Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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ir,

SOPRA I VASI

DI POLIGNOTO

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nuova prova della stretta connessione fra quella città
Achaica e Calidone.

Ma tutto ciò spetta a Dessameno il re. Come ci
entra Dessameno il centauro? Lo dirò subito. Stabi-
lita la coerenza delle due città situate 1' una in faccia
all' altra sulle due ripe d' un golfo, ci rammentiamo
ora come nella mitologia spesse volte l'eroe degli
indigeni diventa un mostro agli occhi dei vicini.
Così lo Scirone di Megara ora è un ladrone, ora un
re benigno e potente (')• Nella stessa guisa Dessa-
meno ad Oleno è un re ospitale, a Calidone un cen-
tauro selvaggio. Così abbiamo trovata la risposta alla
questione proposta più sopra. È il centauro della
riva opposta, che, come in un altro mito il fiume
Acheloo, vuol impossessarsi di Deianira figlia di Eneo.

È vero che si potrebbe immaginare questa sosti-
tuzione essere accaduta già nel terzo Oleno, quello
di Aetolia, ma con ciò entreremmo nelle regioni
nebulose delle favole eroiche. Del resto il punto
essenziale con ciò non si modificherebbe.

Quando poi gli Achaei di Oleno usurparono questo
mito Calidonio della lotta di Ercole con un centauro,
furono costretti a modificarlo in modo tale che il
loro Dessameno ritenesse il suo carattere nobile. Gli
diedero dunque la parte di Eneo, ed al centauro di-
ventato ora anonimo, prestarono il nome del rapitore
di Ippodamia ed avversario di Piritoo, Euritione. La
figlia del re perdette il suo carattere di sposa di
Ercole e ricevette il nome di Mnesimache o Ippolito,
probabilmente eroine indigene di Achaia o d' Elide.
E mentre il mito andava sempre più assomigliandosi
a quello di Piritoo, dessa fu provveduta anche di un
nuovo sposo, un Arcade, l'eroe eponimo degli Azani (2).

{•) Si veda ciò che scrissi a questo proposito nell' Hermes
XX, p. 353 segg.

(2) Devesi però ammettere anche la possibilità che il mito
di Ippolite ed Azane sia di origine più antica, un duplicato
Peloponnesiaco del mito di Piritoo ed Ippodamia, e che la ver-
sione Diodorea sia il risultato d'una fusione di questo mito
Peloponnesiaco con quello Calidonio di Ercole. In tal caso Er-
cole avrebbe occupato il posto di qualche altro eroe ovvero
dio, come accenna anche il Wilamowitz (Herakles I2 p. 60,
n. 110). Posto ciò, è molto seducente l'idea di valersi di que-
sto mito per l'interpretazione del frontone occidentale di Olim-
pia. Già venti anni indietro cosi lo Studniczka {Mitth. des
Kaiserl. Deutschen Rómischen Instituts, II, 1878, p. 56) come
io stesso (Archaeologische Zeitung, 1877, p. 91) abbiamo addi-
tato la centauromachia di Oleno come un soggetto adattissimo
per la decorazione del tempio di Giove Olimpio. Ma vista

In questa guisa possiamo formarci un' idea dello svi-
luppo del mito-in questione e dell'origine delle due
altre forme di esso, che leggiamo in Apollodoro
e Diodoro. Che poi questa favola fosse trapiantata
dall'Achaia in Elide, viste le strette relazioni fra
questi due paesi, non può recar maraviglia.

Abbiamo trovato due proci portentosi di Deianira,
il fiume Acheloo ed il centauro Dessameno, ma se
ne presenta un terzo, il centauro Nesso. La sua patria
è la montagna dei Locri Ozolii e sul monte Tafìo si
mostrava la sua tomba ('). Ora siccome la distanza di
questo monte dal fiume Eueno, dove secondo la tradi-
zione popolare il centauro fu ucciso, è abbastanza consi-
derevole, così i letterati antichi ricorsero ad un espe-
diente assai improprio : essere stato Nesso da Ercole
nel fiume Eueno colpito mortalmente sì, ma non ucciso
sul fatto, così che potette rifugiarsi nella montagna ed
ivi morire (Pausan. X, 38, 2). Ad un risultato tutto di-
verso arriverà la critica mitologica. Dessa, dall'esistenza
di quella tomba trarrà la conclusione, che esisteva
un'altra versione, la quale come località della lotta fra
Ercole e Nesso indicava il monte Tafìo invece del fiume
Eueno. Fondata su di un monumento locale, questa
versione ha senza dubbio base migliore. E difatti la
versione volgare, nota già ad Arciloco, riferita anche
da Bacchilide, ma popolarizzata soprattutto da Sofo-
cle, versione la quale mette in una stretta relazione
la morte di Nesso colla morte d' Ercole stesso, ado-
perando come strumento della vendetta il sangue del
centauro misto con quello della idra, di cui era tinta
la freccia d' Ercole, e come mezzo la gelosia di De-
ianira, questa versione, dico, è assai troppo compli-
cata e troppo artifiziosa per poter essere la forma

l'impossibilità di riconoscere nella figura centrale del fron-
tone un Ercole, abbiamo battuto in ritirata tutti e due, lui
nelle Mittheilungen der Kaiserl. Deutschen Athenischen Insti-
tuts, XII, p. 373, n. 1, io nella mia edizione della mitologia
greca del Preller, I, p. 264, n. 3 e nel mio programma sopra
la Marathonschlacht in der Poikile, p. 49 s. Ma supposto il
caso che nella forma originaria del mito, Apolline invece di
Ercole fosse il protettore dei due sposi, forse si potrebbe ri-
tornare a quella spiegazione. Avremmo nel bel mezzo della
composizione il dio Apolline e la figura chiamata adesso Teseo
sarebbe Azane. Cosi sparirebbe lo strano-fatto, che nel tempio
di Olimpia fosse rappresentato un mito tessalico, bizzarria a
buon diritto censurata dal Wilamowitz ed invano scusata dal
Treu (Olympia III, p. 133).

(') Myrsilo il Lesbio presso Antigono da Caristo hist. mir.
117; Strab. IX, 427; Pausan. X, 38, 2; Plutarco guest, graec. 15.
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