Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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PANTELLERIA

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Due cisteruoni colossali si trovarono nel piano sopra
il muraglione, supposta sostruzione di un tempio; la
loro presenza non escluderebbe affatto l'esistenza di
un edificio sacro colà, perocché nei riti si adoperava
acqua lustrale, ed acqua era necessaria alle famiglie
dei sacerdoti colà abitanti. Essendo però tali cisterne
piene di melma, non se ne possono calcolare le di-
mensioni ; in una ho misurato, sino alla linea d'in-
terramento, la profondità di m. 5,00, dei quali 2,70
spettano ad un angusto pozzetto quadro di fabbrica,
che serviva per attingere e per immissione dell'acqua
piovana.

Cisterne analoghe a quelle dell'Acropoli, ma di
dimensioni svariatissime si trovano sparse ovunque nel
sito dell'antica Cossyra, e ad ognuna di esse, a se-
conda delle dimensioni, corrispondeva una casa od un
gruppo di abitazioni. Sotto la casa Ancona esiste la
cisterna delle barche, così detta, perchè portava, mi
si disse, delle figure di barche; essendo in parte
asciutta volli discendervi e vidi in fatto rozzamente
delineati a graffito sopra una delle pareti cinque na-
vigli, che certamente non sono antichi, perchè ese-
guiti quando la cisterna era abbandonata ed asciutta;
ed a me parvero disegni di legni barbareschi o spa-
gnoli. La cisterna è uno dei soliti vani elittici di
m. 6,00 X 2,25, alta fino alla fanghiglia m. 2,80,
campanulata, con sparatura longitudinale al sommo,
chiusa da pezzi, e foro al centro per attingere; ad
una estremità due forellini servivano per la introdu-
zione dell' acqua piovana.

Cossyra che trovavasi in condizioni molto analoghe
a Cartagine, per rispetto alla fornitura di acqua, con
un clima africano e pochissime fonti, doveva di ne-
cessità ricorrere alla costruzione di serbatoi artificiali,
cioè di cisterne coperte ; e la metropoli gliene forniva
splendidi e graziosi esempì negli immani bacini di
La Malka e di Bordsch-Dschedid (')• Come a Carta-
gine, essi non lasciavano scappare una sola goccia di
acqua piovana, che veniva gelosamente raccolta sui
tetti e sui cortili betonnati delle abitazioni, delle
quali molteplici avanzi conserva l'Acropoli cossyrese.
Le cui cisterne sono completamente diverse per forma
e costruzione dalle cisterne coniche stuccate che si

riscontrano nelle città greche della Sicilia e della
Magna Grecia e nel loro rivestimento indistruttibile
mostrano la continuazione di quell'antica industria dei
cementi ad impasto, le cui reliquie in Cartagine oggi
ancora han fatto l'ammirazione dei tecnici (').

Città, Porto, Proasteion.

Se così poco è dato all'archeologo di dire intorno
all'Acropoli di Cossyra, pressocchè nulla sappiamo della
città; essa doveva essere piccola (Polibio III, 96 la
chiama infatto Tcohfffidtiov) e si stendeva con gruppi
di abitazioni sparse sulle ridenti colline a ponente e
nord-est dell'Acropoli, le più ricche di piccolo mate-
riale archeologico ; ma, completamente sconvolte alla
superficie per la riduzione dei terreni a vigne, esse non
conservano più alcuna traccia monumentale, all'infuori
dei cisternoni frequenti, che alludono appunto ad
abitati.

In contrada Zu Bebé a s. Basilio, oltre di pa-
recchie vaste cisterne, esistono i ruderi di un singo-
lare edifizio, a forma trapezia, in parte messo allo
scoperto, in parte ancora interrato; io ne offro la
pianta ed aggiungo a corredo di essa alcune osser-
vazioni (fig. 51).

L'edificio in parte è scavato nella lava, in parte
contornato di muri a cattiva opera incerta, ed a buona
opera isodoma di squadri ben tagliati e disposti in
assise regolari; il muro ad opera incerta sembra sia
un rifacimento tardo, mentre l'isodomo ha le giun-
ture cementate con ottimo stucco bianco, che però
non penetra nei letti di posa. Cinque porte o passaggi,
di uno dei quali offro la veduta (fig. 52), mettono
ad altri ambienti limitrofi, oggi completamente inter-
rati, e che converrebbe esplorare ; tutte queste porte
hanno fori per cardini e soglie a battente. Il proprie-
tario che molti anni addietro sgombrò quel tratto di
edificio, per piantarvi degli alberetti a riparo dei
venti, mi disse che esso era suddiviso in sette piccoli
ambienti, le cui mura divisionali vennero distrutte.
Tutto induce dunque a credere si tratti di una abi-
tazione di epoca romana, come è dimostrato anche da
pezzi di belle cornici in calce stuccata, trovate nel

(l) Meltzer, o. e, p. 216, 218 o segg. ; Perrot, u. c. Ili,
p. 360 e segg.

(l) Daux, Recherches sur les emporio, phéniciens, p. 117,
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