonna è contornato da uno scialle bianco e dal manto
turchino sovrapposto e leggermente rovesciato dalle parti: il manto è allacciato al petto
per mezzo di due nastri, fermati alla lor volta da una grossa gemma ; la veste rossa
termina al collo, orizzontalmente, all'altezza della fontanella come le Madonne di Raf-
faello, con un bordo ricchissimo. Essa si scosta alquanto dal tipo tradizionale muliebre
del Palmezzano; quella larghezza di forme, que'lineamenti così veri mostrano, anche
all'occhio del profano, lo studio diligente e amoroso del modello; gli occhi grandi che
guardano lo spettatore, la fronte serena e spaziosa, il naso breve e dallo narici dilatate,
mobilissime, la bocca piccola, colle labbra sottili, ci dicono chiaramente che noi ci troviamo
dinanzi ad un ritratto di persona tanto gentile quanto cara al nostro pittore. Non asse-
riamo ch'ella rappresenti le fattezze della sua giovane sposa, o quelle della sorella Ghida,
come un ottimo amico nostro, vedendo il quadro, osò sospettare ; certo però eh' essa deve
essere il ritratto di persona amica al pittore.

Così il Bambino è senza dubbio tra le più belle cose colorite dal Palmezzano, con-
dotto con molta bravura e con diligenza grande, ne' particolari come nell' insieme !1 E da

1 II bel frammento passò nel '94 alla Pinacoteca di Bologna per 2000 lire.
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