Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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771 IL SEPOLCI

del territorio felsineo predomina o quella forma detta
tribolata e che io più volentieri chiamerei a foglia
di edera, oppure quella a becco inclinato e scana-
lato (')•

Da questa differenza di forma non è a dedurre la
maggioro antichità delle oinochoai ad orifizio circolare,
perchè esemplari a becco inclinato con altre oinochoai
a lungo collo e manico serpeggiante, già occorsero nei
sepolcri etruschi di Parma, di Certosa e di Marza-
botto C2). Credo però si possa attribuire la differenza
ai diversi centri di fabbricazione, da cui quei vasi
provenivano ai Galli Senoni ed ai Galli Boi del ter-
ritorio felsineo. Vedremo in seguito che analoghe de-
duzioni si possono trarre anche per i candelabri.

Le oinochoai metalliche felsinee di amen due i tipi,
trilobate ed a becco inclinato, vennero imitate anche
in terracotta, come dimostrano i quattro vasi fittili già
da me pubblicati nella tav. VII del mio lavoro, Tombe
e necropoli galliche del bolognese, due delle quali
(n. 4 e 22) sono derivate da prototipi metallici ad
orifizio trilobato, altre due (n. 25 e 29) da oinochoai
a becco inclinato. Anzi debbo osservare come le oino-
choai in terracotta sono nei sepolcri gallici felsinei
assai più numerose che non in quelli di Montefortino,
quantunque anche in questi non manchino vasi fittili
che tradiscono l'imitazione, in miniatura però, di pro-
totipi metallici (tav. XI, n. 21).

Oltre le oinochoai panciute doveano probabilmente
usarsi, per mescere il vino, anche altri vasi metallici,
quelli ad es. di forma conico-cilindrica con manico ad
orecchia, del quale un capo sormonta l'orlo e l'altro
termina in palmetta (fig. 25, p. 701). Parecchi di
questi vasi uscirono non solo da Montefortino, ma al-
tresì da sepolcri gallici felsinei. Anzi uno da me pub-
blicato nel mio lavoro Tombe e necropoli galliche

(>) Montelius, La civilisation primitive en Italie, pi. 113
n. 10 ed 11; Brizio, Tombe e necropoli galliche della prov.
di Bologna tav. VII, n. 40.

(2) Montelius, La civilisation primitive ecc., pi. 98, n. 2;
pi. 104, n. 2 e 3. Una oinoclioe di tipo analogo, ma più svi-
luppato, si rinvenne a Settefonti sopra Ozzano e fu pubblicata
dal Montelius (La civilisation primitive en Italie, pi. 113,
n. 11), su descrizione del Gozzadini (Guida dell'Appennino
bolognese, p. 671) il quale la considerava indizio di sepolcro
etrusco. Più giustamente il Montelius la riporta all'epoca gal-
lica, perchè, finora, sepolcri etruschi non mai si rinvennero ad
oriente di Bologna, mentre non vi mancano traccie di altri se-
polcri gallici (Notizie degli scavi 1882, p. 432 e 1896, p. 319).

GALLICO "ù

della prov. di Bologna, tav. V, n. 3, presenta intorno
all'orlo ed al piede la medesima treccia incisa che
ricorre nella stupenda oinochoe di Ceretolo con la figura
di Dioniso danzante.

Il colatoio, coium, rjOfids, consiste di un disco di
bronzo, della larghezza media di un dodici centim. con
orlo robusto ed il cui fondo, più o meno concavo, è, in
tutto od in parte, bucherellato, a guisa di filtro, da
fitti e piccoli fori (tav. XI, n. 9). Talvolta il fondo
è traforato soltanto nel centro, il quale assume una
forma ora conica (tav. IV, n. 20), ora sferoidale. Un
bellissimo esemplare di questo ultimo tipo si ebbe dal
sepolcreto gallico di S. M. di Cazzano e conservasi nel
Museo di Bologna (').

Il colatoio è sempre munito di forte e robusto
manico, finiente, per appenderlo, in gancetto a testa
di volatile. Nel punto opposto e corrispondente a quello
del manico, 1' orlo si prolunga, quasi sempre, in una
linguetta sormontata da piastrella rettangolare.

L' aggiunta di questa linguetta sta in rapporto con
1' uso stesso del colatoio. Questo, allorquando versavasi
il vino dall' oinochoe nelle tazze e nelle coppe, appog-
giavasi siili' orlo dei detti recipienti, affinchè il liquido
vi penetrasse attraverso il filtro.

Siccome però il diametro dei recipienti poteva va-
riare, così il diametro del colatoio facevasi ordinaria-
mente breve (quattordici cent, al massimo), salvo ad
ampliarlo, per il più saldo appoggio, mediante la in-
dicata linguetta ed il manico, posto sempre sul punto
opposto di essa. La piastrella poi, onde la linguetta
è sormontata, contribuiva a situar meglio in piano il
colatoio, premendo leggermente sovr'essa con il dito.

L' uso simultaneo della oinochoe e del colimi è di-
mostrato, come ho già detto, dalle rappresentazioni
figurate, e queste occorrono, sia sui vasi greci dipinti,
sia sulle pitture panatane etnische.

Fra i vasi dipinti ne cito anzitutto due, ancora
inediti, del Museo di Bologna.

Il primo è un cratere a volute con rapprcsentaziono
di una pugna di Greci ed Amazzoni. Sul collo di esso
è figurata una scena di convito. Una fanciulla fa il giro
delle clini, sulle quali si adagiano dei giovani, e tiene

(') Ter il tipo veggasi altro esemplare della Certosa in
Montelius, La civilisation primitive ecc., pi. 104, ri. 7.
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