Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

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0.5
1 cm
facsimile
di un'anfora inedita

3°7

della punta colla quale in origine doveva essere desinente
la sua parte inferiore: si sa che questa si piantava nella terra
delle cantine e però in poco tempo veniva mozzandosi.

Benché accorciata, quest'anfora misura un'altezza di ben
93 centimetri, come pure 93 centimetri misura la sua cir-
conferenza nella maggiore larghezza. E un'anfora diota
(Horat. I, 9) e le anse (lunghezza cent. 25) ha ornate di
semplicissimi fregi. Un piccolo fregio osservasi pure intorno
e superiormente al ventre, ove ha principio il collo, che è
lungo ed ha l'orifizio alquanto più largo (diam. int. cent. 11)
con un orlo ben proporzionato.

L'interno dell'orifizio non presenta traccia alcuna di uso
di tappo, laonde pare quest'anfora fosse di quelle che si-
gillavansi accuratamente con lieve crosta di vetro (Pallad.,
De re rustica, XI, 17) o sottile corteccia grommata di pece
(Horat., Ili, 8), non prima ben inteso d'aver sparso un poco
d'olio sul vino, come usano tuttodì i Toscani. Anche pos-
siamo dedurne che essa fosse destinata a conservare il vino
eletto e potente, giacche simile processo non adoperavasi
che per cotali anfore: le comuni turavansi con rozzo tappo
di terra cruda, come è testimonianza presso gli scrittori di
cose vìllerecce.

Dissi che l'anfora fu rinvenuta nel Borgo dei Nobili, nè
ciò ne meraviglia, essendo esso indubbiamente la parte di
Susa che, non ostante la disastrosa inondazione del 1728,
conserva più evidentemente i vestigi dell' epoca romana.
Della vetustà di questo Borgo e delle romane sue parvenze
discorse di proposito lo stesso egregio dott. Ponsero (Op. cit.,
p. 56-8), a cui rimando l'amico lettore.
Susa.

Ugo Rosa.
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