Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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mata da una gobba o rialzo del terreno molto evidente,
e nel lato settentrionale da una corrispondente pro-
fonda fossa, che segna la linea di estrazione dei bel-
lissimi massi di arenaria onde il muro constava,
alcuni dei quali veggonsi abbandonati sul posto e
misurano m. 1,22 X 0,50 X 0,50. Esperimenti eseguiti
lungo il braccio di mezzogiorno mi dimostrarono che
esso era costruito in modo analogo, cioè di grossi
massi bene squadrati (m. 1,33 X 0,67 X 0,55); ma
le manomissioni subite già in data antica sono stato
sì profonde, che in nessun punto mi venne fatto di
rintracciarne la larghezza esatta od un brano del pa-
ramento. Anzi da questo lato l'elevazione di terra
alta intorno a m. 3, e larga da m. 11 a 12, è in buona
parte occupata da ruderi di case di età ellenistica,
sorte sull'area delle mura stesse, ed in parte con ma-
teriali da esse estratti. La stessa osservazione ho
fatta anche nel tratto di muro di SO, che correndo
al piede della collina si avvicina al mare; addossato
ad esso vedonsi anche qui avanzi di modeste abita-
zioni. Tutto ciò deve essere conseguenza di una delle
terribili distruzioni sofferte da Camarina nel secolo III.
La circostanza che non un tratto di pochi metri del
paramento di questo muro è pervenuto sino a noi
impedisce di determinarne l'età di origine; la bellezza
e grandezza dei massi è però sicuro indizio di buoni
tempi, ed in via di congettura si può pensare ad una
delle due ricostruzioni avvenute verso il 461 o nel
396. Anche sul fronte di mare la città sarà stata
cinta di mura, ma quivi non se ne avvertono più
traccie, sia per il franamento del banco roccioso della
costa, sia per la maggior commodità che ebbero i
Terranovani di togliere la pietra da questo sito. Nella
torre che sorge sopra lo sbocco dell' Ippari (eretta
sul principio del sec. XVI dal conte Incrapera di
Modica) sono messi in opera molti bellissimi massi,
evidentemente tolti dalle mura che là sorgevano;
altri veggonsi rotolati al pie' della torre stessa, ed
in uno di codesti che misura m. 1,58 X 0,69 X 0,50,
ho avvertito due rozzi segni di scalpellino o di cava,
alti mm. 145 ('): W +

0) Anche nei blocchi delle mura di Ortigia ho notato un
certo numero di sigle antiche (inedite), da ben distinguere
dalle marche di cava, numerosissime sui massi posti in opera
nelle fortificazioni del sec. XVI e XVII di Siracusa. Per tali
sigle sui massi cfr. Reinach, Traité d'ép. grecque, pag. 472.

NA 212

Dal lato settentrionale, cioè lungo il basso corso
dell'Hipparis le mura sono del paro scomparse per le
distruzioni antiche e recenti, ed è discutibile anche
il loro tracciato. Un rampante sabbioso con profilo
abbastanza accentuato offriva già un'efficace difesa a
questo lato della città, ma è ora questione di vedere
se la cinta corresse al piede od a mezza costa di
esso. E sono costretto ad accogliere la prima versione,
malgrado una circostanza topografica che sembra con-
traria ad essa; oggi l'Hipparis esce dall'antica palude
diviso in canali ed attraversa, prima di raggiungere
il mare, una strozzatura non più larga di 60 m. do-
minata alla sua destra da una alta duna sabbiosa. Se
questa esisteva in antico, i difensori della cresta delle
mura collocate in basso venivano da essa fulminati;
ma è possibile che quella duna, almeno nella sua
forma attuale così elevata, sia di formazione recente,
cioè di alquanti secoli addietro, dal tempo in cui quei
luoghi rimasero deserti e non disciplinate le arene.
D'altronde ragioni archeologiche inducono a credere
che il muro corresse, qui, al piede e non sulla cresta
della collina ; chè al piede corre sul versante opposto,
e poi il braccio traversale di settentrione scende molto
basso sino a pochi metri dal fiume, ciò che non sa-
rebbe stato necessario, se anche la sua continuazione
non si fosse sviluppata in basso. Aggiungasi, che nel
tratto di canale che va dalla spiaggia marina alla
Fornace (cioè alla testa del muro discendente) si av-
vertono numerosi blocchi di buon taglio e di grandi
dimensioni, pertinenti certo ad un muro, e parecchi
sembrano anzi al loro posto primitivo ; altri si vedono
nell'alto aggere di terra, che fiancheggia il canale,
ma sono mezzani e piccoli, perchè spaccati nell'estra-
zione. Tutto ciò induce a credere che il muro lam-
bisse qui il piede della collina, e forse, come a Me-
gara Hyblaea, formasse muro ed argine ad un tempo,
tanto più che le acque dell'Hipparis dovevano essere
allora, meglio che noi sieno oggi, disciplinate, sopra-
tutto nel breve tratto fra il lago ed il mare.

Lo Schubring ha pensato che questa parte della città
fra il tempio ed il mare, sebbene la più bassa, me-
ritasse il nome di Acropoli ; quivi era il santuario di
Atena, l'unico riconosciuto, essendo l'altro di Eracle
una creazione al tutto congetturale; quivi l'aria mi-
gliore, dominato il mare ed il porto, quivi più valide
le difese; insomma il quartiere più forte ed impor-
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