Archivio storico dell'arte — 7.1894

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L'ANGELO CHE SUONA DEL BARGELLO

E LA FONTANA DI PEKUGIA

l Museo del Bargello possiede una statua, l'Angelo
che suona, cui la critica non è ancora giunta a pre-
scrivere con precisione una data ed una scuola.

Tuttavia questa statua, per lungo tempo ritenuta
di scuola pisana, ora dal Museo del Bargello è attri-
buita ad Orcagna o ad un maestro fiorentino della
sua scuola. Credo che questa nuova opinione sia stata
emessa per la prima volta dal Cicerone del Bode e
Burchhardt, che dice : " L' Angelo che suona del Bar-
gello ricorda del tutto la maniera dell' Orcagna. „

Io pure mi sono assoggettato a questo modo di
vedere, in un articolo pubblicato dalla Gaiette des
Beaux arts il 1° ottobre 1893. In quest' articolo così
scrivevo sul carattere di questa statua : " Il senti-
mento di bellezza che ammiriamo negli affreschi dell' Orcagna, è pure posseduto da una
statua, dall' Angelo che suona, del Bargello, considerato per molto tempo come una Santa
Cecilia, e come opera della scuola pisana, che può stare a petto alle più belle opere fio-
rentine del secolo xv. Si direbbe un Luca della Robbia con un sentimento più raffinato.
Racchiude in sè tutta la finezza e tutta l'abilità del xv secolo, mista ad un sentimento di
bellezza nobile e semplice, della quale la Francia e 1' Italia hanno dato così perfetti esempi
nel xiii e nel xiv secolo. L'opera non è affatto manierata e manca del tutto delle
flessioni del corpo, già di moda in Francia. Le pieghe, senza aver la durezza delle epoche
primitive, non hanno ancora l'esagerazione delle epoche più avanzate. E non meno am-
mirabile è l'esecuzione, che si può apprezzare particolarmente sul bel disegno delle mani
che tengono il violino e l'archetto. Tutto qui è d'una concordanza perfetta; è il sentimento
stesso dell'arte francese nel suo più bel periodo, con quella ricerca più squisita ancora
della bellezza, che sembra sia stato il privilegio dell'arte fiorentina. „

Lascio inalterate queste poche righe sulla determinazione dei caratteri di quest'opera,
ma ora io penso che mi sono ingannato, attribuendolo all' Orcagna. La stessa conseguenza
del mio argomento avrebbe dovuto essere di classificarla nella scuola pisana.

Nel confessar ciò che io credo sia un errore, vorrei dire al lettore per qual ragione io
mi sono dapprima determinato ad attribuire questa statua alla scuola fiorentina del xiv se-
colo, e per qual ragione ora penso che debba classificarsi nella scuola pisana del xiii secolo.

Nessuno certo potrà dubitare che questa statua a primo aspetto non abbia 1' aria di
un'opera pisana. La purezza dello stile, la nobiltà dell'espressione, la posa senza inflessione
alcuna del corpo, le belle pieghe del panneggio, l'ampiezza delle pieghe, il lavoro dello
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