Archivio storico dell'arte — 7.1894

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■ITO

EGIDIO CALZINI

taluno, ad esempio, della famiglia dei Varano. Il Santoni, interrogato in proposito, risponde;
- Chi siano i committenti è pure mistero. „ D'altronde, secondo noi, è proprio da quelli
che si può attender*1 molta luce: La parte più importante, storicamente, essendo costituita
da quelle due figure, le quali dal costume, specie per quello della donna, sembrano rap-
presentare personaggi assai distinti. E però persistiamo nell" idea- che in quelle figure, per
mezzo di ricerche pazienti e amorose, si debba, molto probabilmente, scoprire la chiave che
ci permetta di conoscere il resto.

*
* *

Tale è 1' importante numero delle pitture di M. Palmezzano, tuttora esistenti. Sola-
mente Forlì ne j^ossiede trentasette, comprese quelle del Civico Museo e le altre sparse
nelle chiese e nelle piccole gallerie private. Dopo di Forlì ne hanno il maggior numero :
Roma, Milano, Faenza, Padova, Venezia, Bologna, Ravenna, Vicenza e Verona. Diverse
ne conservano all'estero le Gallerie di Berlino, Parigi, Londra, Amburgo, Dublino, Mo-
naco, ecc. Compresi quindi i dieci o dodici frammenti di pitture da cavalletto, le opere
oe-o-i note del Palmezzano ascendono a centosette, non contando la tavola di Casteldimezzo
e l'altra di Camerino, attribuitegli senz'ombra di fondamento, nè quella di Casate Nuovo in
provincia di Como. Però di dodici di tali pitture non ci fu possibile sapere dove attualmente
si trovino, ma siamo certi ch'esse esistono tuttavia, trattandosi nella massima parte di
opere vendute da circa un terzo di secolo addietro e delle quali è ancor viva la memoria
qui nella sua città natale. Ad ogni modo quelle di cui abbiamo dato indicazioni partico-
lareggiate e sicure salgono al bel numero di novantàcinque : una serie quindi di gran lunga
superiore a quella già nota (circa 30 lavori e non tutti accertati) : e che noi siamo ben
lieti di presentare agli studiosi dell'arte, più che triplicata.

XVI.

In quale anno morì il Palmezzano ?

Nessuna cronaca del secolo xvi ce lo dice. Il Bonoli, in principio di questo studio più
volte citato, si limita a scrivere che il buon vecchio cessò di vivere in età decrepita e che
fu sepolto in San Domenico, ove è visibile tuttavia il sao ritratto dipinto di propria mano. 1 Sui
vecchi cartellini indicanti le sue opere nella Pinacoteca forlivese si leggeva, or non è molto,
l'anno 1540; ma quale prova ne avvalorava l'asserto? Nessuna. Dovendo quindi rimanere
nel campo delle congetture noi pensiamo invece ch'egli morisse nel 1538, ottaritaduesimo
del maestro, anche per la ragione che sotto quella data non si riscontrano altre opere sue.2

1 Storia di Forlì, II, pag. 196. Oggi, il pre-
zioso dipinto trovasi, corno si disse, nel Museo
civico.

2 D'altronde a quella età e in un uomo operoso
quale fu il Palmezzano (nel 1587 dipinse già varie ta-
vole d'altare, oltre diverse altre pitture minori ), non ci
par ragionevole sospettare una lunga malattia che
per alcuni anni (se si vuol giungere al 1540) lo co-
stringesse al letto, infermo, inoperoso, lui che nel
lavoro assiduo visse per più di due terzi di secolo.
Ne'vecchi della tempera di M. Palmezzano non è
raro constatare invece una morte quasi improvvisa :
a un tratto spengonsi in essi le facoltà dell'intel-

letto con la vigoria del corpo e, siccome vissero,
soccombono da valorosi, operando sino all'ultimo
momento dell'essere loro.

L'artista pio e modesto ebbe sepoltura, come si
è detto, in San Domenico, nel vecchio sepolcro degli
avi. La lapide chiudente 1' arca la quale, molto ve-
rosimilmente, doveva offrire tanta luce sull' età e
sulla data della morte sua, venne tolta nel 1781
quando si rammodernò la chiesa. Per più di mezzo se-
colo, anzi sino al 1860 o '62 circa, servì, rovesciata,
di lastra alla fontana fuori porta Schiavonia; e
quando la stessa fonte fu trasportata ov'è ora, più
vicino alla strada, la vecchia pietra, già spezzata,
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